Tag: Teatro Rasi

Laboratorio teatrale a cura di Albe/Ravenna Teatro per l’Annuale dantesco


VITA NOVA

Laboratorio teatrale a cura delle Albe/Ravenna Teatro per un’Azione Corale all’Annuale dantesco

Da lunedì 7 settembre a domenica 13 settembre le Albe/Ravenna Teatro terranno un laboratorio gratuito rivolto a ragazze e ragazzi delle scuole medie, delle scuole superiori e dell’Università di Bologna Campus di Ravenna, per costruire un’azione teatrale che verrà presentata domenica 13 settembre alle ore 11 alla Tomba di Dante all’interno delle Celebrazioni per l’Annuale della morte di Dante.

A partire dalla Vita Nova di Dante, gli attori Roberto Magnani e Laura Redaelli guideranno ragazze e ragazzi alla creazione del momento teatrale, che verrà presentato domenica 13 settembre all’interno della ricca programmazione delle Celebrazioni per l’Annuale, omaggio della città di Ravenna al alla figura e alla poetica del Sommo Poeta, a cura di Comune di Ravenna, Istituzione Biblioteca Classense, Centro Dantesco dei frati minori conventuali e Fondazione Ravennantica, che vede da diversi anni la collaborazione con Albe/Ravenna Teatro.

Il laboratorio si terrà al teatro Rasi tutti i giorni dal 7 al 12 settembre dalle ore 17 alle ore 19.
L’esito finale sarà domenica 13 settembre alle ore 11 alla Tomba di Dante, all’interno delle Celebrazioni per l’Annuale della morte di Dante.

Il laboratorio è a numero limitato e iscrizione obbligatoria.
Per partecipare è necessario mandare una mail di iscrizione entro e non oltre martedì 1 settembre 2026 a non-scuola@teatrodellealbe.com indicando nome e cognome del partecipante, data di nascita, scuola di provenienza e un contatto telefonico.

“Storie di acqua. Visioni e leggende”: dal 4 al 7 agosto, un evento speciale di Storie di Ravenna nel Giardino del Teatro Rasi

Quattro serate site-specific in occasione di Ravenna Capitale del Mare 2026, per un racconto a più voci tra storia, memorie e leggende per scoprire insieme lo stretto rapporto tra la città e le sue acque.

Le acque di Ravenna custodiscono memorie antiche e leggende, veri e propri tasselli identitari della nostra città, Capitale del Mare 2026. In occasione di questo importante riconoscimento nasce Storie di acqua. Visioni e leggende, quattro serate site-specific nel Giardino del Teatro Rasi dal 4 al 7 agosto (ore 20.00) dedicate al rapporto tra la città e le sue acque. L’evento è uno speciale appuntamento di Storie di Ravenna, il progetto che da anni ripercorre la storia ravennate attraverso l’arte del teatro e dei suoi linguaggi.

A guidare il pubblico sarà Giovanni Gardini, iconografo e direttore del Museo Diocesano Faenza-Modigliana e del Museo Lercaro di Bologna, che intreccia storia, archeologia, icone, narrazioni orali e documenti alla ricerca di tracce lasciate dalle acque nella storia di Ravenna: da quelle salvifiche legate alla figura di Sant’Apollinare, giunto a Ravenna da Antiochia e compagno di viaggio di Pietro, pescatore di Galilea; alle onde del mare che accompagnano le vicende di Galla Placidia e dell’apostolo Giovanni; fino alla tradizione della Vergine Orante arrivata dal mare e accolta da san Pietro “in sul lito Adriano”.

Ogni appuntamento sarà inoltre affiancato da un incontro condotto da Graziano Graziani, giornalista di Fahrenheit su Radio 3 e scrittore, che nella forma di una diretta radiofonica dialogherà con ospiti provenienti da ambiti diversi per esplorare il rapporto tra l’acqua e l’arte, l’economia e la vita del porto, la tutela degli ecosistemi e la dimensione spirituale. A confrontarsi con lui saranno, martedì 4 agosto, Maria Cristina Carile, docente di Storia dell’arte bizantina all’Università di Bologna; mercoledì 5 agosto, Sara Segati, responsabile scientifica di CESTHA – Centro Sperimentale per la Tutela degli Habitat; giovedì 6 agosto, Francesco Benevolo, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centro Settentrionale; venerdì 7 agosto, Sorella Anastasia del Monastero delle Carmelitane di Ravenna. Le conversazioni confluiranno in un podcast, che resterà come testimonianza del progetto e sarà successivamente messo a disposizione del pubblico.

A completare il programma, ogni sera sarà proposta una cena di pesce all’aperto, un momento conviviale che accompagnerà il racconto di Giovanni Gardini e le conversazioni condotte da Graziani.

Si ringrazia la Cooperativa Sociale Sol.Co e la Casa residenza per anziani Garibaldi – Zarabbini

Ingresso unico: spettacolo + cena (due portate: antipasto e risotto di pesce; bevande escluse) 18 €
La cena è a cura dello chef Luca Tassinari.

I posti sono limitati, è consigliato l’acquisto in prevendita a questo link, o presso la biglietteria del Rasi (mercoledì 29 e giovedì 30 luglio, mercoledì 5 e giovedì 6 agosto dalle 15.00 alle 18.00).

Si chiede di segnalare eventuali intolleranze.

Per informazioni
tel. 0544 36239
info@ravennateatro.com

SERVIZIO CIVILE: SCEGLI RAVENNA TEATRO!

Se hai tra i 18 e i 28 anni Ravenna Teatro ti offre la possibilità di svolgere servizio civile volontario presso il proprio Centro di Produzione. Per un anno si avrà la possibilità di lavorare con la squadra organizzativa e a stretto contatto con gli artisti e le artiste delle Albe, approfondendo la conoscenza dei diversi progetti tra il Teatro Rasi e Palazzo Malagola.
QUI trovi le informazioni sul nostro teatro e sulle attività che potrai svolgere.

La domanda di partecipazione deve essere prodotta esclusivamente attraverso la piattaforma DOL raggiungibile all’indirizzo domandaonline.serviziocivile.it, il progetto ha come titolo prendere pARTE e va indicata la sede del Centro di Produzione, Teatro Rasi via di Roma, 39 Ravenna.

Per scoprire cosa è il servizio civile CLICCA QUI

Leggi il bando QUI

Si ricorda che il bando scade il 16 aprile 2026 alle ore 14:00.

Inaugura il 10 marzo al Rasi “Alberi”, una mostra tra fotografia e natura

Un percorso tra fotografia e natura con 27 immagini di nove autori e autrici romagnoli, nato nell’ambito del progetto di sostenibilità Theatre Green Book.

 

Martedì 10 marzo alle ore 18.00 al Teatro Rasi inaugura Alberi, mostra fotografica realizzata da Ravenna Teatro in collaborazione con Osservatorio Fotografico: 27 immagini firmate da nove autori e autrici romagnoli, pensata per restituire uno sguardo sul rapporto tra fotografia e paesaggio.

«Una costellazione di sguardi su questo simbolo universale. È un invito a rallentare e a guardare davvero, perché ogni fotografia è un incontro: un tronco che sembra una spina dorsale, una chioma che ricorda una mappa, un ramo che pare un gesto, una corteccia che affiora come un volto. In queste immagini gli alberi sono insieme paesaggio e personaggio, sfondo e presenza. Ci ricordano che la bellezza non è solo qualcosa da ammirare, ma una responsabilità: ci educa a uno sguardo diverso e quindi alla cura», racconta Alessandro Renda (Albe/ Ravenna Teatro), che si occupa dell’immagine dei materiali di Ravenna Teatro, insieme al grafico Luca Sarti.

La mostra resterà visibile fino a giugno, successivamente si trasformerà in un percorso all’aperto e sarà ospitata dal 10 al 30 giugno nell’Open-Air Gallery di via Zirardini.

Il progetto riunisce tre fotografie per artista: Guido Guidi, Cesare Fabbri, Alessandra Dragoni, Marcello Galvani, Giovanni Zaffagnini, Francesca Gardini, Cesare Ballardini, Francesco Raffaelli e Nicola Baldazzi.

Nove di queste immagini sono diventate, nel corso dell’anno, i manifesti delle stagioni e dei progetti di Ravenna Teatro. Una scelta che vuole offrire anche un segno visivo dell’adesione del teatro al progetto Theatre Green Book, l’iniziativa internazionale che promuove pratiche sostenibili nel settore delle arti performative. Alberi come sipari, alberi come apparizioni, alberi come presenze: immagini che hanno accompagnato la comunicazione delle attività del teatro e che ora trovano una nuova forma espositiva.

«Per spiegare come tutte le specie viventi siano unite da una discendenza comune, nell’Origine delle specie Darwin usa la metafora dell’albero […]: ramoscelli verdi e germoglianti rappresentano le specie esistenti, rami solidi e secchi la lunga successione delle specie estinte», spiega Veronica Lanconelli di Osservatorio Fotografico «Nella lingua giapponese esiste una parola, komorebi, che indica la luce che filtra tra le foglie di un albero. Non esiste un equivalente in italiano: forse la traduzione più fedele potrebbe essere una fotografia».

Il progetto mette così in dialogo lo sguardo di alcuni protagonisti della fotografia del territorio con la “stagionalità” del teatro, dando forma a un archivio visivo condiviso tra scena, paesaggio e comunità.

 

INFORMAZIONI

Inaugurazione: 10 marzo ore 18.00
Apertura al pubblico da lunedì a venerdì dalle ore 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00 e nelle serate di spettacolo.
tel. 0544 36239 info@ravennateatro.com

Mostra visitabile presso il Teatro Rasi fino al 5 giugno. Dal 10 al 30 giugno l’esposizione si sposta nell’Open-Air Gallery di via Zirardini.

Ingresso gratuito

La natura plasmabile e appiccicosa del desiderio

LA STAGIONE DEI TEATRI 2025-2026

Sabbia in scena per La Stagione dei Teatri 2025/2026 al Teatro Rasi il 13 febbraio 2026.

«Sabbia è uno spettacolo sul desiderio. Qualcosa che sta prima della sessualità che pure ne rappresenta, anche su questa scena, il lato immediatamente visibile. E, come da titolo, è uno spettacolo scritto sulla sabbia ammucchiata al centro del palcoscenico vuoto. (…) Materia per sua natura labile e incoerente, pronta a prendere qualsiasi forma, e che tuttavia resta appiccicata addosso malgrado i tentativi di scrollarsene. Com’è appunto del desiderio. Danco ci si butta sopra, con impeto passionale. Sembra quasi volervi aderire, mentre si libera delle parole, anche quelle più imbarazzanti. Con una forza fisica che rappresenta l’aspetto più coinvolgente del suo lavoro, a tratti quasi una danza».

Gianni Manzella, il manifesto

 

«Ho visto per la prima volta uno spettacolo di Eleonora Danco in un piccolo teatro a Roma e ne fui impressionato. Era diretto, popolare, recuperava al teatro una lingua romana fresca e autentica, straziata e contemporanea, lontana mille miglia da stereotipi e volgarità. Vero e reale il suo agire in scena, eppure non si trattava di spontaneità, dietro c’era un lavoro, si intuiva che il processo che consentiva di giungere a quel piccolo miracolo era complesso. La Danco pensa pittoricamente quando scrive e recita, per meglio dire pensa alla pittura informale, a Pollock: le sue parole sono getti di colore sul palcoscenico e si compongono liberamente: ma non sono getti estetici, sono getti umani, allo stesso tempo sofferti e vitali, che giungono a comporsi esteticamente per grazia e forza intuitiva in una forma autobiografica che sembra una fotografia scattata in movimento».

Mario Martone, dal volume di Eleonora Danco , Ero purissima, Minimum Fax

«Non c’è niente di improvvisato nei suoi spettacoli, sono macchine infernali e lei, Eleonora Danco, è vittima e carnefice. “Mi torturo. Quando ero più giovane mi veniva più facile, ora è faticoso. Ma se non mi torturo, se non raggiungo quel livello di tensione non succede niente”. Le chiedo se arriva in teatro col testo già pronto. “Sì, sì. Scrivo in casa, mi tengo prigioniera per giorni e giorni. Sto chiusa, mi dispero. Mi metto davanti al computer, penso che non ce la farò. Ma sto lì, scrivo. La sera mi mando un messaggio sul telefonino, mi spedisco il testo perché vedendolo su un altro schermo mi si chiariscono le idee”. Parlare con Eleonora significa beccarsi in faccia la sua irrequietezza, il continuo levare e mettere, affermare e negare. C’è in lei la proverbiale incapacità di prendersi troppo sul serio dei romani, ma anche, degli stessi, l’impudicizia, il fatalismo, l’egocentrismo. (…) “Il teatro è questione di ritmo, e il ritmo lo trovo impazzendo. Poi, una volta messa a punto questa partitura in maniera selvaggia, primitiva, allora lo spettacolo regge l’impatto. Del pubblico e di tutti gli inconvenienti possibili della scena. Non c’è improvvisazione, mai. C’è la verità, ci devi stare dentro”. (…) Nelle cose che scrive, sembra esserci un’ossessione per l’età: i pischelli, gli adulti e i vecchi. I pischelli sono vitali, allegri, innocenti. I vecchi sono saggi e un po’ matti e dicono solo cose geniali. Chi non si salva mai, sono gli adulti».

Elena Stancanelli, rivistastudio.com

 

«Per Eleonora Danco la vita adulta non è interessante. Neanche la prima infanzia lo è. Interessanti sono l’adolescenza, con i sentimenti in bella mostra come brufoli, e la vecchiaia, passata a far finta di non aver bisogno di niente e tantomeno della morte. In entrambe esplode il sentimento della mancanza: puoi nasconderti quanto vuoi, tanto si vede che soffri. Prima non sei abbastanza adulto da saper fingere, poi lo sei stato per troppo tempo e non ne hai più voglia».

Nadia Terranova, Internazionale

Xylella, il batterio che ci racconta come “prendersi cura”

LA STAGIONE DEI TEATRI 2025-2026

X dy Xylella, Bibbia e Alberi sacri in scena per Stagione dei Teatri 2025/2026 al Teatro Rasi il 3 febbraio 2026.

 

La Xylella Fastidiosa (si chiama proprio così) è una questione complessa. E l’informazione non è in grado di affrontare la complessità. La prendo dalla parte dell’informazione perché, ormai, è l’informazione che produce la realtà. Quindi, nel momento in cui la grande informazione volta le spalle a un fatto, quello non esiste più. (…) Che possibilità abbiamo, allora, di produrre realtà alternativa? Il teatro, per esempio. Nella contemporaneità il teatro può essere uno strumento in grado di ripristinare piccoli grumi di realtà concreta, perché può affrontare la complessità. E ciò in molti casi significa affrontare, convivere a addirittura collaborare con l’incertezza. (…) Questa è la ragione per cui nella nostra scena ci sono sei attrici, anzi, sei donne. Perché forse la comprensione dei fenomeni – dove (…) comprendere significa accogliere, abbracciare, stare, saper stare con quello che c’è anziché combattere con quello che non c’è – a ben vedere appartiene più al femminile che al maschile.
In definitiva lo spettacolo (…) racconta del prendersi cura. Prendersi cura veramente dei corpi, della natura, della salute e della malattia. E anche della memoria.

Gabriele Vacis

«La riforma di pensiero è quella che definisco “pensiero complesso”1 (…), che vuole superare la confusione, la complicazione e la difficoltà di pensare, con l’aiuto di un pensiero organizzatore (…). La riforma di pensiero incontra condizioni
favorevoli e condizioni sfavorevoli. Le condizioni favorevoli sono due grandi
rivoluzioni scientifiche. La prima, molto avanzata, ma lungi dall’essere compiuta, è quella che è cominciata all’inizio del ventesimo
secolo con la fisica quantistica e che ha completamente sconvolto la nostra
nozione del reale, abolendo la concezione puramente meccanicistica dell’universo. (…) La seconda rivoluzione, che è ai suoi inizi, si è manifestata in alcune scienze che
si possono definire scienze sistemiche, ove vediamo in effetti crearsi approcci complessi, poli-disciplinari, come nelle scienze della Terra, nell’ecologia o nella
cosmologia. In ecologia, l’ecologo è come il direttore d’orchestra che tiene conto
dei disequilibri, delle regolazioni, delle irregolarità degli ecosistemi, e che fa appello alle competenze specifiche dello zoologo, del botanico, del biologo, del
fisico, del geologo ecc. (…)
A partire dal pensiero complesso noi ritroviamo la possibilità di collegare l’essere umano con la natura e il cosmo, e nel contempo di separarli. A partire dal pensiero complesso possiamo ristabilire il dialogo fra le due culture, scientifica e umanistica, e situarci nell’universo in cui il locale e il globale sono collegati. Le condizioni sfavorevoli dipendono dalle strutture mentali, dalle strutture istituzionali e dal paradigma di disgiunzione e di riduzione che funziona all’interno delle menti (…). La riforma di pensiero richiede una riforma delle istituzioni che richiede a sua volta una riforma di pensiero. Si tratta di trasformare questo circolo vizioso in circuito produttivo».

Edgard Morin, Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione, Raffaello Cortina Editore

1 «Quando parlo di complessità mi riferisco al significato elementare della parola latina complexus, “ciò che è tessuto insieme”. I componenti sono diversi, ma occorre guardare all’intera figura come un arazzo», scrive il filosofo in un suo saggio dal titolo La stratégie de reliance pour l’intelligence de la complexité.

Alan Bennet, tra desiderio e paura della morte

LA STAGIONE DEI TEATRI 2025-2026

Cerimonia del massaggio in scena per Stagione dei Teatri 2025/2026 al Teatro Rasi il 24 gennaio 2026.

 

Dalle pagine del romanzo breve di Alan Bennett, un po’ black comedy e un po’ pamphlet satirico, un monologo torrenziale, tragicomico e irriverente che è anche e soprattutto la parabola di un uomo che fronteggia, esplora e infine accoglie il desiderio carnale, trovandogli un posto dentro di sé dopo aver attraversato l’imbarazzo, la paura e in un certo senso anche la morte. Commedia e dramma si rincorrono e si prendono in giro a vicenda nella scrittura, pungente e raffinata di questo autore di elegante e sottile perfidia.

Dalla scheda artistica

 

«Il funerale, in ossequio alle abitudini correnti, era stato annunciato come una “celebrazione’, pratico connubio tra il festeggiamento e il commiato. Tanto per cominciare non era imperativo addolorarsi troppo, il che era decisamente un vantaggio: la persona da celebrare era morta da un pezzo e per piangere sarebbe stata necessaria una certa vis drammatica. In più, chiamarla celebrazione permetteva di non vestire a lutto.
(…)
Benché abituato a celebrare davanti a una prevalenza di donne, padre Jolliffe non si stupi nel vedere oggi tutti quegli uomini. Alcuni erano amici intimi di Clive, certo, ma a parte questo aveva notato che ali uomini erano più attratti dai funerali e dalle funzioni commemorative che non da una messa (o, che so, dal teatro), e se ne era chiesto il motivo, visto che gli uomini fanno di rado quel che non hanno voglia di fare. Aveva concluso che quando c’è un morto entra in ballo il senso di superiorità: il defunto è stato messo al suo posto, cioè nella tomba, e per quanto sontuosi possano essere i tributi che accompagnano il commiato, non si può negare che lo status dei vivi sia di gran lunga superiore. Agli uomini, in particolare, questo piace molto.
(…)
Ancora non aveva deciso come impostare il sermone. Confidava che gli sarebbe venuto in mente qualcosa, che al momento buono le parole gli sarebbero state suggerite, come gli accadeva di pensare quando si sentiva particolarmente vicino al Signore. Passando tra la gente che cantava sgangheratamente l’inno, padre Jolliffe rifletté che quella sembrava davvero una platea: elegante, attaccata alle cose terrene, si aspettava certo che lui non tirasse troppo in ballo Dio. Un po’ si risenti: benché fosse un prete smaliziato e fin troppo indulgente con se stesso, (…) gli spiaceva adattare la sua fede al pubblico che aveva davanti e, non per la prima volta, desiderò essere un vero cattolico, al quale questo problema non si sarebbe mai posto. Uno dei tanti motivi di lagnanza che padre Jolliffe aveva nei confronti della Riforma inglese era che, da allora, nel rito era entrato il sentimento. Non te la potevi più cavare con le formule: ci dovevi credere. Questi pensieri lo avevano accompagnato, insieme alla processione, fino al presbiterio, dove il coro s’infilò nelle sue panche e gli ecclesiastici gli si disposero intorno. Mancavano un paio di strofe alla fine dell’inno. Questo diede a padre Jolliffe la possibilità di pensare a cosa doveva dire di Clive, e a cosa non doveva dire».

Stralci dal racconto di Alan Bennet, La cerimonia del massaggio, Adelphi

CALL PER “NEVER YOUNG / Dov’è Lolit* oggi?”

Si cercano 10 partecipanti over65 per un laboratorio gratuito, il cui esito sarà la partecipazione allo spettacolo Never Young | Dov’è Lolit* oggi? inserito all’interno della Stagione dei Teatri 25-26

 

La compagnia Biancofango e Ravenna Teatro propongono un laboratorio aperto a partecipanti over 65 dedicato all’esplorazione della domanda: dove possiamo trovare, oggi, Lolita/Lolito/Lolit* nella comunità che ci circonda?

Si lavorerà insieme per costruire un coro di cittadine e cittadini che parteciperà al progetto NEVER YOUNG che andrà in scena al Teatro Rasi sabato 21 marzo, inserito all’interno della Stagione dei Teatri.
NEVER YOUNG è un viaggio-inchiesta dentro una sezione della società che troppo spesso si dimentica essere il futuro: la pre-adolescenza.

Il laboratorio avrà una durata di 4 incontri della durata di circa 3 ore l’uno, e le giornate di prove generali e spettacolo.
Le singole giornate di laboratorio, condotte dalla compagnia Biancofango, saranno strutturate in distinte fasi di lavoro in cui il tema sarà esplorato in diverse modalità: movimento (ognuno secondo le proprie possibilità), discussione sul tema e interviste.

Sono disponibili un massimo di 10 posti e non è necessaria alcuna esperienza teatrale pregressa.
Per garantire il buon esito del progetto, è richiesto l’impegno per tutti gli incontri e per le giornate di spettacolo e prove generali.

Giornate di laboratorio:
martedì 3, mercoledì 4, giovedì 5 marzo dalle ore 15 alle ore 18
venerdì 6 marzo, orario da definire
Il laboratorio si terrà in una sala del Museo d’arte di Ravenna (MAR)

Prove generali e spettacolo:
venerdì 20 marzo, sabato 21 marzo al Teatro Rasi

ISCRIZIONI
mandare una mail a volontari@ravennateatro.com, indicando:
Nome e Cognome
Numero di telefono
Data di nascita

Saranno considerate valide solo le iscrizioni tramite mail, verranno considerati i primi 10 iscritti.
Per ulteriori informazioni: 0544 36239 Ravenna Teatro

Il legame fra particelle che produce energie positive

LA STAGIONE DEI TEATRI 2025-2026

RETTE PARALLELE Sono l’amore e la morte in scena per Stagione dei Teatri 2025/2026 al Teatro Rasi il 23 gennaio 2026.

«Oscar De Summa è un battitore libero nella scena italiana. Un narratore che nei suoi quasi trent’anni di pratica artistica ha lavorato per lo più come solista, come scrittore e interprete di monologhi che si potrebbero definire di narrazione, se non fosse che il suo modo di narrare ha una specifica tridimensionalità che ne fa l’artista speciale che è arrivato a essere, con una presenza costante nei teatri italiani ed europei. (…) De Summa sta al teatro italiano un po’ come Gipi sta al fumetto: un cinquantenne dalle radici che affondano in una adolescenza maudit, una vita letteralmente salvata dall’arte, e che ora continua a mandare i suoi “baci dalla provincia”, storie dal tratto universale, capaci di coinvolgere gli spettatori di ogni età e latitudine. Apprezzato per la capacità di intrecciare elementi autobiografici e sociali con temi universali, come il senso di appartenenza, il dolore e la ricerca di connessione, (…) De Summa stupisce per dettagli capaci di raccontare i personaggi, degni dei grandi classici russi, a volte per subitanee sensazioni di grande vuoto, in stile Carver e letteratura americana contemporanea. Il ‘narrattore’ adatta il suo linguaggio teatrale entrando e uscendo dalla vicenda, quasi a voler spegnere (ma in realtà la tecnica chiaroscurale e brechtiana amplifica) le punte emotive, oscillando fra racconto di periferia, interferenze e biografie di fisici dalla vita sregolata, a cui man mano si attorciglia proprio il tema dell’entanglement. Ma cosa è? La meccanica classica, spiega l’autore, descrive le proprietà e il comportamento della materia a grande scala e come se i corpi fossero immersi dentro spazi virtuali a sé stanti. La meccanica quantistica, invece, descrive il comportamento microscopico di singole particelle che si comportano a volte in modo contro-intuitivo, come lui stesso spiega con alcuni divertenti esempi sui fenomeni che cambiano a seconda che vengano o meno osservati.

Estratto dai materiali della compagnia

Entanglement è un termine coniato da Erwin Schrödinger nel 1935 e indica un legame fra particelle. Una relazione. È definito da una funzione, chiamata “funzione d’onda di un sistema”, che descrive le proprietà delle particelle come fossero un unico oggetto, anche se le particelle si trovano a enorme distanza. Lo scienziato dimostrò che, se due particelle sono state vicine per un sufficiente tempo, questa correlazione permette alla prima particella di influenzare la seconda istantaneamente, e viceversa. (…) E questo è un lavoro che commuove e fa pensare a quanta parte della nostra vita lasciamo andare facendola decidere agli altri, spesso privandoci di felicità istantanee, che poi si rimpiangono. Perché la vita è veramente un giro quantico, ed è meglio vibrare con il maggior numero di particelle capaci di produrre intese energie positive».

Renzo Francabandera, paneacquaculture.net

 

«La frammentazione interna dell’uomo [di oggil rispecchia la sua concezione del mondo ‘esterno’, che è visto come un insieme di oggetti e di eventi separati. Si considera l’ambiente naturale come se fosse costituito da parti separate che devono essere sfruttate da vari gruppi di interesse. Questa visione non unitaria è ulteriormente estesa alla società, che viene suddivisa in differenti nazioni, razze, gruppi religiosi e politici. La convinzione che tutti questi frammenti – in noi stessi, nel nostro ambiente e nella nostra società – siano realmente separati può essere vista come la causa fondamentale di tutte le crisi attuali, sociali, ecologiche e culturali. Essa ci ha estraniati dalla natura e dagli esseri umani nostri simili. Essa ha provocato una distribuzione delle risorse naturali incredibilmente ingiusta, che crea disordine economico e politico: un’ondata di violenza, sia spontanea sia istituzionalizzata, che cresce sempre più, e un ambiente inospite, inquinato, nel quale la vita è diventata fisicamente e spiritualmente insalubre».

Fritjof Capra, Il Tao della fisica, Adelphi

Partecipa al Black Friday de “La Stagione dei Teatri”!

Anche La Stagione dei Teatri partecipa al Black Friday 2025!

Biglietti in promozione a partire da 10€… ma affrettati!
Hai tempo soltanto dalle ore 10.00 alle ore 13.00 di venerdì 28 novembre!

Come acquistare:

via telefono pagando con carta di credito o Satispay, al numero 0544 249244
presso la biglietteria del Teatro Alighieri dalle ore 10 alle ore 13 (via Mariani, 2)

Offerta valida sui seguenti titoli della La Stagione dei Teatri, secondo disponibilità di posto.

Per informazioni
0544 36239
promozione@ravennateatro.com

SPETTACOLI A 15€

Teatro Alighieri
giovedì 4, venerdì 5, sabato 6 dicembre ore 21:00,
domenica 7 dicembre ore 15:30

Franco Branciaroli, Paolo Valerio, Carlo Goldoni

SIOR TODERO BRONTOLON

di Carlo Goldoni • drammaturgia Piermario Vescovo • con Franco Branciaroli e con Piergiorgio Fasolo, Stefania Felicioli, Alessandro Albertin, Ester Galazzi, Riccardo Maranzana, Valentina Violo, Emanuele Fortunati, Davide Falbo, Federica Di Cesare in collaborazione con I Piccoli di Podrecca • regia Paolo Valerio • scene Marta Crisolini Malatesta • costumi Stefano Nicolao • luci Gigi Saccomandi • musiche Antonio Di Pofi • movimenti di scena Monica Codena • produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro de gli Incamminati, Centro Teatrale Bresciano

Teatro Alighieri
giovedì 15, venerdì 16, sabato 17 gennaio ore 21:00,
domenica 18 gennaio ore 15:30

Peppino Mazzotta

ENIGMA

di Hugh Whitemore • traduzione Antonia Brancati • regia Giovanni Anfuso • con Peppino Mazzotta, Maurizio Marchetti, Liliana Randi • e con (in o.a.) Domenico Bravo, Carmelo Crisafulli, Luca Fiorino, Vincenzo Palmeri, Irene Timpanaro • scene Alessandro Chiti • costumi Dora Argento • musiche Paolo Daniele • luci Antonio Rinaldi • violino Leo Gadaleta • videomaker Enzo Del Regno • aiuto regista Valeria La Bua • direttore di scena Angelo Grasso • produzione Teatro Biondo Palermo, Teatro  di Messina – Centro di Produzione, Tieffe Teatro Milano

 Teatro Alighieri
giovedì 16, venerdì 17, sabato 18 aprile ore 21:00
domenica 19 aprile ore 15:30

Liv Ferracchiati, Anton Čechov

TRE SORELLE

di Anton Čechov • testo Liv Ferracchiati • dramaturg Piera Mungiguerra • consulenza letteraria Margherita Crepax • con Francesco Aricò, Valentina Bartolo, Giovanni Battaglia, Giordana Faggiano, Rosario Lisma, Antonio Mingarelli, Marco Quaglia, Livia Rossi, Irene Villa • regia Liv Ferracchiati • scene Giuseppe Stellato • costumi Gianluca Sbicca • luci Emiliano Austeri • suono Giacomo Agnifili • aiuto regia Adele Di Bella • produzione Teatro Stabile Torino – Teatro Nazionale

SPETTACOLI A 10€

Teatro Alighieri
sabato 7 febbraio ore 21:00
domenica 8 febbraio ore 15:30

Roberto Latini, Jean Anouilh

ANTIGONE

di Jean Anouilh • traduzione Andrea Rodighiero • con Silvia Battaglio, Ilaria Drago, Manuela Kustermann, Roberto Latini, Francesca Mazza • regia Roberto Latini • scene Gregorio Zurla • costumi Gianluca Sbicca • musica e suono Gianluca Misiti • luci e direzione tecnica Max Mugnai in collaborazione con Bàste Sartoria • produzione La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello, Teatro di Roma Teatro Nazionale

Teatro Rasi
venerdì 13 febbraio ore 21:00

Eleonora Danco

SABBIA

scritto e diretto da Eleonora Danco • con Eleonora Danco e cast in via di definizione • musiche scelte da Marco Tecce • scenografia Mario Antonini • disegno luci Eleonora Danco • produzione La Fabbrica dell’Attore

Teatro Rasi
mercoledì 4 marzo ore 21:00

Nicola Galli

DESERTO TATTILE

concept, regia e coreografia Nicola Galli • danza Rafael Candela, Nicola Galli • light design Lucia Ferrero, Nicola Galli • dramaturg Giulia Melandri • elementi scenici Giulio Mazzacurati • cura e promozione Margherita Dotta • produzione TIR Danza, Nebula • co-produzione Oriente Occidente • residenze artistiche TROIS C-L, Oriente Occidente, PimOff Milano, Orbita | Teatro Quarticciolo • con il sostegno di Network Grand Luxe, Orbita | Spellbound Centro Nazionale di Produzione della Danza, PimOff Milano • creazione selezionata per NID Platform 2023 – open studios

Teatro Rasi
sabato 14 marzo ore 21:00

Gloria Dorliguzzo, Lucia Amara

BUTCHERS

progetto di Gloria Dorliguzzo • dramaturg Lucia Amara • butchers Francesco Inserra • sound designer Manfredi Clemente • masks Plastikart • produzione INDEX • con il supporto di MiC Ministero della Cultura

Teatro Rasi
sabato 21 marzo ore 21:00

Biancofango

NEVER YOUNG
Dov’è Lolit* oggi?

un progetto di Biancofango •
 drammaturgia Francesca Macrì e Andrea Trapani •
 regia Francesca Macrì •
 con Marco Gregorio Pulieri, Irma Ticozzelli, Andrea Trapani, Sara Younes, Cristian Zandonella •
 e con la partecipazione di un coro di cittadine e cittadini over 65 •
 musica, sound design e live electronics Giovanni Frison • 
aiuto regia e collaborazione artistica Lorenzo Profita • assistente alla regia Giorgia Azzellini • light design Massimiliano Chinelli • 
foto Arianna Romagnolo • produzione Elsinor Centro di produzione teatrale, Fattore K •
 con la collaborazione produttiva di OperaEstate • 
in collaborazione con Teatri di Vetro e Atcl Lazio

Teatro Alighieri
mercoledì 8, giovedì 9 aprile ore 21:00

Marco Lorenzi, Wajdi Mouawad 

COME GLI UCCELLI

consulente storico Natalie Zemon Davis
 • traduzione Monica Capuani
 del testo originale Tous des oiseaux 
• adattamento Lorenzo De Iacovo e Marco Lorenzi • con Federico Palumeri, Lucrezia Forni, Barbara Mazzi, Irene Ivaldi, Rebecca Rossetti, Aleksandar Cvjetković, Elio D’Alessandro, Said Esserairi, Raffaele Musella • regia Marco Lorenzi • assistente alla regia Lorenzo De Iacovo •  dramaturg Monica Capuani • scenografia e costumi Gregorio Zurla
 • disegno luci Umberto Camponeschi
 • disegno sonoro Massimiliano Bressan
 • vocal coach e composizioni originali Elio D’Alessandro
 • esecuzione al pianoforte de La marcia del tempo e Valzer per chi non crede nella magia Gianluca Angelillo 
• video full of BeansEdoardo Palma & Emanuele Gaetano Forte
 • consulente lingua ebraica Sarah Kaminski
 • consulente lingua tedesca Elisabeth Eberl • un progetto de Il Mulino di Amleto • 
spettacolo prodotto con il sostegno di A.M.A. Factory, Elsinor Centro di Produzione Teatrale, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Teatro Nazionale di Genova, TPE – Teatro Piemonte Europa • in collaborazione con Festival delle Colline Torinesi • con il sostegno di Bando ART-WAVES Produzioni 2022 e 2023 della Fondazione Compagnia di San Paolo