Zeno Cosini racconta le fragilità in ognuno di noi
LA STAGIONE DEI TEATRI 2025-2026
La coscienza di Zeno in scena per La Stagione dei Teatri 2025/2026 al Teatro Alighieri dal 5 all’8 marzo.
Realizzato in occasione del centenario della pubblicazione de La coscienza di Zeno di Italo Svevo, tra i capolavori della letteratura del Novecento, questo adattamento teatrale restituisce la stratificata complessità del romanzo. Lo spettacolo, nato dalla collaborazione tra Paolo Valerio e Monica Codena, rilegge l’innovativa scrittura sveviana traducendone l’ironia, l’ambiguità e la tensione analitica in una drammaturgia autonoma e coerente.
Il protagonista Zeno Cosini è infatti lontano da ogni cliché, grazie anche all’interpretazione di Alessandro Haber, che ne tratteggia la profondità e l’ironia surreale, così come le nevrosi e gli slanci vitali. È un uomo incapace di sentirsi “in sintonia” con la società, che affida al dottor S. e al diario psicanalitico il tentativo di comprendersi. Contraddizioni che risuonano potentemente nel presente e fanno di Zeno un personaggio attuale e teatrale nella sua surrealtà, nelle ostinazioni e nelle intuizioni che continuano a interrogarci.

Come scrive Giorgio Strehler, La coscienza di Zeno è «una pietra nel cuore di tutti i triestini» e per me è una sfida davvero particolare. Ho affrontato questo lavoro privilegiando fortemente la narrazione di Svevo: ho voluto racchiudere in questa esperienza teatrale alcune pagine che trovo straordinarie, indimenticabili, costruendo un altro Zeno accanto all’Io narrante. Quindi Zeno – interpretato da Alessandro Haber – si racconta e si rivive attraverso il corpo di un altro attore.
Zeno ci rivela l’inciampo, l’umanità… E anche il personaggio di Alessandro Haber s’intreccia a questa inettitudine e talvolta, durante lo spettacolo, si sovrappone l’uomo all’attore, per sottolineare “l’originalità della vita”.
Zeno ci appartiene, racconta di noi, della nostra fragilità, della nostra ingannevole coscienza, della voce che ci parla e che nessuno sente e che ci suggerisce la vita.
Attraverso l’occhio scrutatore del Dottor S. ho cercato di restituire la dimensione surreale, ironica e talvolta bugiarda di Zeno, immersa nell’atmosfera della sua Trieste e di tutti gli straordinari personaggi che la vivono. Un immaginario il cui respiro cerebrale dialoga con il mondo dell’arte, con la psicoanalisi e dove ho cercato di rendere con forza la dialettica fra “esterno e interno” nella spietata analisi che Zeno fa della propria esistenza, lasciando costantemente aperta una finestra sul proprio mondo interiore. Grazie a tutti gli attori, ai collaboratori e grazie alla passione di Alessandro Haber, il nostro spettacolo vorrebbe essere proprio così, come dice Zeno Cosini: «La vita non è né bella né brutta, ma è originale. La vita mi pareva tanto nuova come se l’avessi vista per la prima volta con i suoi corpi gassosi fluidi e solidi. Se la raccontassimo a qualcuno che non ci fosse abituato rimarrebbe senza fiato dinanzi all’enorme costruzione priva di scopo. Mi avrebbe domandato: ma come l’avete sopportata? E dopo essersi informato di ogni singolo dettaglio, da quei corpi celesti appesi lassù perché si vedano ma non si tocchino, fino al mistero che circonda la morte, avrebbe certamente esclamato: Molto originale!»
Paolo Valerio, note di regia
Lode […] all’apporto fondamentale della recitazione incisiva ma misurata degli altri coprotagonisti, che si sono messi al servizio di questa messa in scena con dedizione artistica, raggiungendo tutta l’intensità interpretativa richiesta dalla lettura del regista. A tratti Haber interagisce con i protagonisti della sua vita, ne corregge il tono, puntualizza alcune espressioni, rendendo così viva ogni memoria scaturita dall’indagine psicoanalitica ma è la forza scenica della sua presenza che non permette di perdere una sola battuta, […].








