Tag: Ravenna Teatro

MALAGOLA. Prorogata al 4 ottobre le candidature per il corso gratuito in light design LUCE ATTIVA: SPAZIO, IMMAGINE, SCENA

Prorogata fino al 4 ottobre la chiusura del bando per candidarsi al corso di formazione permanente gratuito in light design dal titolo LUCE ATTIVA: SPAZIO, IMMAGINE, SCENA diretto da Ermanna Montanari e Enrico Pitozzi e coordinato da Luca Pagliano.

Il corso nasce all’interno di MALAGOLA Centro internazionale di ricerca vocale e sonora, ideato e diretto da Ermanna Montanari, co-fondatrice e direzione artistica delle Albe, e da Enrico Pitozzi, docente dell’Università di Bologna e Coordinatore del CdLM in “Discipline della Musica e del Teatro”. MALAGOLA, premio Ubu e Premio Radicondoli, sviluppa attività di ampio respiro tra loro connesse: una scuola di vocalità e di studi sul suono, i corsi di sound e light design, il “Collegio Superiore di Estetica della Scena” che promuove partnership editoriali, incontri, seminari, performance, concerti e un polo di archivi tra cui l’Archivio Demetrio Stratos e gli Archivi Sonori, patrimonio multimediale che documenta alcune fra le più rilevanti esperienze di artisti performativi nazionali e internazionali nel campo della ricerca vocale e sonora. Responsabile degli archivi è Marco Sciotto e archivista senior Dario Taraborrelli. La direzione organizzativa è di Silvia Pagliano e la direzione tecnica è di Luca Pagliano.

Il corso di formazione permanente in light design LUCE ATTIVA: SPAZIO, IMMAGINE, SCENA – gratuito e dedicato a 13 studenti – mira a consolidare e/o riqualificare figure professionali che gravitano a diverso titolo intorno alle competenze connesse al lightdesign negli ambiti di produzione artistica, dalle arti performative alle installazioni, dai live set, così da delineare figure di alto profilo tecnico capaci di accompagnare progetti artistici fondati sul pensiero e la pratica della luce come linguaggio d’arte. Le conoscenze sviluppate sia sul piano tecnologico sia su quello creativo, formeranno la figura professionale del light designer non come mero esecutore, ma come intermedio tra l’ideazione artistica e la sua realizzazione materiale, inscrivendosi nelle diverse accezioni del sistema dello spettacolo dal vivo regionale, nazionale e internazionale.

Tra i docenti dei 4 moduli in cui si articola il corso, insieme ai direttori Ermanna Montanari e Enrico Pitozzi, al coordinatore Luca Pagliano, ci saranno diverse figure di primo piano che hanno elaborato sia strumenti che prospettive metodologiche di lavoro sulla luce e la sua diffusione in spazi architettonicamente diversi, senza dimenticare l’incontro con artiste/i che hanno impiegato questi sistemi nella realizzazione delle loro opere, come: Cristina Grazioli, Pasquale Mari, Enrico Fedrigoli, Massimiliano Casavecchia e Stefania Gambirasio, Vincent Longuemare, Giulia Pastore, Alessandro Serra.

La segreteria organizzativa è composta da Paola Ricci, Chiara Maroncelli e Alice Capucci.

Tra i partner promotori a livello regionale, nazionale e internazionale che aderiscono al progetto: Fondazione Ravenna Manifestazioni-Ravenna Festival, ERT- Emilia Romagna Teatro, Fondazione I Teatri, Santarcangelo dei Teatri – Santarcangelo Festival, L’Arboreto – Teatro Dimora Mondaino, Masque Teatro, St.art Cinema, Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza, Hangar Teatri di Trieste – Teatro degli Sterpi APS, Antropotopia Film Production.

scarica il comunicato stampa

scarica il bando per presentare la candidatura

scarica la scheda di iscrizione

scadenza invio candidature 4 ottobre 2026
a info@malagola.eu | 338 7561704 (lun-ven 10-14)

info Fb/Ig @MalagolaRavenna | info@malagola.eu

LUCE ATTIVA: SPAZIO, IMMAGINE, SCENA
corso di formazione permanente per 13 studenti
Ravenna | da novembre a dicembre 2026
150 ore complessive: 120 ore di lezioni in aula, 30 ore di “Project Work”


Requisiti di accesso:

-residenza o domicilio sul territorio della Regione Emilia-Romagna;

-titolo di istruzione secondaria di secondo grado;

-conoscenze, competenze ed esperienze professionali inerenti all’utilizzo e alla gestione di sistemi di illuminotecnica (nell’ambito di teatro, cinema, danza, musica, multimedia, ecc.) acquisite attraverso percorsi formativi formali di formazione terziaria coerenti ed esperienze professionali testate.

Al termine sarà rilasciato un attestato di frequenza

Malagola fa parte delle attività di formazione teorico-pratiche avviate dal Centro di produzione ed Ente di formazione Ravenna Teatro.

Operazione rif. PA 2025-25410/RER approvata con DGR n. 2030/2025 del 09/12/2025 e cofinanziata con risorse del FSE+ 2021-2027 e della Regione Emilia-Romagna

Incontri e percorsi di approfondimento

Incontri e percorsi di approfondimento

Gli incontri per docenti, operatori, genitori, studenti sono realizzati in collaborazione con Ufficio Qualificazione e Formazione Scolastica del Comune di Ravenna.

Novembre – Dicembre
Salotti di case private e aule scolastiche

Teatro intimo, pubblico e privato

La presentazione de La Stagione dei Teatri – Famiglie e Scuole prende forma come un’esperienza illustrata e teatralizzata, realizzata con teatrini giocattolo e marionette a filo. Un racconto dal vivo che porta il teatro fuori dai suoi spazi consueti, trasformando salotti e aule in piccoli palcoscenici d’incontro e immaginazione. L’iniziativa suddivisa in quattro incontri, è pensata per avvicinare bambini e bambine, insegnanti, genitori e famiglie agli spettacoli in programma, invitandoli a scoprire il cartellone attraverso un’esperienza condivisa, partecipata e di prossimità.
Incontri e giorni limitati, a prenotazione.

Aprile
In collaborazione con la 28ª edizione del Festival Internazionale di Cortometraggi Corti da Sogni – Antonio Ricci

Ridotto del Teatro Rasi
giovedì 22, venerdì 23 e sabato 24 aprile – orari da definire
Circolo del Cinema Sogni

Lanterna magica
Mostra di collezione, oggetti e strumenti che raccontano la preistoria del cinema, alla scoperta delle origini dell’immagine in movimento attraverso dispositivi ottici, curiosità e testimonianze che hanno preceduto la nascita del cinematografo.

Ridotto del Teatro Rasi
giovedì 22 aprile – ore 10.00
L’infanzia del cinema
Per bambine e bambini dai 5 ai 10 anni · 60 minuti
Incontro con Davide Vukovich, esperto di cinema e docente.

Ridotto del Teatro Rasi
venerdì 23 aprile – ore 10.00
Il teatro nello schermo
Per ragazze e ragazzi dai 16 ai 18 anni · 60 minuti
Incontro con Mario Bianchi, critico e regista teatrale.

Luogo, periodo e orari da definire
La vita segreta dei giocattoli
Incontro dedicato alla pratica poetica, artistica e pedagogica di Roberto Papetti, tra gli ultimi maestri giocattolai italiani.
A seguire, proiezione del lungometraggio documentario prodotto da ZaLab, con la regia di Alexandra D’Onofrio e Sara Zavarise.

Orari e informazioni
Gli uffici di Ravenna Teatro sono aperti dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00, tel. 0544 36239.

Laboratorio teatrale a cura di Albe/Ravenna Teatro per l’Annuale dantesco


VITA NOVA

Laboratorio teatrale a cura delle Albe/Ravenna Teatro per un’Azione Corale all’Annuale dantesco

Da lunedì 7 settembre a domenica 13 settembre le Albe/Ravenna Teatro terranno un laboratorio gratuito rivolto a ragazze e ragazzi delle scuole medie, delle scuole superiori e dell’Università di Bologna Campus di Ravenna, per costruire un’azione teatrale che verrà presentata domenica 13 settembre alle ore 11 alla Tomba di Dante all’interno delle Celebrazioni per l’Annuale della morte di Dante.

A partire dalla Vita Nova di Dante, gli attori Roberto Magnani e Laura Redaelli guideranno ragazze e ragazzi alla creazione del momento teatrale, che verrà presentato domenica 13 settembre all’interno della ricca programmazione delle Celebrazioni per l’Annuale, omaggio della città di Ravenna al alla figura e alla poetica del Sommo Poeta, a cura di Comune di Ravenna, Istituzione Biblioteca Classense, Centro Dantesco dei frati minori conventuali e Fondazione Ravennantica, che vede da diversi anni la collaborazione con Albe/Ravenna Teatro.

Il laboratorio si terrà al teatro Rasi tutti i giorni dal 7 al 12 settembre dalle ore 17 alle ore 19.
L’esito finale sarà domenica 13 settembre alle ore 11 alla Tomba di Dante, all’interno delle Celebrazioni per l’Annuale della morte di Dante.

Il laboratorio è a numero limitato e iscrizione obbligatoria.
Per partecipare è necessario mandare una mail di iscrizione entro e non oltre martedì 1 settembre 2026 a non-scuola@teatrodellealbe.com indicando nome e cognome del partecipante, data di nascita, scuola di provenienza e un contatto telefonico.

Albe/Ravenna Teatro lancia una Chiamata Pubblica per partecipare allo spettacolo “I fiumi invisibili”

Tahar Lamri, Roberto Magnani, Laura Redaelli, Alessandro Renda e Marco Zanotti coinvolgono cittadini e cittadine di ogni età tra Ravenna e Lugo in un percorso di creazione che culminerà in uno spettacolo in programma il 27 settembre in occasione della Giornata Mondiale dei Fiumi

 

È stata lanciata una Chiamata Pubblica per partecipare a I fiumi invisibili, la nuova creazione di Albe / Ravenna Teatro: tra giugno e luglio cittadine e cittadini di ogni età saranno invitati a prendere parte a un laboratorio teatrale gratuito (o a Ravenna o a Lugo) per la realizzazione di uno spettacolo che debutterà il 27 settembre in occasione della Giornata Mondiale dei Fiumi. Per partecipare non è richiesta alcuna esperienza artistica pregressa.

Il percorso I fiumi invisibili è parte del progetto Atlante delle rive ideato dall’attore e regista Marco Paolini per La Fabbrica del Mondo (produzione Jolefilm S.r.l), ed è realizzato in collaborazione con Ente Parco del Delta del Po, Trail Romagna, Comune di Ravenna, Comune di Lugo e Fondazione Teatro Rossini, e con il sostegno dell’Autorità distrettuale del bacino del Po.

Attraverso incontri basati su pratiche di ascolto, narrazione, improvvisazione e un lavoro su corpo, voce e composizione corale, lo scrittore Tahar Lamri, gli artisti del Teatro delle Albe Roberto Magnani, Laura Redaelli, Alessandro Renda e il musicista e compositore Marco Zanotti, accompagneranno il gruppo di partecipanti in una ricerca artistica sul tema dell’acqua e di ciò che essa lascia nei corpi e nelle vite. Prenderà così forma una scrittura scenica collettiva, capace di mettere in luce le contraddizioni che l’elemento acqua porta con sé: bene essenziale e diritto universale, simbolo del rapporto con la natura, immagine di libertà, ma anche forza minacciosa e pericolosa, eccesso o mancanza, desiderio o paura. Un paesaggio che richiama inevitabilmente i cambiamenti climatici che stanno già trasformando gli ecosistemi, i territori e le vite, rendendo sempre più instabile il rapporto tra comunità, ambiente e risorse idriche.

Nel corso dei laboratori si raccoglieranno ricordi, memorie e storie personali e collettive per una drammaturgia capace di intrecciare documento e poesia, esperienza civile e immaginazione: una polifonia di voci e racconti, in un paesaggio delicato e fragile dove comunità e natura tornano ad ascoltarsi.

COME PARTECIPARE

I laboratori (tutti condotti da Tahar Lamri, Roberto Magnani, Laura Redaelli, Alessandro Renda, Marco Zanotti) e la partecipazione allo spettacolo sono completamente gratuiti e aperti a chiunque voglia partecipare senza limiti di età e non è richiesta esperienza teatrale pregressa.
Per iscriversi è sufficiente inviare una mail all’indirizzo chiamatapubblica@ravennateatro.com scrivendo nome e cognome, data e luogo di nascita e un numero di telefono.

Si consiglia la partecipazione a tutti gli incontri. Qualora non fosse possibile, è richiesta la partecipazione ad almeno un incontro a giugno, uno a luglio e a tutti quelli di settembre per preparare l’esito finale.

CALENDARIO DEGLI INCONTRI

Clicca QUI

INFORMAZIONI

Per informazioni chiamare lo 054436239 dal lunedì al venerdì, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00

 

Ravenna Teatro, insieme a perAspera Festival, porta “Nephesh” alla Certosa di Bologna

Al Cimitero Monumentale della Certosa dal 26 maggio al 23 luglio 2026 torna Nephesh | Proteggere l’ombra

 

Cosa resta dopo la morte? Questa e altre domande animano Nephesh | Proteggere l’ombra, la performance ideata e scritta da Alessandro Renda / Teatro delle Albe con lo scrittore Tahar Lamri, che attraversa uno spazio inusuale: il cimitero. L’opera ha compiuto un lungo cammino per i cimiteri italiani, per tornare – dopo la tappa ravennate – al Cimitero della Certosa di Bologna dal 26 maggio al 23 luglio 2026.

L’evento, già presentato a Bologna nell’ambito della XVIII edizione di PerAspera Festival, viene ora riproposto all’interno Calendario estivo della Certosa 2026 e della Settimana alla Scoperta dei Cimiteri europei promossa da ASCE – Association of significant Cemeteries in Europe, sempre in collaborazione con PerAspera Festival.

Nephesh | Proteggere l’ombra propone una riflessione sulla precarietà della vita accompagnando un gruppo di spettatori e spettatrici in un percorso in cuffia fra tombe e viali silenziosi. Intrecciando racconti e immagini che si muovono tra vita e morte, leggende e storie personali, architetture e fotografie, l’itinerario performativo propone l’immersione in un tempo d’ascolto, per riflettere sui legami tra persone e memoria.
La drammaturgia sonora, curata tecnicamente da Francesco Tedde e Cecilia Pellegrini di Atropotopia, si compone di paesaggi sonori spazializzati e voci che introducono narrazioni diversificate, da una voce guida misteriosa a una più eterea fino a una voce interiore. Un’esperienza tanto intima quanto collettiva in un cammino che offre visioni sulla morte provenienti da diverse culture, credenze religiose, passi letterari e filosofici che hanno esplorato il tema. In un tempo che tende a dimenticare, Nephesh | Proteggere l’ombra suggerisce un gesto contrario: proteggere ciò che rischia di svanire, riconoscere il valore delle cose che il tempo non cancella, integrare la morte come parte della vita stessa.

«Questo lavoro – spiega Alessandro Renda – è nato dall’urgenza di dare voce a ciò che normalmente resta nascosto, non detto, a quel senso di vertigine che capita a ognuno di noi di fronte alla morte o alla malattia: è come attraversare uno spazio fragile, dove le ombre che ci abitano prendono corpo e ci parlano delle nostre paure, delle nostre memorie, dei margini del visibile. È un’esperienza che interroga profondamente e invita a concentrarci sul nostro respiro vitale. L’incontro con gli spettatori è stato potentissimo, ho ricevuto decine e decine di lettere e messaggi di chi poi ha voluto condividere con me il proprio ricordo personale. Quando con Tahar Lamri scrivevamo il testo, desideravamo proprio questo tipo di relazione intima da una parte e di condivisione dall’altra, perché il cimitero può diventare non solo un luogo doloroso, ma un luogo vitale che ci suggerisce di proteggere proprio quell’ombra che ci rende umani».

Calendario:

  • MARTEDÌ 26 MAGGIO, ORE 19:00 (ritrovo ingresso Piangoloni, presentarsi un quarto d’ora prima dell’evento)
  • MARTEDÌ 9 GIUGNO, ORE 19:15 (ritrovo ingresso Piangoloni, presentarsi un quarto d’ora prima dell’evento)
  • GIOVEDÌ 11 GIUGNO, ORE 19:15 (ritrovo ingresso Piangoloni, presentarsi un quarto d’ora prima dell’evento)
  • MARTEDÌ 16 GIUGNO, ORE 19:15 (ritrovo ingresso Piangoloni, presentarsi un quarto d’ora prima dell’evento)
  • GIOVEDÌ 25 GIUGNO, ORE 19:15 (ritrovo ingresso Piangoloni, presentarsi un quarto d’ora prima dell’evento)
  • GIOVEDÌ 9 LUGLIO, ORE 19:15 (ritrovo ingresso Piangoloni, presentarsi un quarto d’ora prima dell’evento)
  • VENERDÌ 17 LUGLIO, ORE 19:15 (ritrovo ingresso Piangoloni, presentarsi un quarto d’ora prima dell’evento)
  • GIOVEDÌ 23 LUGLIO, ORE 19:15 (ritrovo ingresso Piangoloni, presentarsi un quarto d’ora prima dell’evento)

 

Informazioni e biglietti

Per partecipare alle date di Bologna è necessario acquistare i biglietti in prevendita.
Tutte el informazioni per l’acquisto a questa PAGINA

Uno spettacolo che ci permette di ascoltare le voci di chi ha vissuto la guerra

LA STAGIONE DEI TEATRI 2025-2026 – evento speciale

Crescere, la guerra in scena come evento speciale per La Stagione dei Teatri 2025-2026 al Teatro Alighieri l’11 maggio, in collaborazione con il Festival delle Culture.

Forse il male non è il contrario del bene,
ma la sua ombra.
F. Mannocchi, Crescere, la guerra (Einaudi, 2026)

Crescere, la guerra è uno spettacolo che intreccia voci e testimonianze vere, raccolte da diverse guerre del passato e del presente, per mettere in luce il punto cieco della nostra umanità: l’indifferenza. Un viaggio teatrale, che ci costringe ad ascoltare ciò che spesso scegliamo di non vedere: il dolore degli altri.

Attraverso le parole di chi ha vissuto la guerra, si mostra come i semi dei conflitti futuri si annidino nell’inconsapevolezza del presente, nella distrazione di chi racconta senza cura, nella sordità di chi ascolta senza empatia. Una riflessione profonda sul tempo, la memoria e la responsabilità collettiva. Perché ogni guerra nasce anche da ciò che non siamo stati capaci di proteggere. E ogni pace si costruisce a partire da ciò che decidiamo di vedere.

«[…] le sue poesie – al contempo canto, preghiera e maledizione – convocano la grandezza e lo scempio dell’umano davanti alla guerra. Dalla Valle della Beqaa a Kabul, da Sednaya a Yarmouk e Jenin, i territori del massacro sono scelti da chi nel suo lavoro ne ha visitati molti altri. […] E che Mannocchi ce li abbia restituiti in modo così intenso e puntuale è ulteriore prova del suo essere sempre stata poeta, prima di essere reporter».

Alessandra Pigliaru, ilmanifesto

 

«Nel suo incedere quasi aedico, martellato di ripetizioni e di deittici, l’autrice opta per una punteggiatura ingombrante tanto quanto lo è il suo desiderio di riempire lo spazio bianco della pagina, affinché niente rimanga in balia dell’omissione, dell’indifferenza, del fraintendimento. Le parole sgambettano e tranciano, sbocciano per sgomentare: sono preghiere e denunce, canti crudi, nomi propri, dalla cui fiamma non possiamo ripararci perché intorno nel frattempo è tutto schizzato di inchiostro – e l’inchiostro è come una gabbia, che esige posture scomode e vigili».

Eva Luna Mascolino, Il Libraio.it

 

Francesca Mannocchi – Giornalista, scrittrice e documentarista italiana specializzata di migrazioni e conflitti. Ha realizzato reportage da Iraq, Libia, Libano, Siria, Tunisia, Egitto, Yemen, Afghanistan, Ucraina, Somalia, Chad, Kenya, Sud Sudan, Bangladesh, Palestina e Israele, e nel 2015 ha diretto il documentario If I close my eyes sui bambini siriani rifugiati in Libano dopo l’inizio della guerra. Nel 2016-2017 ha seguito per mesi l’offensiva per liberare Mosul dallo Stato Islamico e a seguito di quell’esperienza ha diretto e sceneggiato insieme al fotografo Alessio Romenzi il documentario Isis, Tomorrow – The lost souls of Mosul, una coproduzione italo-franco-tedesca presentata alla 75a Mostra internazionale del Cinema di Venezia e proiettata in numerosi festival internazionali tra cui Doha, New York e Berlino. Dal 2022 segue l’invasione russa in Ucraina e ha realizzato, prodotto da Fandango, il documentario Lirica Ucraina con cui ha vinto nel 2025 il David di Donatello per il miglior Documentario.

Rodrigo D’Erasmo – Violinista, polistrumentista, compositore, arrangiatore e produttore di formazione classica, dal 2001 ad oggi ha registrato decine di album e suonato con numerose band e artisti tra cui Mark Lanegan, Muse, Damon Albarn, Rokia Traoré e molti altri. Dal 2008 è il violinista degli Afterhours, con cui ha vinto tra gli altri il premio della critica al Festival di Sanremo 2009 e il premio Tenco nel 2012. È stato producer ad X Factor nelle edizioni 10, 11, 13 e 14 nel team di Manuel Agnelli e direttore musicale della trasmissione cult di Rai Ossigeno. Dal 2014 ha diretto l’orchestra di Sanremo per vari artisti tra cui Diodato, con il quale nel 2020 ha vinto il Festival con il brano Fai Rumore.
Ha composto colonne sonore per film e documentari e nel 2022 è uscito Songs in a Conversation, progetto con Roberto Angelini che omaggia Nick Drake a 50 anni dall’uscita del suo ultimo lavoro discografico Pink Moon. È ideatore e direttore artistico del Festival multidisciplinare GoDai Fest che quest’anno andrà in scena il 20 e 21 settembre a Milano per la sua terza edizione al Parco ex Paolo Pini. Con Roberto Angelini nel 2025 ha pubblicato il progetto musicale e letterario Il dominio della luce.

Ravenna Teatro a Gothenburg per ETC International Theatre Conference

Ravenna Teatro alla ETC International Theatre Conference di Göteborg: formazione, reti europee e innovazione tra sostenibilità e digitale

 

Ravenna Teatro ha preso parte alla ETC International Theatre Conference svoltasi dal 23 al 26 aprile a Göteborg, in Svezia, presso il Göteborgs Stadsteater e il Backa Teater. L’evento ha riunito circa 200 direttori e professionisti delle arti performative provenienti da 35 Paesi, configurandosi come uno dei principali momenti di incontro per la collaborazione internazionale nel settore teatrale.

Fondata nel 1988, l’European Theatre Convention (ETC) è la più grande rete di teatri pubblici in Europa, con oltre 80 membri in 33 Paesi, sostenuta dal programma Creative Europe dell’Unione Europea, di cui Ravenna Teatro è partner dal 2024. L’organizzazione promuove il teatro europeo come spazio fondamentale di dialogo, democrazia e interazione, sostenendo attività di networking, sviluppo professionale e collaborazioni artistiche su scala internazionale. A questo proposito ricordiamo gli spettacoli internazionali che Ravenna Teatro ha inserito nella programmazione de La Stagione dei Teatri, diretti da registi di fama mondiale, come il polacco Norbert Rakowski con la pièce I’m Nowhere, presentato a Buenos Aires e in Cina subito dopo la tappa ravennate.

L’edizione 2026, intitolata Open to the World, ha posto al centro il ruolo del teatro in un contesto di cambiamento politico e culturale, promuovendo un confronto e uno scambio vivo, strutturato in tavole rotonde e panel, su temi cruciali per il settore: modelli di finanziamento, il ruolo delle donne nel teatro, la formazione degli attori e il loro inserimento nel mondo del lavoro, la difesa dell’autonomia artistica e politica delle istituzioni teatrali dalle interferenze statali.


La partecipazione alla rete ETC per Ravenna Teatro non è solo un’occasione per tessere e consolidare relazioni con realtà teatrali europee, ma anche un concreto dispositivo di formazione e mobilità internazionale. In questo quadro si colloca l’assegnazione di due grant messi a disposizione dai partner ETC. Il primo è l’ETC Theatre Green Book, un percorso sulle pratiche sostenibili nella produzione teatrale, articolato in una serie di webinar e culminato in una certificazione. Il secondo, invece, si è concentrato sull’impiego delle tecnologie digitali nella creazione scenica: in partenariato con il Teatro Jana Palaricka di Trnava (Slovacchia), Ravenna Teatro ha preso parte a un programma formativo che ha combinato momenti online con una residenza intensiva di cinque giorni presso l’Academy for Theatre and Digitality di Dortmund. In questo contesto, due membri dei teatri coinvolti hanno potuto esplorare in modo approfondito, attraverso strumenti avanzati, le potenzialità del videomapping applicato alla scena. I risultati di questa sperimentazione saranno presentati pubblicamente in occasione della prossima conferenza ETC prevista per l’autunno.

“La città di carta”, Storie di Ravenna riemerse dall’Archivio di Stato, in scena dal 14 al 23 maggio

Non una visita guidata, ma un’esperienza narrativa e teatrale dentro la materia viva dell’archivio, tra corridoi, sale, mappe, registri e cassetti che si aprono svelando carte e storie dimenticate o nascoste

A partire da mercoledì 29 aprile presso il Teatro Rasi sarà possibile acquistare i biglietti per gli spettacoli de LA CITTÀ DI CARTA. Storie di Ravenna riemerse dall’Archivio di Stato, un percorso itinerante attraverso l’Archivio di Stato di Ravenna (Piazza dell’Esarcato) alla scoperta di mappe e registri ricchi di storie dimenticate o nascoste, in programma dal 14 al 23 maggio. I posti sono limitati, prevendita obbligatoria.

LA CITTÀ DI CARTA è un progetto speciale di Storie di Ravenna all’Archivio di Stato, un’esperienza itinerante che attraversa i luoghi della conservazione per trasformarli in luoghi di racconto e visioni. Corridoi, sale, scaffali, cassetti, registri, mappe, fascicoli: l’Archivio si apre a un piccolo gruppo di spettatrici e spettatori non come deposito immobile, ma come spazio abitato da voci, conflitti, tracce, memorie. Da una parte la grande Storia — gli scontri politici, le leggi, il rapporto tra papato e impero, le vicende del Novecento, la guerra, il fascismo, il movimento studentesco — dall’altra storie minori, laterali, spesso dimenticate, che emergono da una lettera, da una sentenza, da una circolare, da un manifesto, da una ricetta, da un elenco di libri proibiti, da un fascicolo rimasto chiuso per decenni.

Gli archivisti diventano narratori e guide di un percorso teatrale e informale, in cui i documenti non vengono soltanto mostrati, ma interrogati, ascoltati, rimessi in movimento. Le carte raccontano l’assalto alla cooperativa nel 1922, la deposizione di Nullo Baldini, i confini tra stati nel Settecento, le acque potabili, le pinete e il raccolto dei pinoli, la censura cinematografica, le misure dei costumi da bagno, il ritrovamento del corpo di Anita Garibaldi, gli studi sulle ossa di Dante, le lotte studentesche, fino a vicende intime e struggenti rintracciate da pochi fogli superstiti o indagini di polizia.

È un viaggio dentro la materia viva della storia: non una lezione, non una visita tradizionale, ma un intreccio di narrazioni che nasce direttamente dalle fonti. Ogni documento conserva un frammento di mondo, ogni registro trattiene una voce, ogni mappa disegna non solo uno spazio ma un modo di abitare il tempo. L’Archivio di Stato diventa un luogo da percorrere e da ascoltare, dove perdersi attraverso più di un millennio di storia cittadina, e dove il passato torna a parlare nel gesto stesso di aprire una carta, leggere un nome, seguire una traccia.

LA CITTÀ DI CARTA
Storie di Ravenna riemerse dall’Archivio di Stato
con Maria Desantis, Michela Dolcini, Fabio Lelli, Marco Mascia, Carmen Morelli, Vito Ronchi, Pamela Stortoni
voci Alessandro Argnani, Roberto Magnani, Laura Redaelli
ideazione e la regia Alessandro Renda

 

CALENDARIO SPETTACOLI
giovedì 14, venerdì 15, giovedì 21 e venerdì 22 maggio ore 18.00 e 20.15
sabato 16 e sabato 23 maggio ore 11.00

 

STORIE DI RAVENNA – Racconti visioni e cronache dalla fondazione a oggi è una rassegna, giunta alla sua ottava edizione, ideata e curata da Alessandro Argnani, Giovanni Gardini, Alessandro Luparini, Roberto Magnani, Laura Orlandini, Alessandro Renda. Il progetto è sostenuto da Nuova Olp Srl.


BIGLIETTI – Ingresso unico 10 €. I biglietti sono in vendita da mercoledì 29 aprile, presso il Teatro Rasi (il 29 aprile e i giovedì 7, 14 e 21 maggio dalle 16.00 alle 18.00) e su ravennateatro.com

Evento itinerante e su più piani dell’edificio, posti limitati, l’acquisto in prevendita è obbligatorio.

INFO E CONTATTI
Teatro Rasi – via di Roma 39
biglietteria aperta il giovedì dalle ore 16,00 alle 18.00 e da un’ora prima dell’evento.
Ravenna Teatro Centro di Produzione Teatrale – via di Roma 39
uffici aperti al pubblico da lunedì a venerdì dalle ore 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00
tel. 0544 36239 info@ravennateatro.com biglietteria@ravennateatro.com

La storia dei 7 fratelli Cervi e di quel lutto negato

LA STAGIONE DEI TEATRI 2025-2026

I 7 Cervi in scena per  La Stagione dei Teatri 2025-2026 al Teatro Alighieri il 28 aprile.

«Mi hanno sempre detto: tu sei una quercia che ha cresciuto sette rami. Ma guardate il seme. Perché la quercia morirà. Se volete capire la mia famiglia, guardate il seme. Il nostro seme è l’ideale nella testa dell’uomo»
“Papà” Alcide Cervi

Dopo una violenza, può capitarne di seguito un’altra: quella di un silenzio imposto, di un lutto negato, di corpi sottratti alla pietà. Da qui prende avvio lo spettacolo di Eugenio Sideri, che sceglie di raccontare la vicenda dei sette fratelli Cervi intrecciandola con il mito di Antigone.

I Cervi, figli di una famiglia contadina di Campegine e protagonisti della Resistenza antifascista, furono fucilati il 28 dicembre 1943 al Poligono di Tiro di Reggio Emilia insieme a Quarto Camurri. Alla loro uccisione seguì la negazione del cordoglio: una sepoltura frettolosa e l’impossibilità, per lungo tempo, di onorarli pubblicamente. È in questo spazio che il richiamo ad Antigone si fa centrale. Come nella tragedia di Sofocle la giovane sfida il potere per dare sepoltura al fratello, così Genoeffa Cocconi, madre dei Cervi, rivendicò il diritto al lutto, senza poterlo vedere compiuto.
In scena, gli interpreti sono insieme figure storiche e personaggi tragici: Genoeffa è Antigone, il gerarca fascista richiama Creonte. Attraverso questa sovrapposizione, la vicenda diventa riflessione sul conflitto tra legge e coscienza. Il dialetto reggiano, accanto all’italiano, restituisce radicamento e concretezza.

Lo spettacolo si inserisce nel progetto “I 7 Cervi” e nasce nell’ambito dell’ottantesimo anniversario dei funerali pubblici del 28 ottobre 1945, quando quella storia entrò definitivamente nella memoria collettiva della Resistenza.

Son sette le lettere della Memoria.

A, di Aldo.
Sono partito da un pensiero che era, ed è, un ordigno esploso nella pancia: perdere 7 figli. In un attimo, in un momento, ritrovare sette sedie vuote in quella stanza che aveva visto una famiglia contadina radunarsi, parlarsi, ragionare, leggere, raccontare “fole”. All’improvvisto la stanza si fa silenzio e il vuoto avanza inesorabile, come la nebbia della campagna emiliana.

G, di Gelindo.
Ho ascoltato questa terribile sensazione che mi aggrovigliava le viscere e mi schiacciava le spalle: dolore che ti taglia, ma anche rabbia, anche un grido che si fa pianto e lamento e rivolta.

F, di Ferdinando.
I Cervi e Antigone. Una madre e una sorella rivendicano il proprio lamento e vogliono la dignità di sepoltura per i loro cari, rubati alla vita per una idea di Libertà.

A, di Antenore.
Ho cercato il racconto, in una misura cronologica, camminando con Genoeffa e Antigone a ritroso, per ricordare da dove tutto aveva avuto inizio, e come. Dai Campi rossi, presi in affitto per realizzare nuove tecniche di lavoro, alle parole di Sofocle e del popolo di Tebe.

O, di Ovidio.
E’ proprio il Coro che si fa protagonista, ieri come oggi, nella rivolta contro il potere della dittatura; Coro-Popolo che canta, che si batte, che resiste.

E, di Ettore.
Alcide si fa Tiresia e, come un indovino, legge negli incubi neri della notte che inghiottirà i suoi figli e che darà voce a Don Pasquino Borghi, di lì a poco fucilato per la sua militanza antifascista.

A, di Agostino.
Non volevo la verosimiglianza, e nemmeno la rievocazione, ma trovare un denominatore comune alle due vicende per dar voce ad una unica voce, come se anche i personaggi smettessero di essere tali ed entrassero del Coro di quell’unico funerale del 28 ottobre 1945.

Poi c’è la C, che raccoglie tutto l’alfabeto. C di Cervi.

C come chi combatte, chi non molla, chi non si è arreso nemmeno dinanzi al plotone d’esecuzione, C come madri e padri che han guardato il seme e in lui han visto il futuro.

Eugenio Sideri

Uno spettacolo divertente ma amaro sull’illusione del successo

AL SOCJALE 2025-2026

Breviario di situazioni in cui occorrerebbe avere qualche fondamento di Tao in scena per la rassegna Al Socjale 2025-2026 al Teatro Socjale il 27 aprile.

Considera il tuo io come la tua peggior sfortuna

Breviario di situazioni in cui occorrerebbe avere qualche fondamento di Tao è uno spettacolo comico, contemporaneo e multilingue sul rapporto tra Oriente e Occidente, che si ispira al pensiero taoista – un sistema di pensiero profondamente radicato nella cultura cinese – per portare all’attenzione il dilemma esistenziale dell’identità. A partire dallo Zhuang-zi, uno dei tre libri del Canone Taoista, Viola e Matteo – i due componenti della compagnia Tristeza Ensemble e protagonisti dello spettacolo – raccontano di non riuscire ad accettare di non avere abbastanza talento per farsi un nome nel mondo del teatro. Ecco perché, al ritrovamento di un bislacco manoscritto taoista, credono di avere tra le mani lo spettacolo che li vendicherà agli occhi di chi non ha mai riconosciuto il loro genio: per ottenere l’ambitissimo Premio Ubu sono dunque disposti a tutto. Decidono infatti di reclutare alla spicciolata due malcapitati ragazzetti italo-asiatici e iniziano le prove nel retro di un ristorante cinese e si chiedono: i nostri sogni sono forse il riflesso del nostro ego smisurato?

Cos’è il Taoismo?
Il taoismo è una tradizione filosofica e religiosa nata in Cina tra il VI e il IV secolo a.C., attribuita principalmente al pensatore Laozi. Si basa sul concetto di Dao (o “Tao”), cioè il “principio” o la “via” che regola in modo naturale e armonioso l’universo. L’obiettivo dell’essere umano, secondo il taoismo, è vivere in accordo con questo flusso naturale, evitando forzature e seguendo il principio del wu wei, ovvero l’“azione senza sforzo” o il non-agire intenzionale. È una visione che valorizza semplicità, equilibrio e connessione con la natura; una pratica quotidiana anti-antropocentrica, antitetico al “cogito ergo sum” cartesiano, un riconoscere sé stessi come una piccolissima parte di un tutto.

«Lo spettacolo utilizza una comicità leggera e autoironica per affrontare un tema profondo come l’identità, richiamandosi al pensiero taoista di Zhuang-zi senza mai risultare didascalico. Il conflitto tra sogno, ego e fallimento artistico prende forma attraverso i personaggi di Viola e Matteo, figure fragili e ambiziose, sospese tra desiderio di riconoscimento e autoinganno. Il ritrovamento del manoscritto e le prove improvvisate nel retro di un ristorante cinese danno ritmo e situazioni surreali alla scena. Ne emerge una riflessione amara ma divertita sul talento, sull’illusione del successo e sulla difficoltà di accettare i propri limiti».

Progetto Visionari 2026 – Polis Teatro Festival

 

«[…] Usano sé stessɜ per scardinare le resistenze, queste sì antimoderne, del nostro mondo, al pari di Tristeza Ensemble nel Breviario di situazioni in cui occorrerebbe avere qualche fondamento di Tao. […] fa satira dell’ego, in particolare deɜ teatrantɜ, dispostɜ a tutto, pur di fare uno spettacolo che vinca ai Premi Ubu, e ironia sul modo distorto che abbiamo noi occidentali di intendere la filosofia orientale»

La compagnia Tristeza Ensemble è formata da Matteo Gatta e Viola Marietti, compagni di accademia al Piccolo Tetro di Milano. La compagnia nasce nel 2018 con lo spettacolo AMORE, per la scrittura di Gatta e la regia di Marietti, interpretato da entrambi. AMORE vince il bando #pillolediteatro2018 del Teatro Studio Uno (Tor Pignattara) e replica al Teatro India di Roma nell’estate 2019 all’interno del festival Dominio Pubblico, più altre date tra Ravenna e Milano. Nel 2021 nasce A.L.D.S.T. (Al Limite Dello Sputtanamento Totale), monologo di e con Viola Marietti, con la co-regia di Gatta e Gabriele Gerets Albanese nel ruolo di dramaturg. Lo spettacolo debutta al Teatro Franco Parenti di Milano e conta oltre 40 repliche, tra cui il Teatro Nazionale di Genova, l’Angelo Mai a Roma, il Foce a Lugano, il Morlacchi di Perugia.