LA STAGIONE DEI TEATRI 2025-2026
Sabbia in scena per La Stagione dei Teatri 2025/2026 al Teatro Rasi il 13 febbraio 2026.
«Sabbia è uno spettacolo sul desiderio. Qualcosa che sta prima della sessualità che pure ne rappresenta, anche su questa scena, il lato immediatamente visibile. E, come da titolo, è uno spettacolo scritto sulla sabbia ammucchiata al centro del palcoscenico vuoto. (…) Materia per sua natura labile e incoerente, pronta a prendere qualsiasi forma, e che tuttavia resta appiccicata addosso malgrado i tentativi di scrollarsene. Com’è appunto del desiderio. Danco ci si butta sopra, con impeto passionale. Sembra quasi volervi aderire, mentre si libera delle parole, anche quelle più imbarazzanti. Con una forza fisica che rappresenta l’aspetto più coinvolgente del suo lavoro, a tratti quasi una danza».
Gianni Manzella, il manifesto
«Ho visto per la prima volta uno spettacolo di Eleonora Danco in un piccolo teatro a Roma e ne fui impressionato. Era diretto, popolare, recuperava al teatro una lingua romana fresca e autentica, straziata e contemporanea, lontana mille miglia da stereotipi e volgarità. Vero e reale il suo agire in scena, eppure non si trattava di spontaneità, dietro c’era un lavoro, si intuiva che il processo che consentiva di giungere a quel piccolo miracolo era complesso. La Danco pensa pittoricamente quando scrive e recita, per meglio dire pensa alla pittura informale, a Pollock: le sue parole sono getti di colore sul palcoscenico e si compongono liberamente: ma non sono getti estetici, sono getti umani, allo stesso tempo sofferti e vitali, che giungono a comporsi esteticamente per grazia e forza intuitiva in una forma autobiografica che sembra una fotografia scattata in movimento».
Mario Martone, dal volume di Eleonora Danco , Ero purissima, Minimum Fax

«Non c’è niente di improvvisato nei suoi spettacoli, sono macchine infernali e lei, Eleonora Danco, è vittima e carnefice. “Mi torturo. Quando ero più giovane mi veniva più facile, ora è faticoso. Ma se non mi torturo, se non raggiungo quel livello di tensione non succede niente”. Le chiedo se arriva in teatro col testo già pronto. “Sì, sì. Scrivo in casa, mi tengo prigioniera per giorni e giorni. Sto chiusa, mi dispero. Mi metto davanti al computer, penso che non ce la farò. Ma sto lì, scrivo. La sera mi mando un messaggio sul telefonino, mi spedisco il testo perché vedendolo su un altro schermo mi si chiariscono le idee”. Parlare con Eleonora significa beccarsi in faccia la sua irrequietezza, il continuo levare e mettere, affermare e negare. C’è in lei la proverbiale incapacità di prendersi troppo sul serio dei romani, ma anche, degli stessi, l’impudicizia, il fatalismo, l’egocentrismo. (…) “Il teatro è questione di ritmo, e il ritmo lo trovo impazzendo. Poi, una volta messa a punto questa partitura in maniera selvaggia, primitiva, allora lo spettacolo regge l’impatto. Del pubblico e di tutti gli inconvenienti possibili della scena. Non c’è improvvisazione, mai. C’è la verità, ci devi stare dentro”. (…) Nelle cose che scrive, sembra esserci un’ossessione per l’età: i pischelli, gli adulti e i vecchi. I pischelli sono vitali, allegri, innocenti. I vecchi sono saggi e un po’ matti e dicono solo cose geniali. Chi non si salva mai, sono gli adulti».
Elena Stancanelli, rivistastudio.com
«Per Eleonora Danco la vita adulta non è interessante. Neanche la prima infanzia lo è. Interessanti sono l’adolescenza, con i sentimenti in bella mostra come brufoli, e la vecchiaia, passata a far finta di non aver bisogno di niente e tantomeno della morte. In entrambe esplode il sentimento della mancanza: puoi nasconderti quanto vuoi, tanto si vede che soffri. Prima non sei abbastanza adulto da saper fingere, poi lo sei stato per troppo tempo e non ne hai più voglia».