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“La città di carta”, Storie di Ravenna riemerse dall’Archivio di Stato, in scena dal 14 al 23 maggio

Non una visita guidata, ma un’esperienza narrativa e teatrale dentro la materia viva dell’archivio, tra corridoi, sale, mappe, registri e cassetti che si aprono svelando carte e storie dimenticate o nascoste

A partire da mercoledì 29 aprile presso il Teatro Rasi sarà possibile acquistare i biglietti per gli spettacoli de LA CITTÀ DI CARTA. Storie di Ravenna riemerse dall’Archivio di Stato, un percorso itinerante attraverso l’Archivio di Stato di Ravenna (Piazza dell’Esarcato) alla scoperta di mappe e registri ricchi di storie dimenticate o nascoste, in programma dal 14 al 23 maggio. I posti sono limitati, prevendita obbligatoria.

LA CITTÀ DI CARTA è un progetto speciale di Storie di Ravenna all’Archivio di Stato, un’esperienza itinerante che attraversa i luoghi della conservazione per trasformarli in luoghi di racconto e visioni. Corridoi, sale, scaffali, cassetti, registri, mappe, fascicoli: l’Archivio si apre a un piccolo gruppo di spettatrici e spettatori non come deposito immobile, ma come spazio abitato da voci, conflitti, tracce, memorie. Da una parte la grande Storia — gli scontri politici, le leggi, il rapporto tra papato e impero, le vicende del Novecento, la guerra, il fascismo, il movimento studentesco — dall’altra storie minori, laterali, spesso dimenticate, che emergono da una lettera, da una sentenza, da una circolare, da un manifesto, da una ricetta, da un elenco di libri proibiti, da un fascicolo rimasto chiuso per decenni.

Gli archivisti diventano narratori e guide di un percorso teatrale e informale, in cui i documenti non vengono soltanto mostrati, ma interrogati, ascoltati, rimessi in movimento. Le carte raccontano l’assalto alla cooperativa nel 1922, la deposizione di Nullo Baldini, i confini tra stati nel Settecento, le acque potabili, le pinete e il raccolto dei pinoli, la censura cinematografica, le misure dei costumi da bagno, il ritrovamento del corpo di Anita Garibaldi, gli studi sulle ossa di Dante, le lotte studentesche, fino a vicende intime e struggenti rintracciate da pochi fogli superstiti o indagini di polizia.

È un viaggio dentro la materia viva della storia: non una lezione, non una visita tradizionale, ma un intreccio di narrazioni che nasce direttamente dalle fonti. Ogni documento conserva un frammento di mondo, ogni registro trattiene una voce, ogni mappa disegna non solo uno spazio ma un modo di abitare il tempo. L’Archivio di Stato diventa un luogo da percorrere e da ascoltare, dove perdersi attraverso più di un millennio di storia cittadina, e dove il passato torna a parlare nel gesto stesso di aprire una carta, leggere un nome, seguire una traccia.

LA CITTÀ DI CARTA
Storie di Ravenna riemerse dall’Archivio di Stato
con Maria Desantis, Michela Dolcini, Fabio Lelli, Marco Mascia, Carmen Morelli, Vito Ronchi, Pamela Stortoni
voci Alessandro Argnani, Roberto Magnani, Laura Redaelli
ideazione e la regia Alessandro Renda

 

CALENDARIO SPETTACOLI
giovedì 14, venerdì 15, giovedì 21 e venerdì 22 maggio ore 18.00 e 20.15
sabato 16 e sabato 23 maggio ore 11.00

 

STORIE DI RAVENNA – Racconti visioni e cronache dalla fondazione a oggi è una rassegna, giunta alla sua ottava edizione, ideata e curata da Alessandro Argnani, Giovanni Gardini, Alessandro Luparini, Roberto Magnani, Laura Orlandini, Alessandro Renda. Il progetto è sostenuto da Nuova Olp Srl.


BIGLIETTI – Ingresso unico 10 €. I biglietti sono in vendita da mercoledì 29 aprile, presso il Teatro Rasi (il 29 aprile e i giovedì 7, 14 e 21 maggio dalle 16.00 alle 18.00) e su ravennateatro.com

Evento itinerante e su più piani dell’edificio, posti limitati, l’acquisto in prevendita è obbligatorio.

INFO E CONTATTI
Teatro Rasi – via di Roma 39
biglietteria aperta il giovedì dalle ore 16,00 alle 18.00 e da un’ora prima dell’evento.
Ravenna Teatro Centro di Produzione Teatrale – via di Roma 39
uffici aperti al pubblico da lunedì a venerdì dalle ore 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00
tel. 0544 36239 info@ravennateatro.com biglietteria@ravennateatro.com

Focus Lavoro: 4 film sui temi della precarietà e dei diritti

Dal 29 aprile al 19 maggio, un percorso composto da quattro film, pensato in collaborazione con CGIL Ravenna, Comune di RavennaFestival delle Culture e Cinemaincentro, per affrontare la questione lavorativa nell’era contemporanea, con un’attenzione ai temi legati all’immigrazione

Il FOCUS LAVORO – il progetto di Ravenna Teatro, CGIL Ravenna e Comune che ha attraversato l’intera Stagione 2025/2026 con spettacoli, incontri e proiezioni – si conclude con una rassegna cinematografica in programma al Cinema Mariani dal 29 aprile al 19 maggio. Quattro film che affrontano i temi della precarietà e dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici nel nostro presente, con un’attenzione rivolta alle delicate questioni che colpiscono le persone con background migratorio. Il ciclo è realizzato in collaborazione con Comune di RavennaFestival delle Culture e Cinemaincentro.

Le proiezioni sono in lingua originale con sottotitoli e iniziano tutte alle ore 21.00.

Si comincia mercoledì 29 aprile con La storia di Souleymane di Boris Lojkine (Fra 2024, 93’), due giorni cruciali nella vita di Souleymane, giovane migrante guineano senza documenti a Parigi, tra consegne in bici e il colloquio decisivo per l’asilo. Un racconto teso e realistico che denuncia lo sfruttamento della gig economy e la fragilità di chi vive sospeso tra sopravvivenza quotidiana e diritto al riconoscimento. Il film è stato premiato al Festival di Cannes, ha vinto un premio ai European Film Awards, ha ottenuto 8 candidature e vinto 4 Cesar, ha ottenuto 5 candidature e vinto un premio ai Lumiere Awards. La proiezione è a ingresso gratuito.

Grand Ciel di Akihiro Hata (Fra, 2026, 91’) è invece in programma martedì 5 maggio. Il film racconta di un cantiere notturno destinato a diventare una città del futuro, in cui operai precari e invisibili lavorano in condizioni sempre più dure e rischiose. Tra misteriose sparizioni e sospetti di insabbiamento, Grand Ciel si rivela un thriller sociale che svela il costo umano del progresso, tra sfruttamento e vulnerabilità dei lavoratori, soprattutto migranti.

Martedì 12 maggio è la volta di The Old Oak di Ken Loach (GB, 2023, 113′), ambientato in un ex villaggio minerario del nord dell’Inghilterra, in cui vive una comunità impoverita e divisa dall’arrivo di rifugiati siriani. Tra tensioni sociali e paure alimentate dalla precarietà, il film intreccia lavoro e immigrazione, aprendo uno spazio di solidarietà possibile tra chi condivide la stessa fragilità.

La rassegna si chiude martedì 19 maggio con Anywhere Anytime di Milad Tangshir (Ita 2024, 82’), una proiezione a ingresso gratuito che segue la lotta quotidiana di Issa, un giovane migrante senza documenti nella Torino contemporanea. Un racconto secco e profondamente umano sullo sfruttamento contemporaneo, dove il lavoro non offre integrazione ma produce nuova fragilità e marginalizzazione.

I biglietti sono prenotabili o acquistabili su cinemaincentro.com o direttamente al Cinema Mariani.

INFO E CONTATTI

Biglietti L’Histoire de Souleymane e Anywhere Anytime sono eventi gratuiti, prenotabili inviando una mail a casadelleculture@comune.ravenna.it.
Per Grand Ciel e The Old Oak i biglietti sono prenotabili o acquistabili su cinemaincentro.com o direttamente al Cinema Mariani (intero 8 €, ridotto 6,50 €, under25 5 €).
Gli abbonati de La stagione dei Teatri hanno diritto al biglietto ridotto.

Informazioni Cinema Mariani, via Ponte Marino 19 Ravenna, tel. 0544 37148
cinemamariani.ravenna@gmail.com e cinemaincentro.com

FOCUS LAVORO è un percorso di approfondimento sulle questioni lavorative contemporanee attraverso spettacoli, proiezioni e incontri nell’arco della Stagione dei Teatri 25/26, realizzato da Ravenna Teatro in collaborazione con CGIL Ravenna e con l’Assessorato del Lavoro del Comune di Ravenna.

La non-scuola del Teatro delle Albe torna al Teatro Rasi dal 24 marzo al 29 aprile

Anche per il 2026, sono centinaia gli adolescenti coinvolti nell’esperienza “asinina” e antiaccademica di Albe/Ravenna Teatro. Il racconto fotografico è affidato a Nicola Baldazzi e Veronica Lanconelli

Al Teatro Rasi dal 24 marzo al 29 aprile torna il festival della non-scuola: 11 debutti, tutti in scena alle ore 21.00, con protagoniste/i le ragazze e i ragazzi che nell’arco dell’anno hanno incontrato questa pratica teatrale “asinina” e antiaccademica. L’esperienza è stata ideata da Marco Martinelli, ed è tenuta viva da oltre trent’anni da Albe/Ravenna Teatro. Realizzata in stretta sinergia con le istituzioni locali e scolastiche, la non-scuola si è affermata come un vero e proprio passaggio formativo nel segno del cortocircuito tra arte e vita.

Ogni anno, centinaia di adolescenti sono coinvolti in percorsi laboratoriali all’interno degli istituti scolastici, per incontrare i classici del teatro e reinventarli sulla scena. Il festival è l’occasione pubblica in cui le/i partecipanti possono mettersi alla prova sul palcoscenico e mostrare il frutto della loro esperienza teatrale svolta durante l’anno.

«La non-scuola delle Albe – osserva Laura Redaelli, coordinatrice – dopo quasi 35 anni continua a confermarsi una pratica necessaria di coltura teatrale che, nell’incontro con gli adolescenti, alimenta una caparbia, asinina, eretica semina di felicità. Nell’attraversare diversi luoghi e spazi nel mondo, la non-scuola è oggi una comunità allargata che condivide la riflessione e il fare teatro con le ragazze e i ragazzi. Un cerchio ideale che alimenta e tiene vivo e fecondo anche il legame con chi pratica il teatro nella nostra città».

I laboratori si sono svolti in diversi istituti scolastici della provincia di Ravenna, nella sede della Circoscrizione di Castiglione di Ravenna, fino a oltrepassare i confini regionali, toccando le città di Castellammare di Stabia, Firenze, Lecce, Milano, Napoli, Pompei, Santarcangelo di Romagna, Seneghe (OR), Torre Annunziata, Torre del Greco.

Si conferma inoltre per il secondo anno, il percorso Quaderni | Racconti della non-scuola a cura di Nicola Baldazzi e Veronica Lanconelli, che hanno osservato le prove dagli ultimi banchi delle aule e registrato, con la camera e la penna, i tentativi falliti, le piccole illuminazioni e i magnifici errori. L’esito finale è una collezione di quaderni di appunti e fotografie, nuovi racconti brevi per ognuno degli undici laboratori. Le immagini sono visibili sui social non-scuola e saranno in mostra durante le serate degli spettacoli nel ridotto del Teatro Rasi.

La restituzione, quest’anno, prevede inoltre una non-lezione aperta a tutti, in programma il 24 aprile alle ore 18.00 presso la Sala Mandiaye N’Diaye del Teatro Rasi, realizzata in collaborazione con la Scuola elementare di fotografia, della quale i due sono le guide.

CALENDARIO

martedì 24 marzo
Liceo Artistico “P. L. Nervi – G. Severini”

WOYZECK | Dramma in brillantina

liberamente ispirato a Woyzeck di Georg Büchner

con Francesco Ancarani, Bianca Ballanti, Camilla Barresi, Simone Bertini, Pietro Bessi, Gaspare Bezzi, Mishel Bondi, Elena Bonitta, Sofia Bromuri, Michelangelo Bruno, Ainoa Cevinini, River Cola, Diletta Corsanici, Giorgia De Chiara, Anita Fabbri, Marcos Fioro de Faria, Elia Furbatto, Ginevra Galizia, Rebeca Gheorghe, Leonardo Golfarelli, Vanessa Irace, Lisa Lagazio, Teresa Lolli, Emma Lucaroni, Martina Luciani, Rebecca Magnani, Chiara Mallia, Nicolo’ Martelloni, Anna Mazzotti, Sasha Minardi, Maya Moni, Dafne Montanari, Viola Pini, Alastor Piraccini, Chiara Ravaglioli, Ottavia Salerno, Elia Stella, Martina Togni, Vanessa Terrana, Kevin Andrea Villa Facciolati

guide Roberto Magnani, Ermelinda Nasuto

insegnante assistente Barbara Triossi

mercoledì 1 aprile
Scuola secondaria di 1° Grado “G. Novello”

CAVALLETTE! CAVALLETTE! CAVALLETTE!

liberamente ispirato a Cavallette di Antonio Moresco

con Antonio Achilli, Sebastiano Elia Amico, Laura Camata Antenucci, Giovanni Argnani, Camilla Balzani, Adele Beneventi, Aurora Blanco, Lorenzo Blanco, Arturo Bompart, Gaia Bonelli, Emanuele Garante Caruso, Leonardo Cavezzali, Alice Conte, Tommaso De Pasquale, Piurity Christopher Edoth, Giulio Garezzo Bernardo, Celeste Giuzio, Ilsa Khan, Luca Le Gallo, Vittoria Mazzanti, Elisa Migliaccio, Matteo Milucci, Pietro Moglie, Irene Paroncini, Luca Piani, Alice Pozzi, Santiago Riano Nicolas Vasquez, Leon Trivier, Francesco Trotta, Rebecca Vaghetti, Ernesto Vistoli

guide Alice Cottifogli, Ernesto Moia, Vittoria Nicita

insegnanti assistenti Elisabetta Agostini, Rossana Ballestrazzi, Luca Bombardi, Deborah Gaetta, Salvatore Graziano, Nadia Ranucci

giovedì 2 aprile
Assessorato Decentramento del Comune di Ravenna – Castiglione di Ravenna

FUTURO IN DIRETTA

liberamente ispirato a Donne al Parlamento di Aristofane con incursioni dal Il Mondo salvato dai ragazzini di Elsa Morante e Peter Pan di James Matthew Barrie

con Alex Battistini, Beatrice Bighi, Matilde Bighi, Carlotta Blasi, Anna Casadei, Cezar Oros, Davide Chis, Frida Chis, Sofia Debolini, Giorgia Di Ticco, Carmelo Ferraro, Giada Ferraro, Sofia Foschi, Gunilla Foschini, Rebecca Fusignani, Chiara Giarritiello, Rihanna Heris, Claudia Mara, Sofia Manfellotto, Alessandro Mazzavillani, Beatrice Mazzavillani, Aida Milandri, Camilla Montanari, Adina Murar, Gianluca Pezzi, Francesco Quintavalle, Bianca Rivalta, Lorenzo Romualdi

guide Virginia Irali, Flaminia Pasquini Ferretti

guida assistente Adriana Babini

mercoledì 8 aprile
I.C.S. “San Pietro in Vincoli”

THERE’S NO PLACE LIKE HOME!

liberamente ispirato a Il meraviglioso mago di Oz di L. Frank Baum

con Gabriele Antolini, Samuele Armuzzi, Enea Bartolini, Romeo Benzoni, Dharma Bergamaschi, Anna Biondini, Asia Botti, Mattia Brandolini, Nicole Brocchi, Sandra Nicoletta Chifoi, Paolo Cornacchia, Aram Dieng, Matilde Fabbri, Asia Fantinelli, Riccardo Focaccia, Nicole Fresta, Allegra Gemelli, Alessandro Giannini, Denise Giuliani, Luca Godoli, Riccardo Graziani, Emma Lelli, Pietro Mengozzi, Riccardo Molducci , Mattia Occhipinti, Lucia Pagano, Martina Pasi, Mia Rizzo, Tyler Scimé, Nina Zaccaria, Emily Zampiga, Bianca Zanfini, Mascia Zito

guide Camilla Berardi, Laura Redaelli

insegnante assistente Alessio Giuliano

domenica 19 aprile
I.T.C. “G. Ginanni”

QUESTIONI DI (IN)COMPETENZA

liberamente ispirato a L’inventore del cavallo di Achille Campanile

con Noemi Giacone, Norberto Antonio Giorgi, Beatrice Grilli, Angela He, Selwa Ludmilla Khatib, Elisabeth Migliori, Denia Nouira, Giada Pazzi, Rebecca Ponti, Sofia Tramuta

guide Flaminia Pasquini Ferretti, Silvia Rossetti

insegnante assistente Luca Maggio

lunedì 20 aprile
I.C.S. “San Biagio”, Scuola secondaria di 1° grado “Don G. Minzoni”

IL MAGO DI OZ

liberamente ispirato a Il meraviglioso mago di Oz di L. Frank Baum

con Elena Abbondanza, Isabel Amaducci, Filippo Ballarini, Lorenzo Calderoni, Victoria Canepina, Elisabetta Carusi, Gabriela Casadio, Alice Casellato, Sofia Castagnoli, Achille Catanoso, Camilla Civenni, Eloisa Colombelli, Achille Cortini, Giorgia Maria D’Ambra, Sara Di Giulio Cesare, Giorgia Di Martino, Antonio Esposito, Nicole Falcini, Martina Fernandez, Simone Ferrotti, Gioele Franchi, Noa Galvani, Giulia Grassetto, Sofia Guardigli, Penelope Incerti, Sophie Impagnatiello, Fabio Laghi, Marta Laghi, Sophia Migliaccio, Anna Orlando, Virginia Pannacci, Anna Pershakova, Anastasia Piccinno, Davide Pini, Zoe Pollini, Letizia Putignano, Chiara Randi, Nicolò Sansovini, Viktoria Scasso, Edoardo Tavacca, Maia Sofia Valenti, Nicole Vallese, Goffredo Vasi, Giada Verde, Maya Zaffoni, Rachele Zambardino, Anna Zoli

guide Salvatore Caruso, Massimo Giordani, Virginia Irali

insegnante assistente Andrea Mengozzi

mercoledì 22 aprile
I.P.S.I.A. “C. Callegari”, I.P.S.S.C.T. “A. Olivetti”

TUTTI PAZZI PE(E)R GYNT

liberamente ispirato a Peer Gynt di Henrik Ibsen

conAkemi Villa, Lorenzo Baldisserra, Cristian Bambini, Sara Barisani, Daniele Ghirardelli, Mattia Di Buono, Luca Foglia, Martina Mercurio, Esther Eniola Olayomi, Anna Pini, Maha Rhazouani

guide Camilla Berardi, Anna-Lou Toudjian

insegnante assistente Manuela Chiarucci

giovedì 23 aprile
Liceo Scientifico “A. Oriani”

TUTTO SE NE VA COL VENTO

liberamente ispirato a Otello di William Shakespeare

con Paolo Alberani, Sara Ballanti, Elvis Battistini, Livia Carattini, Benedetta Carusi, Rosa Laura Taila Colarossi, Ginevra Cristofani, Valerio Crosa, Martina Filipponi, Simone Fiocco, Gregorio Gardini, Lorenzo Gelosi, Agata Giardi, Manuel Hernandez Santos, Arla Kumurija, Federico Libranti, Anna Marri, Martina Maruccia, Lucia Migliavacca, Agata Minguzzi, Anna Montanari, Giorgia Morandi, Lavinia Porisini, Coco Sebastiani, Nadia Smida, Federica Specolizzi, Chiara Terranova, Giacomo Tramontani, Giulia Vaira, Flora Zanzi

guide Vittoria Nicita, Marco Saccomandi

insegnante assistente Emanuela Laghi

venerdì 24 aprile
Liceo Classico “D. Alighieri”, Istituto Magistrale “M. di Savoia”

MAKE LONDON GREAT AGAIN! Guida su come prendere un regno.

liberamente ispirato a Riccardo III di William Shakespeare

con Anna Cimatti, Alice Tascini, Aurora Luciani, Alice Lampronti, Chiara Ottaviano, Claudia D’Alesio, Diego Fabbroni, Erika Barillari, Emanuele Golnelli, Francesca Rizzo, Giada Taroni, Greta Brini, Giulia Aresu, Leonardo Putzu, Marta Ferrotti, Margherita Melini, Matteo Sansavini, Michelangelo Doldi, Michelle Benazzi, Nicole Munafò, Sofia Della Rocca, Sofia Marroccella, Sofia Maresi

guide Cinzia Baccinelli, Alice Billò

insegnante assistente Silvia Fariselli

domenica 26 aprile
I.T.I.S. “N. Baldini”, I.T.G. “C. Morigia”, I.T.A.S. “L. Perdisa”

C’È DEL MARCIO IN DANIMARCA!

liberamente ispirato a Amleto di William Shakespeare

con Enrico Amore, Leonardo Barboni, Alessandro Battistini, William Bertoni, Giovanni Buzzi, Maria Grazia Casadio, Felipe Ernesto Castro Ramirez, Damiano Errani, Christian Fortini, Nicola Francesconi, Gabriele Magli, Greta Marranca, Giovanni Menghi, Giovanni Sannino, Linda Vaccarella, Francesco Vannuzzo, Samuele Zattoni
e con “BANDIGIA – La band del Morigia Perdisa”
Alessandro Aversa, Alessandro Benati, Alessandro Bendi, Sofia Beltrami, Maimone Biagio, Benedetta Borghesi, Nina Candoli, Cristina D’Emilio, Lorenzo Di Silvio, Eliza Esati, Alison Esposito, Francesca Fabbri, Sofia Francia, Lorenzo Micelli, Alessia Molinari, Angelica Spalazzi, Nicola Spedaluzzi, Endriu Sule, Yuqi Sun

guide Matteo Cavezzali, Alice Cottifogli

insegnanti assistenti Soflai Sohee Soheila, Elena Pasi, Anna Valentini

docenti Mousike Matteo Tiozzo, Michele Folli

mercoledì 29 aprile
Fondazione Flaminia per l’Università in Romagna

TUTTI I NOSTRI ERRORI Frammenti da Heiner Muller

liberamente ispirato a Heiner Muller

con Ahmed Belhaj, Maria Giulia Bisconti, Maria Sole Botti, Valentino Brandolini, Matilde Bruttini, Sara Conti, Sara Cusimano, Anna Fanni, Francesco Ferrando, Elena Ferrini, Mattia Karol Giannetto, Emanuela Alina Hustiuc, Andrea Lombardi, Nicolò Messina, Alessia Micieli, Aleksandra Miteva, Nicolò Montanari, Andrea Monti, Noa Nissola, Francesca Pachioli, Arcangelo Pinto, Chiara Ponticello, Rebecca Principi, Julian Andres Scrufari, Andrea Sequi, Violetta Nora Solzi, Andrea Timoncini, Lorena Vispi

guide Roberto Magnani, Antonio Maiani

Intero 5 €
Ridotto 3 €
(under 20, studenti universitari e docenti degli istituti coinvolti)

È consigliato l’acquisto in prevendita.
Biglietti disponibili da lunedì 17 marzo su ravennateatro.com o presso la biglietteria del Teatro Rasi (aperta il giovedì dalle 16:00 alle 18:00 e da un’ora prima dell’orario di spettacolo, tel. 0544 30277).

INFORMAZIONI Ravenna Teatro tel. 0544 36239 da lunedì a venerdì dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00 info@ravennateatro.com e biglietteria@ravennateatro.com

La Commedia dell’Arte incontra l’Intelligenza Artificiale

LA STAGIONE DEI TEATRI 2025-2026

Arlecchino nel futuro in scena per La Stagione dei Teatri 2025/2026 al Teatro Rasi il 24 febbraio.

Nord Italia, tra cent’anni: la Terra non è stata spazzata via da alcuna catastrofe, eppure il caldo è diventato insostenibile, al punto che l’umanità prepara una migrazione verso la Luna inseguendo l’idea di una vita migliore. Non tutti, però, possono permettersi di partire: di certo non Arlecchino, “poareto” dalla fedina penale poco limpida, costretto a restare ai margini di un futuro già selettivo.

Nella loro nuova creazione, il duo Dammacco/Balivo affida alla maschera più popolare della Commedia dell’Arte il ruolo di protagonista e, attraverso il linguaggio della farsa e un dialetto veneziano “schiarito”, rende omaggio alla tradizione facendola dialogare con l’immaginario tecnologico di domani. Tra imbrogli, sotterfugi maldestri e incontri esilaranti con maschere e figure inattese,  Arlecchino tenterà l’unica via che gli resta: fingersi un androide pur di guadagnarsi un posto sull’astronave. Come andrà a finire?

La genesi del progetto di spettacolo e i suoi temi
«La visione di un Arlecchino nel futuro ha fatto capolino nella mia mente un paio di anni fa mentre ero impegnato in un progetto che prevedeva il tentativo di comporre drammaturgia con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale. È stata un’esperienza ricca di spunti, alla fine della quale non avevo alcun interesse a proseguire la collaborazione con i sistemi di scrittura che avevo avuto modo di saggiare; in compenso avevo a disposizione una serie di appunti, domande e possibili paradossi, spesso buffi […] una mattina stavo dialogando […] con uno di questi sistemi e ho avuto l’inquietante percezione che la futura relazione tra l’intelligenza artificiale e gli umani si annunci piena di sfumature […] che porteranno, forse, a una prova di forza tra Umano e Macchina più sottile, insidiosa e ambigua di quanto si possa immaginare. Mi è parso che non si tratterà soltanto di evitare che i robot facciano perdere il lavoro agli esseri umani, di per sé una catastrofe; non si tratterà soltanto di sperare che sistemi di difesa non scatenino in autonomia dagli umani una guerra magari atomica o con armi che ancora non possiamo immaginare: ho avuto la sensazione che si tratterà di fare fronte a come queste macchine, che dovrebbero essere strumenti nelle mani dell’umanità, rischiano di infilarsi nel nostro intimo e personalissimo modo di sentire e vivere la vita, la relazione con gli altri, con se stessi e il senso della vita. Tenteremo la via dell’immortalità?[…]»

 


I personaggi in scena e le loro maschere

Le maschere sono state realizzate appositamente per l’Arlecchino nel futuro dal Maestro Renzo Sindoca (Arlecchino, Androide 17-22, Puteo, Sbirrandroide) e dall’artigiano, giovane Maestro, Leonardo Gasparri (Pantalone e un Arlecchino nero che compare per un attimo restando fuori dal conto dei personaggi). Le maschere di Sindoca e Gasparri sono state uno strumento importante nel gioco di corrispondenze e rimandi tra i personaggi del nostro spettacolo e quelli della commedia dell’arte. […] Il nostro Arlecchino, per una volta padrone di casa, protagonista forse, certamente ponte tra la scena e la platea, è agito alternativamente da Serena Balivo ed Mariachiara Falcone, e porta una maschera da Arlecchino. Il Vecio è nella vicenda un uomo di oltre centocinquant’anni di età, creato da Balivo nel solco della maschera di Pantalone, […] L’Androide 17-22 è creato e agito da Balivo con una maschera da Pulcinella ispirata ai disegni del Tiepolo […] Lo Sbirrandroide è il poliziotto del futuro ed è creato e agito da Falcone sul solco del Capitano della Commedia dell’Arte, una grottesca macchina da guerra che non disdegna di vantarsi delle sue imprese […] Il Puteo, l’uomo del futuro, è affidato anch’esso al lavoro di Falcone che ne tratteggia il carattere lavorando in riferimento ad uno zanni ebete ma con una maschera d’invenzione del maestro Sindoca,[…]»

Mariano Dammacco, dalle note di regia

Il mondo del lavoro oggi attraverso la lente della comicità

LA STAGIONE DEI TEATRI 2025-2026

Condominio Mon Amour in scena per La Stagione dei Teatri 2025/2026 al Teatro Rasi dal 19 al 22 febbraio.

Come sopravvivere alla folle corsa del “progresso”, all’intelligenza artificiale che sta sostituendo le relazioni umane, a un mondo del lavoro sempre più precario? È attorno a queste domande che si sviluppa Condominio mon amour, ironica e divertente commedia firmata e interpretata dal  noto comico Giacomo Poretti e dall’attrice di teatro Daniela Cristofori, con la regia di Marco Zoppello.

La vicenda è ambientata nell’atrio di palazzo della “Milano-bene” dove lavora Angelo, un vecchio custode che svolge il proprio lavoro con dedizione e cura. Un giorno, inaspettatamente, si presenta all’ingresso del condominio un’affascinante signora, Caterina, per annunciare ad Angelo che è stato licenziato. Il motivo: la sua presenza non è più necessaria, perché un’App prenderà il suo posto. Da quel momento il piccolo condominio si trasformerà in una scacchiera, in cui ogni giocatore muove strategicamente le proprie pedine: gli azionisti per monetizzare, il custode per tentare di restare a galla. Un ironico spaccato della vita quotidiana di molti di noi per riflettere, a suon di risate, sulle contraddizioni del mondo del lavoro ai nostri giorni.

Il comico racconta il mondo attraverso il paradosso, l’iperbole, l’ironia. Quando sale sul palcoscenico porta con sé uno specchio deformante, affinché la platea possa specchiarcisi e ridere di se stessa. Daniela Cristofori e Giacomo Poretti per l’occasione si cimentano in una moderna pochade, una commedia brillante dal ritmo incalzante. Nell’androne condominiale, come personaggi di una farsa di Feydeau, il custode Angelo e la tagliateste Caterina contrappongono due visioni diverse del mondo. Da una parte il progresso più estremo, digitale ad ogni costo; dall’altra il valore del rapporto umano. Quale sarà il mondo del lavoro, domani, non saremo noi ad indovinarlo. Quale saranno le soluzioni alle sfide che il lavoro, già oggi, ci pone dinnanzi, non le conosciamo. Con quello specchio deformante possiamo solo vedere quello che c’è, anche se spesso la realtà supera la nostra immaginazione. Possiamo solo prenderci un momento per porci tutti assieme qualche domanda e, attraverso gli strumenti del comico, provare a capirci qualcosa di più. Perché se ci interroghiamo tutti assieme, in quella grande agorà che è il teatro, forse ci sentiamo un po’ meno sperduti.

Marco Zoppello


Condominio mon amour
è parte di FOCUS LAVORO, una proposta di riflessione collettiva sulla delicata situazione lavorativa contemporanea attraverso spettacoli, proiezioni e incontri. Tra diritti, precarietà, intelligenza artificiale, trasformazioni sociali e welfare in trasformazione, il focus assume il lavoro come una lente privilegiata per capire lo stato di salute della nostra società, invitando a vivere l’arte come uno spazio di possibilità, confronto e resistenza.

FOCUS LAVORO è sostenuto da CGIL Ravenna, partner principale del progetto e dall’Assessorato al Lavoro del Comune di Ravenna.

La natura plasmabile e appiccicosa del desiderio

LA STAGIONE DEI TEATRI 2025-2026

Sabbia in scena per La Stagione dei Teatri 2025/2026 al Teatro Rasi il 13 febbraio 2026.

«Sabbia è uno spettacolo sul desiderio. Qualcosa che sta prima della sessualità che pure ne rappresenta, anche su questa scena, il lato immediatamente visibile. E, come da titolo, è uno spettacolo scritto sulla sabbia ammucchiata al centro del palcoscenico vuoto. (…) Materia per sua natura labile e incoerente, pronta a prendere qualsiasi forma, e che tuttavia resta appiccicata addosso malgrado i tentativi di scrollarsene. Com’è appunto del desiderio. Danco ci si butta sopra, con impeto passionale. Sembra quasi volervi aderire, mentre si libera delle parole, anche quelle più imbarazzanti. Con una forza fisica che rappresenta l’aspetto più coinvolgente del suo lavoro, a tratti quasi una danza».

Gianni Manzella, il manifesto

 

«Ho visto per la prima volta uno spettacolo di Eleonora Danco in un piccolo teatro a Roma e ne fui impressionato. Era diretto, popolare, recuperava al teatro una lingua romana fresca e autentica, straziata e contemporanea, lontana mille miglia da stereotipi e volgarità. Vero e reale il suo agire in scena, eppure non si trattava di spontaneità, dietro c’era un lavoro, si intuiva che il processo che consentiva di giungere a quel piccolo miracolo era complesso. La Danco pensa pittoricamente quando scrive e recita, per meglio dire pensa alla pittura informale, a Pollock: le sue parole sono getti di colore sul palcoscenico e si compongono liberamente: ma non sono getti estetici, sono getti umani, allo stesso tempo sofferti e vitali, che giungono a comporsi esteticamente per grazia e forza intuitiva in una forma autobiografica che sembra una fotografia scattata in movimento».

Mario Martone, dal volume di Eleonora Danco , Ero purissima, Minimum Fax

«Non c’è niente di improvvisato nei suoi spettacoli, sono macchine infernali e lei, Eleonora Danco, è vittima e carnefice. “Mi torturo. Quando ero più giovane mi veniva più facile, ora è faticoso. Ma se non mi torturo, se non raggiungo quel livello di tensione non succede niente”. Le chiedo se arriva in teatro col testo già pronto. “Sì, sì. Scrivo in casa, mi tengo prigioniera per giorni e giorni. Sto chiusa, mi dispero. Mi metto davanti al computer, penso che non ce la farò. Ma sto lì, scrivo. La sera mi mando un messaggio sul telefonino, mi spedisco il testo perché vedendolo su un altro schermo mi si chiariscono le idee”. Parlare con Eleonora significa beccarsi in faccia la sua irrequietezza, il continuo levare e mettere, affermare e negare. C’è in lei la proverbiale incapacità di prendersi troppo sul serio dei romani, ma anche, degli stessi, l’impudicizia, il fatalismo, l’egocentrismo. (…) “Il teatro è questione di ritmo, e il ritmo lo trovo impazzendo. Poi, una volta messa a punto questa partitura in maniera selvaggia, primitiva, allora lo spettacolo regge l’impatto. Del pubblico e di tutti gli inconvenienti possibili della scena. Non c’è improvvisazione, mai. C’è la verità, ci devi stare dentro”. (…) Nelle cose che scrive, sembra esserci un’ossessione per l’età: i pischelli, gli adulti e i vecchi. I pischelli sono vitali, allegri, innocenti. I vecchi sono saggi e un po’ matti e dicono solo cose geniali. Chi non si salva mai, sono gli adulti».

Elena Stancanelli, rivistastudio.com

 

«Per Eleonora Danco la vita adulta non è interessante. Neanche la prima infanzia lo è. Interessanti sono l’adolescenza, con i sentimenti in bella mostra come brufoli, e la vecchiaia, passata a far finta di non aver bisogno di niente e tantomeno della morte. In entrambe esplode il sentimento della mancanza: puoi nasconderti quanto vuoi, tanto si vede che soffri. Prima non sei abbastanza adulto da saper fingere, poi lo sei stato per troppo tempo e non ne hai più voglia».

Nadia Terranova, Internazionale

Antigone e Creonte, due facce della stessa medaglia

LA STAGIONE DEI TEATRI 2025-2026

Antigone in scena per Stagione dei Teatri 2025/2026 al Teatro Alighieri il 7 e l’8 febbraio 2026.

Al suo debutto parigino nel 1944, l’Antigone di Anouilh – riscrittura dell’omonima tragedia sofoclea ambientata nella Francia occupata – provocò reazioni contrastanti (…). La corrispondenza tra Antigone – la figura archetipica dell’eroina che sfida una legge considerata ingiusta – e la resistenza contro l’oppressione nazista risultava imperfetta, tiepida. Conseguenza in parte della censura che l’autore aveva dovuto in qualche modo aggirare, e certamente di un momento storico in cui le questioni di obbedienza, resistenza e autorità erano materia incandescente. Ma la responsabilità di quelle reazioni alla pièce era anche dell’imperdonabile bellezza del suo Creonte.
«Anouilh non ha dato solo una voce nuova ad Antigone, ma anche a Creonte» spiega Roberto Latini, drammaturgo, regista e interprete (più volte premio Ubu), che affronta questo classico novecentesco vestendo i panni della protagonista. (…)
Non è però la metafora politica della resistenza contro l’autorità a sollecitare l’artista. «Mi interessa il fatto che tutti noi siamo Antigone. O comunque stiamo con lei fino a un certo punto della nostra esistenza, fino a che la vita reale non ingombra la vita ideale. Creonte invece lo incontriamo dopo. Crescendo – scontrandoci con gli altri sul nostro cammino – il suo punto di vista lo capiamo di più. Dunque l’uno contiene l’altra. Convivono, scontrandosi. La disputa fondamentale tra l’essere uomini e l’essere umani è tutta interiore (…)».
Nella sua riscrittura, d’altronde, Anouilh ha ascoltato la voce e il tormento di Antigone per come risuona nel Novecento: non più solo una contesa tra legge umana e divina, cioè tra quello che ci rende parti di un consesso civile e le sue regole, e quello che ci rende umani, enfatici, innamorati e disamorati (anche a dispetto di quelle regole); bensì una lotta tra le diverse ragioni che abitano in ognuno di noi, tra l’Antigone che vive in Creonte e il Creonte che vive dentro Antigone, in una dialettica del sé irrisolvibile e lastricata di contraddizioni.
Da sempre Latini frequenta letteratura e poesia (…) ingaggiando un corpo a corpo con le questioni fondanti della vita e le forme attraverso cui sono tramandate, con echi sonori di parole già sentite che nella sua voce ferina risuonano nuove, incarnate. (…) Proprio come quelle dell’Antigone di Anouilh: «Sono parole che ascoltiamo nella nostra voce. Siamo Antigone e Creonte insieme».
Così, nel momento in cui, per ragioni anagrafiche, sarebbe più vicino al ruolo del re, Latini sceglie di confrontarsi con la figura più giovane. «Oggi posso essere Antigone perché riesco a sfidare fino in fondo Creonte, e lo posso sfidare perché lo capisco, capisco cosa sto mettendo in discussione». L’altra faccia della medaglia, quella del re, ha il volto di Francesca Mazza (attrice che a sua volta vanta diversi Ubu). «È una delle prime persone che ho conosciuto nella mia vita teatrale; Francesca sa chi ero quando avevo l’età di Antigone. Non avrei potuto scegliere un altro Creonte».
(…) In questo gioco di specchi, ognuna delle altre interpreti dello spettacolo assume un ruolo doppio: la nutrice è anche il coro, Ismaele è anche il messaggero, Emone è anche le guardie. «Ciascuna figura fa i conti con un altro da sé», spiega Latini, che aggiunge: «Ho inserito nello spettacolo una frase che non è di Anouilh: “Tutte le scelte che hai fatto ti hanno portato adesso qui”, ma vale anche per quelle che non abbiamo fatto. E ho voluto l’idea di una strada come scenografia perché il corpo di Polinice, quello sulla cui sepoltura si scontrano Antigone e Creonte, è una strada su cui tutti camminiamo, e rappresenta la direzione che scegliamo di seguire. Polinice è le nostre scelte».

Rossella Menna, “Corriere della Sera – La lettura”

 

Xylella, il batterio che ci racconta come “prendersi cura”

LA STAGIONE DEI TEATRI 2025-2026

X dy Xylella, Bibbia e Alberi sacri in scena per Stagione dei Teatri 2025/2026 al Teatro Rasi il 3 febbraio 2026.

 

La Xylella Fastidiosa (si chiama proprio così) è una questione complessa. E l’informazione non è in grado di affrontare la complessità. La prendo dalla parte dell’informazione perché, ormai, è l’informazione che produce la realtà. Quindi, nel momento in cui la grande informazione volta le spalle a un fatto, quello non esiste più. (…) Che possibilità abbiamo, allora, di produrre realtà alternativa? Il teatro, per esempio. Nella contemporaneità il teatro può essere uno strumento in grado di ripristinare piccoli grumi di realtà concreta, perché può affrontare la complessità. E ciò in molti casi significa affrontare, convivere a addirittura collaborare con l’incertezza. (…) Questa è la ragione per cui nella nostra scena ci sono sei attrici, anzi, sei donne. Perché forse la comprensione dei fenomeni – dove (…) comprendere significa accogliere, abbracciare, stare, saper stare con quello che c’è anziché combattere con quello che non c’è – a ben vedere appartiene più al femminile che al maschile.
In definitiva lo spettacolo (…) racconta del prendersi cura. Prendersi cura veramente dei corpi, della natura, della salute e della malattia. E anche della memoria.

Gabriele Vacis

«La riforma di pensiero è quella che definisco “pensiero complesso”1 (…), che vuole superare la confusione, la complicazione e la difficoltà di pensare, con l’aiuto di un pensiero organizzatore (…). La riforma di pensiero incontra condizioni
favorevoli e condizioni sfavorevoli. Le condizioni favorevoli sono due grandi
rivoluzioni scientifiche. La prima, molto avanzata, ma lungi dall’essere compiuta, è quella che è cominciata all’inizio del ventesimo
secolo con la fisica quantistica e che ha completamente sconvolto la nostra
nozione del reale, abolendo la concezione puramente meccanicistica dell’universo. (…) La seconda rivoluzione, che è ai suoi inizi, si è manifestata in alcune scienze che
si possono definire scienze sistemiche, ove vediamo in effetti crearsi approcci complessi, poli-disciplinari, come nelle scienze della Terra, nell’ecologia o nella
cosmologia. In ecologia, l’ecologo è come il direttore d’orchestra che tiene conto
dei disequilibri, delle regolazioni, delle irregolarità degli ecosistemi, e che fa appello alle competenze specifiche dello zoologo, del botanico, del biologo, del
fisico, del geologo ecc. (…)
A partire dal pensiero complesso noi ritroviamo la possibilità di collegare l’essere umano con la natura e il cosmo, e nel contempo di separarli. A partire dal pensiero complesso possiamo ristabilire il dialogo fra le due culture, scientifica e umanistica, e situarci nell’universo in cui il locale e il globale sono collegati. Le condizioni sfavorevoli dipendono dalle strutture mentali, dalle strutture istituzionali e dal paradigma di disgiunzione e di riduzione che funziona all’interno delle menti (…). La riforma di pensiero richiede una riforma delle istituzioni che richiede a sua volta una riforma di pensiero. Si tratta di trasformare questo circolo vizioso in circuito produttivo».

Edgard Morin, Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione, Raffaello Cortina Editore

1 «Quando parlo di complessità mi riferisco al significato elementare della parola latina complexus, “ciò che è tessuto insieme”. I componenti sono diversi, ma occorre guardare all’intera figura come un arazzo», scrive il filosofo in un suo saggio dal titolo La stratégie de reliance pour l’intelligence de la complexité.

Alan Bennet, tra desiderio e paura della morte

LA STAGIONE DEI TEATRI 2025-2026

Cerimonia del massaggio in scena per Stagione dei Teatri 2025/2026 al Teatro Rasi il 24 gennaio 2026.

 

Dalle pagine del romanzo breve di Alan Bennett, un po’ black comedy e un po’ pamphlet satirico, un monologo torrenziale, tragicomico e irriverente che è anche e soprattutto la parabola di un uomo che fronteggia, esplora e infine accoglie il desiderio carnale, trovandogli un posto dentro di sé dopo aver attraversato l’imbarazzo, la paura e in un certo senso anche la morte. Commedia e dramma si rincorrono e si prendono in giro a vicenda nella scrittura, pungente e raffinata di questo autore di elegante e sottile perfidia.

Dalla scheda artistica

 

«Il funerale, in ossequio alle abitudini correnti, era stato annunciato come una “celebrazione’, pratico connubio tra il festeggiamento e il commiato. Tanto per cominciare non era imperativo addolorarsi troppo, il che era decisamente un vantaggio: la persona da celebrare era morta da un pezzo e per piangere sarebbe stata necessaria una certa vis drammatica. In più, chiamarla celebrazione permetteva di non vestire a lutto.
(…)
Benché abituato a celebrare davanti a una prevalenza di donne, padre Jolliffe non si stupi nel vedere oggi tutti quegli uomini. Alcuni erano amici intimi di Clive, certo, ma a parte questo aveva notato che ali uomini erano più attratti dai funerali e dalle funzioni commemorative che non da una messa (o, che so, dal teatro), e se ne era chiesto il motivo, visto che gli uomini fanno di rado quel che non hanno voglia di fare. Aveva concluso che quando c’è un morto entra in ballo il senso di superiorità: il defunto è stato messo al suo posto, cioè nella tomba, e per quanto sontuosi possano essere i tributi che accompagnano il commiato, non si può negare che lo status dei vivi sia di gran lunga superiore. Agli uomini, in particolare, questo piace molto.
(…)
Ancora non aveva deciso come impostare il sermone. Confidava che gli sarebbe venuto in mente qualcosa, che al momento buono le parole gli sarebbero state suggerite, come gli accadeva di pensare quando si sentiva particolarmente vicino al Signore. Passando tra la gente che cantava sgangheratamente l’inno, padre Jolliffe rifletté che quella sembrava davvero una platea: elegante, attaccata alle cose terrene, si aspettava certo che lui non tirasse troppo in ballo Dio. Un po’ si risenti: benché fosse un prete smaliziato e fin troppo indulgente con se stesso, (…) gli spiaceva adattare la sua fede al pubblico che aveva davanti e, non per la prima volta, desiderò essere un vero cattolico, al quale questo problema non si sarebbe mai posto. Uno dei tanti motivi di lagnanza che padre Jolliffe aveva nei confronti della Riforma inglese era che, da allora, nel rito era entrato il sentimento. Non te la potevi più cavare con le formule: ci dovevi credere. Questi pensieri lo avevano accompagnato, insieme alla processione, fino al presbiterio, dove il coro s’infilò nelle sue panche e gli ecclesiastici gli si disposero intorno. Mancavano un paio di strofe alla fine dell’inno. Questo diede a padre Jolliffe la possibilità di pensare a cosa doveva dire di Clive, e a cosa non doveva dire».

Stralci dal racconto di Alan Bennet, La cerimonia del massaggio, Adelphi

Il legame fra particelle che produce energie positive

LA STAGIONE DEI TEATRI 2025-2026

RETTE PARALLELE Sono l’amore e la morte in scena per Stagione dei Teatri 2025/2026 al Teatro Rasi il 23 gennaio 2026.

«Oscar De Summa è un battitore libero nella scena italiana. Un narratore che nei suoi quasi trent’anni di pratica artistica ha lavorato per lo più come solista, come scrittore e interprete di monologhi che si potrebbero definire di narrazione, se non fosse che il suo modo di narrare ha una specifica tridimensionalità che ne fa l’artista speciale che è arrivato a essere, con una presenza costante nei teatri italiani ed europei. (…) De Summa sta al teatro italiano un po’ come Gipi sta al fumetto: un cinquantenne dalle radici che affondano in una adolescenza maudit, una vita letteralmente salvata dall’arte, e che ora continua a mandare i suoi “baci dalla provincia”, storie dal tratto universale, capaci di coinvolgere gli spettatori di ogni età e latitudine. Apprezzato per la capacità di intrecciare elementi autobiografici e sociali con temi universali, come il senso di appartenenza, il dolore e la ricerca di connessione, (…) De Summa stupisce per dettagli capaci di raccontare i personaggi, degni dei grandi classici russi, a volte per subitanee sensazioni di grande vuoto, in stile Carver e letteratura americana contemporanea. Il ‘narrattore’ adatta il suo linguaggio teatrale entrando e uscendo dalla vicenda, quasi a voler spegnere (ma in realtà la tecnica chiaroscurale e brechtiana amplifica) le punte emotive, oscillando fra racconto di periferia, interferenze e biografie di fisici dalla vita sregolata, a cui man mano si attorciglia proprio il tema dell’entanglement. Ma cosa è? La meccanica classica, spiega l’autore, descrive le proprietà e il comportamento della materia a grande scala e come se i corpi fossero immersi dentro spazi virtuali a sé stanti. La meccanica quantistica, invece, descrive il comportamento microscopico di singole particelle che si comportano a volte in modo contro-intuitivo, come lui stesso spiega con alcuni divertenti esempi sui fenomeni che cambiano a seconda che vengano o meno osservati.

Estratto dai materiali della compagnia

Entanglement è un termine coniato da Erwin Schrödinger nel 1935 e indica un legame fra particelle. Una relazione. È definito da una funzione, chiamata “funzione d’onda di un sistema”, che descrive le proprietà delle particelle come fossero un unico oggetto, anche se le particelle si trovano a enorme distanza. Lo scienziato dimostrò che, se due particelle sono state vicine per un sufficiente tempo, questa correlazione permette alla prima particella di influenzare la seconda istantaneamente, e viceversa. (…) E questo è un lavoro che commuove e fa pensare a quanta parte della nostra vita lasciamo andare facendola decidere agli altri, spesso privandoci di felicità istantanee, che poi si rimpiangono. Perché la vita è veramente un giro quantico, ed è meglio vibrare con il maggior numero di particelle capaci di produrre intese energie positive».

Renzo Francabandera, paneacquaculture.net

 

«La frammentazione interna dell’uomo [di oggil rispecchia la sua concezione del mondo ‘esterno’, che è visto come un insieme di oggetti e di eventi separati. Si considera l’ambiente naturale come se fosse costituito da parti separate che devono essere sfruttate da vari gruppi di interesse. Questa visione non unitaria è ulteriormente estesa alla società, che viene suddivisa in differenti nazioni, razze, gruppi religiosi e politici. La convinzione che tutti questi frammenti – in noi stessi, nel nostro ambiente e nella nostra società – siano realmente separati può essere vista come la causa fondamentale di tutte le crisi attuali, sociali, ecologiche e culturali. Essa ci ha estraniati dalla natura e dagli esseri umani nostri simili. Essa ha provocato una distribuzione delle risorse naturali incredibilmente ingiusta, che crea disordine economico e politico: un’ondata di violenza, sia spontanea sia istituzionalizzata, che cresce sempre più, e un ambiente inospite, inquinato, nel quale la vita è diventata fisicamente e spiritualmente insalubre».

Fritjof Capra, Il Tao della fisica, Adelphi