Antigone e Creonte, due facce della stessa medaglia
LA STAGIONE DEI TEATRI 2025-2026
Antigone in scena per Stagione dei Teatri 2025/2026 al Teatro Alighieri il 7 e l’8 febbraio 2026.
Al suo debutto parigino nel 1944, l’Antigone di Anouilh – riscrittura dell’omonima tragedia sofoclea ambientata nella Francia occupata – provocò reazioni contrastanti (…). La corrispondenza tra Antigone – la figura archetipica dell’eroina che sfida una legge considerata ingiusta – e la resistenza contro l’oppressione nazista risultava imperfetta, tiepida. Conseguenza in parte della censura che l’autore aveva dovuto in qualche modo aggirare, e certamente di un momento storico in cui le questioni di obbedienza, resistenza e autorità erano materia incandescente. Ma la responsabilità di quelle reazioni alla pièce era anche dell’imperdonabile bellezza del suo Creonte.
«Anouilh non ha dato solo una voce nuova ad Antigone, ma anche a Creonte» spiega Roberto Latini, drammaturgo, regista e interprete (più volte premio Ubu), che affronta questo classico novecentesco vestendo i panni della protagonista. (…)
Non è però la metafora politica della resistenza contro l’autorità a sollecitare l’artista. «Mi interessa il fatto che tutti noi siamo Antigone. O comunque stiamo con lei fino a un certo punto della nostra esistenza, fino a che la vita reale non ingombra la vita ideale. Creonte invece lo incontriamo dopo. Crescendo – scontrandoci con gli altri sul nostro cammino – il suo punto di vista lo capiamo di più. Dunque l’uno contiene l’altra. Convivono, scontrandosi. La disputa fondamentale tra l’essere uomini e l’essere umani è tutta interiore (…)».
Nella sua riscrittura, d’altronde, Anouilh ha ascoltato la voce e il tormento di Antigone per come risuona nel Novecento: non più solo una contesa tra legge umana e divina, cioè tra quello che ci rende parti di un consesso civile e le sue regole, e quello che ci rende umani, enfatici, innamorati e disamorati (anche a dispetto di quelle regole); bensì una lotta tra le diverse ragioni che abitano in ognuno di noi, tra l’Antigone che vive in Creonte e il Creonte che vive dentro Antigone, in una dialettica del sé irrisolvibile e lastricata di contraddizioni.
Da sempre Latini frequenta letteratura e poesia (…) ingaggiando un corpo a corpo con le questioni fondanti della vita e le forme attraverso cui sono tramandate, con echi sonori di parole già sentite che nella sua voce ferina risuonano nuove, incarnate. (…) Proprio come quelle dell’Antigone di Anouilh: «Sono parole che ascoltiamo nella nostra voce. Siamo Antigone e Creonte insieme».
Così, nel momento in cui, per ragioni anagrafiche, sarebbe più vicino al ruolo del re, Latini sceglie di confrontarsi con la figura più giovane. «Oggi posso essere Antigone perché riesco a sfidare fino in fondo Creonte, e lo posso sfidare perché lo capisco, capisco cosa sto mettendo in discussione». L’altra faccia della medaglia, quella del re, ha il volto di Francesca Mazza (attrice che a sua volta vanta diversi Ubu). «È una delle prime persone che ho conosciuto nella mia vita teatrale; Francesca sa chi ero quando avevo l’età di Antigone. Non avrei potuto scegliere un altro Creonte».
(…) In questo gioco di specchi, ognuna delle altre interpreti dello spettacolo assume un ruolo doppio: la nutrice è anche il coro, Ismaele è anche il messaggero, Emone è anche le guardie. «Ciascuna figura fa i conti con un altro da sé», spiega Latini, che aggiunge: «Ho inserito nello spettacolo una frase che non è di Anouilh: “Tutte le scelte che hai fatto ti hanno portato adesso qui”, ma vale anche per quelle che non abbiamo fatto. E ho voluto l’idea di una strada come scenografia perché il corpo di Polinice, quello sulla cui sepoltura si scontrano Antigone e Creonte, è una strada su cui tutti camminiamo, e rappresenta la direzione che scegliamo di seguire. Polinice è le nostre scelte».
Rossella Menna, “Corriere della Sera – La lettura”




















