LA STAGIONE DEI TEATRI 2025-2026
X dy Xylella, Bibbia e Alberi sacri in scena per Stagione dei Teatri 2025/2026 al Teatro Rasi il 3 febbraio 2026.
La Xylella Fastidiosa (si chiama proprio così) è una questione complessa. E l’informazione non è in grado di affrontare la complessità. La prendo dalla parte dell’informazione perché, ormai, è l’informazione che produce la realtà. Quindi, nel momento in cui la grande informazione volta le spalle a un fatto, quello non esiste più. (…) Che possibilità abbiamo, allora, di produrre realtà alternativa? Il teatro, per esempio. Nella contemporaneità il teatro può essere uno strumento in grado di ripristinare piccoli grumi di realtà concreta, perché può affrontare la complessità. E ciò in molti casi significa affrontare, convivere a addirittura collaborare con l’incertezza. (…) Questa è la ragione per cui nella nostra scena ci sono sei attrici, anzi, sei donne. Perché forse la comprensione dei fenomeni – dove (…) comprendere significa accogliere, abbracciare, stare, saper stare con quello che c’è anziché combattere con quello che non c’è – a ben vedere appartiene più al femminile che al maschile.
In definitiva lo spettacolo (…) racconta del prendersi cura. Prendersi cura veramente dei corpi, della natura, della salute e della malattia. E anche della memoria.
Gabriele Vacis

«La riforma di pensiero è quella che definisco “pensiero complesso”1 (…), che vuole superare la confusione, la complicazione e la difficoltà di pensare, con l’aiuto di un pensiero organizzatore (…). La riforma di pensiero incontra condizioni
favorevoli e condizioni sfavorevoli. Le condizioni favorevoli sono due grandi
rivoluzioni scientifiche. La prima, molto avanzata, ma lungi dall’essere compiuta, è quella che è cominciata all’inizio del ventesimo
secolo con la fisica quantistica e che ha completamente sconvolto la nostra
nozione del reale, abolendo la concezione puramente meccanicistica dell’universo. (…) La seconda rivoluzione, che è ai suoi inizi, si è manifestata in alcune scienze che
si possono definire scienze sistemiche, ove vediamo in effetti crearsi approcci complessi, poli-disciplinari, come nelle scienze della Terra, nell’ecologia o nella
cosmologia. In ecologia, l’ecologo è come il direttore d’orchestra che tiene conto
dei disequilibri, delle regolazioni, delle irregolarità degli ecosistemi, e che fa appello alle competenze specifiche dello zoologo, del botanico, del biologo, del
fisico, del geologo ecc. (…)
A partire dal pensiero complesso noi ritroviamo la possibilità di collegare l’essere umano con la natura e il cosmo, e nel contempo di separarli. A partire dal pensiero complesso possiamo ristabilire il dialogo fra le due culture, scientifica e umanistica, e situarci nell’universo in cui il locale e il globale sono collegati. Le condizioni sfavorevoli dipendono dalle strutture mentali, dalle strutture istituzionali e dal paradigma di disgiunzione e di riduzione che funziona all’interno delle menti (…). La riforma di pensiero richiede una riforma delle istituzioni che richiede a sua volta una riforma di pensiero. Si tratta di trasformare questo circolo vizioso in circuito produttivo».
Edgard Morin, Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione, Raffaello Cortina Editore
1 «Quando parlo di complessità mi riferisco al significato elementare della parola latina complexus, “ciò che è tessuto insieme”. I componenti sono diversi, ma occorre guardare all’intera figura come un arazzo», scrive il filosofo in un suo saggio dal titolo La stratégie de reliance pour l’intelligence de la complexité.