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La Riviera romagnola: un microcosmo tra intimità ed esibizione

AL SOCJALE 2025-2026

Ombrelloni. Riviera Blues in scena per la rassegna Al Socjale 2025-2026 al Teatro Socjale il 14 aprile.

«È possibile capire molto di un paese guardando le sue spiagge. In tutte le culture, la spiaggia è quel raro spazio pubblico in cui si possono trovare le assurdità e i comportamenti eccentrici tipici di ogni nazione»

Martin Parr

 

Ogni estate gli stabilimenti balneari della Riviera romagnola si trasformano in comunità temporanee, spazi in cui si intrecciano abitudini, desideri e ossessioni. Sotto gli ombrelloni convivono corpi esposti e sguardi nascosti, slanci vitali e lunghe immobilità pomeridiane, in un microcosmo che oscilla tra intimità ed esibizione e riflette dinamiche più ampie della società contemporanea, dal turismo di massa al consumismo, fino a una diffusa rimozione delle urgenze ambientali. 

Ogni estate gli stabilimenti balneari della Riviera romagnola si trasformano in comunità temporanee, spazi in cui si intrecciano abitudini, desideri e ossessioni. Sotto gli ombrelloni convivono corpi esposti e sguardi nascosti, slanci vitali e lunghe immobilità pomeridiane, in un microcosmo che oscilla tra intimità ed esibizione e riflette dinamiche più ampie della società contemporanea, dal turismo di massa al consumismo, fino a una diffusa rimozione delle urgenze ambientali.
A partire da questo contesto, Ombrelloni della compagnia Studio Doiz costruisce un dispositivo narrativo che assume il Bagno Kursaal – stabilimento balneare immaginario rimasto invariato per trent’anni – come punto di osservazione privilegiato per interrogare trasformazioni e contraddizioni del paese. Il lavoro si inserisce nel solco del teatro di narrazione, rielaborandone le matrici attraverso un linguaggio che intreccia parola scenica e intervento musicale dal vivo. Nutrito anche dallo sguardo del fotografo Martin Parr, lo spettacolo compone un “blues rivierasco” in equilibrio tra registri satirici e suggestioni di realismo magico, restituendo un immaginario collettivo sospeso tra memoria e possibile scomparsa.

«La comicità di Ombrelloni è una vertigine d’equilibrio. Gardelli scrive un testo che potremmo dire felliniano, non tanto per ambientazione, quanto per la modalità con cui trasforma l’aneddoto in visione. La parola si fa immagine, e l’immagine diventa teatro. La lingua si piega e si apre, si colora di dialettismi […] e scivola nel dialetto con naturalezza. Nel lavoro di Lorenzo Carpinelli tutto è misura. Anche la sguaiatezza. La sua interpretazione è una piccola ma solida lezione di magistero ritmico: nei crescendo, nei respiri trattenuti, nelle improvvise accensioni vocali e nelle pause improvvise. Mai sopra le righe, ma sempre quasi».

Michele Pascarella, Gagarin Magazine

 

«Ombrelloni racconta la balneazione come stato dell’anima. Il monologo è interpretato da un eccezionale Lorenzo Carpinelli, che ha poco più di trent’anni, ma da prova di maneggiare il dialetto romagnolo come pochissimi altri della sua generazione»

Federico Savini, Blow Up

 

«Ombrelloni ha una forma che potremmo definire semplice, un testo comprensibile che qualcuno potrebbe derubricare a confortevole, divertente. Tutt’altro: è un affresco di un’Italia che non c’è più, è un saggio sulla Romagna, in forma scanzonata e disincantata. Un piccolo gioiellino di scrittura con un attore che ha saputo portarci dentro un mondo, facendoci sorridere, a tratti anche amaramente».

Tommaso Chimenti, Corriere dello spettacolo

 

«Lo spettacolo è minimalista nella scenografia, e si fonda quasi tutto sulla capacità di gradazione del racconto del narratore e della buona intesa con un musicista come Giacomo Toschi, che è la spalla ideale e complice decisivo in questo spettacolo. Una fotografia che in poco più di 70 minuti non perde mai il ritmo, lasciandosi forse trasportare nella scena finale in un ambiente velato di malinconia per un mondo che rischia di essere cancellato da un futuro dal volto sconosciuto».

Pietro Caruso, Romagna in scena

 

La compagnia
STUDIO DOIZ nasce a Ravenna nel 2020 dall’unione di cinque fondatori dalle diverse attitudini. A un cuore teatrale formato da Iacopo Gardelli, giornalista, scrittore e drammaturgo, e Lorenzo Carpinelli, attore, si aggiungono Giacomo Bertoni, musicista e Lorenzo Basurto, organizzatore. L’intento dell’associazione è, fin da subito, quello di ibridare i linguaggi e operare in vari campi dell’agitazione culturale in modo indipendente e innovativo: dal teatro alle arti visive, dal radiodramma al podcasting.

Può il teatro rappresentare ancora le assurdità della Storia?

LA STAGIONE DEI TEATRI 2025-2026

Come gli uccelli in scena per La Stagione dei Teatri 2025/2026 al Teatro Alighieri l’8 e il 9 aprile.

Potente e lacerante, il capolavoro drammaturgico del franco-libanese Wajdi Mouawad – rappresentato per la prima volta in Italia – racconta della storia d’amore tra Eitan, giovane tedesco di origine israeliana, e Wahida, ragazza di origine araba. Si conoscono a New York e si innamorano perdutamente, ma si troveranno presto di fronte a un drammatico destino: sull’Allenby Bridge, il famoso ponte che collega – e al tempo stesso divide – Israele e Giordania, Eitan rimane vittima di un attentato e cade in coma. In questa dimensione sospesa, vengono ripercorse le vicende familiari di diverse generazioni, generando un labirinto di storie, eredità dimenticate, lotte fratricide. «Gli ultimi efferati accadimenti avvenuti in Israele e a Gaza – afferma Marco Lorenzi – ci ricordano che tutto questo è vero, vivo e dolorosamente attuale. Ma noi insistiamo a credere che grazie a capolavori come quelli di Mouawad, il Teatro sia ancora l’unico luogo dove le assurdità della Storia possono essere rappresentate, per discuterle insieme, perché pensiamo – forse utopisticamente – che non si debbano più ripetere. […]» A interpretare i numerosi personaggi, un cast di interpreti provenienti da diversi paesi, origini e biografie, a cui Lorenzi ha chiesto di imparare a recitare in altre lingue oltre alla propria. Una scelta che deriva dall’«epica costruzione del testo di Mouawad». Una riflessione profonda, e quantomai necessaria oggi, sull’amore, l’incontro e l’appartenenza culturale.

«Ci sono testi teatrali che anticipano la realtà e diventano sempre più attuali e profetici con il passare del tempo. Tous des oiseaux di Wajdi Mouawad è uno di questi. I personaggi parlano lingue diverse non solo in senso letterale. Perché si parla inglese, tedesco, arabo ed ebraico (anche se Mouawad lo ha scritto in francese)? Perché ognuno usa la propria lingua madre per esprimere la propria identità o ricerca di identità. Quindi Tous des oiseaux è un testo in cui la lingua diventa grande protagonista. Una lingua densa, calda, magmatica e materica come lava, come creta. Che agisce, modella, crea e muove i personaggi come nuovi golem dolorosamente pensanti e senzienti. Mentre lo traducevo ho sentito, più forte che mai, la responsabilità di restituire nella mia/nostra lingua la struggente poesia del testo e l’importanza del messaggio che porta. E cioè che, al di là delle sovrastrutture in cui ci siamo ingabbiati – idiomi, religioni, tradizioni ideologiche, convinzioni politiche diverse – in realtà, nella nostra umanità più profonda, siamo tutti uguali».

Monica Capuani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

«Il testo era stato scritto quasi cinque anni fa e ha debuttato incredibilmente pochi giorni dopo l’attacco di Hamas a Israele del 7 ottobre. Lo spettacolo ha adesso un respiro epocale, come l’Angels in America o il Leheman Brothers di qualche anno fa. Una saga intergenerazionale che racconta il tempo presente, quello che stiamo vivendo. Un must see assoluto di questa stagione teatrale […]».

Renzo Francabandera, PAC, 2024

 

«[…] non solo uno spettacolo di notevole qualità ma anche ‘necessario’ ed ‘esigente’ nelle tematiche che affronta e che giustamente ci propone in un oggi, purtroppo, ancora una volta da esse sanguinosamente segnato e ferito, e che si segnala per il profondo respiro storico e per la necessità di sottrarlo alle dinamiche di una cronaca che spesso disconosce l’umanità condivisa delle persone nel loro presente ma anche nel loro passato».

Maria Dolores Pesce, Dramma.it, gennaio 2024

 

«Splendidi gli attori, di varia provenienza etnica, che hanno, con evidenza, introiettato i loro personaggi attraverso un approfondito lavoro di preparazione durato un paio di anni, e che ne governano con equilibrio e maestria professionale le dinamiche, le pulsioni apparentemente contraddittorie, o addirittura sconvolgenti, quando non gli eventi traumatici. Su ognuno di loro ci sarebbe da scrivere un intero saggio, a cominciare dai due giovani protagonisti».

Claudio Facchinelli, Rumor(s)cena, 2023

SERVIZIO CIVILE: SCEGLI RAVENNA TEATRO!

Se hai tra i 18 e i 28 anni Ravenna Teatro ti offre la possibilità di svolgere servizio civile volontario presso il proprio Centro di Produzione. Per un anno si avrà la possibilità di lavorare con la squadra organizzativa e a stretto contatto con gli artisti e le artiste delle Albe, approfondendo la conoscenza dei diversi progetti tra il Teatro Rasi e Palazzo Malagola.
QUI trovi le informazioni sul nostro teatro e sulle attività che potrai svolgere.

La domanda di partecipazione deve essere prodotta esclusivamente attraverso la piattaforma DOL raggiungibile all’indirizzo domandaonline.serviziocivile.it, il progetto ha come titolo prendere pARTE e va indicata la sede del Centro di Produzione, Teatro Rasi via di Roma, 39 Ravenna.

Per scoprire cosa è il servizio civile CLICCA QUI

Leggi il bando QUI

Si ricorda che il bando scade il 16 aprile 2026 alle ore 14:00.

OSSERVATORIO SU LA STAGIONE DEI TEATRI – Concorso per le scuole secondarie di secondo grado

Anche quest’anno è aperto il concorso per le classi delle scuole secondarie di secondo grado proposto da Ravenna Teatro e legato a La Stagione dei Teatri.

In palio un viaggio alla scoperta di realtà teatrali con cui il nostro Centro di Produzione ha creato sinergie, e le città che le ospitano.
Dopo Milano, Vicenza e Pompei, sarà la volta di BOLZANO e MERANO nei giorni sabato 9 e domenica 10 maggio.

Partecipare è semplice: restituire una riflessione – scritta, disegnata, filmata, un podcast – di uno o più spettacoli della Stagione a cui si è assistito. Una giuria di attori, autori e giornalisti valuterà gli elaborati e decreterà i vincitori.
Si potrà decidere per un lavoro di gruppo o recensioni singole (più saranno gli spettacoli recensiti, più possibilità ci saranno di vincere).

Il termine per la consegna dei materiali è martedì 21 aprile via mail a promozione@ravennateatro.com indicando il proprio nome, quello del gruppo o della classe partecipante, un recapito telefonico/mail dell’insegnante e dell’Istituto di riferimento.


IN VIAGGIO CON RAVENNA TEATRO
Il concorso si lega come sempre al progetto In viaggio con Ravenna Teatro, che coinvolge anche gli adulti che desiderano condividere questa esperienza e che invitiamo fin da ora a contattare Ravenna Teatro per una pre-iscrizione.

Bolzano e Merano sono i due centri che quest’anno ci hanno coinvolto per lo spettacolo intorno all’opera di Alexander Langer e alla Fondazione a lui intitolata; avremo modo, inoltre, di conoscere il lavoro di Teatro Pratiko e del Teatro La Ribalta. E coglieremo l’occasione per effettuare una visita guidata delle città.

Informazioni Ravenna Teatro tel. 0544 36239

“Aver volontà di togliersi dall’ingiustizia è delitto o justizia?”. La storia di Beatrice Cenci

LA STAGIONE DEI TEATRI 2025-2026

Cenci in scena per La Stagione dei Teatri 2025/2026 al Teatro Rasi il 31 marzo.

«Il più alto fine morale a cui si possa aspirare nel più elevato genere drammatico, è insegnare al cuore umano la conoscenza di sé stesso».

Percy Bysshe Shelley

 

I Cenci nasce dalla tragedia in versi di Percy Bysshe Shelley (1819), ispirata a un manoscritto rinvenuto negli archivi romani e ambientata nella Roma del 1599, sotto il pontificato di Clemente VIII. La vicenda, ripresa nel 1935 da Antonin Artaud come manifesto del suo “teatro della crudeltà”, racconta la storia di Beatrice Cenci, vittima degli abusi del padre e artefice della sua uccisione nel tentativo di liberarsi. Scoperta, sarà giustiziata insieme ai complici, nonostante il favore del popolo. Questa riscrittura guarda al nucleo politico e poetico dell’opera: la responsabilità individuale di fronte al male, il rapporto tra religione e potere, e una violenza sistemica che attraversa i secoli. La vicenda diventa simbolo contemporaneo di vulnerabilità e resistenza attraverso una regia che mette in dialogo teatro, cinema e arti visive con atmosfere perturbanti e un’intensa partitura sonora. Un lavoro che mira a illuminare gli abissi dell’animo umano e a interrogare la nostra coscienza collettiva.

«[…] 11 settembre 1599, Roma. Beatrice Cenci, nobildonna appartenuta a una delle più influenti famiglie rinascimentali dell’epoca, viene giustiziata per parricidio, per essersi difesa dai ripetuti abusi di un padre violento e depravato dopo innumerevoli e ignorate richieste di aiuto. Vittima prima dei soprusi, poi della giustizia. Il processo spacca la città: “aver volontà di togliersi dall’ingiustizia è delitto o justizia?” Il giorno dell’esecuzione Caravaggio e Artemisia Gentileschi assistono alla decapitazione; quell’immagine si imprime nel loro sguardo, è una discesa ripida nella carne che genera visioni. Quel teatro della crudeltà è oggi per noi un attributo del concetto di verità. Cenci traccia una linea che attraverso i secoli giunge a noi sinistramente intatta nel suo nucleo primordiale, seppur mascherata dietro civili sembianze. Vi si denuncia l’anarchia del male, la responsabilità personale dell’ingiustizia che si propaga all’intera società, la religione come fondamento e condanna dell’edificio sociale del nostro Paese, così malato e bisognoso di laicità. Siamo spettatori di un “mancato rinascimento” che la storia dei Cenci concede di osservare con dolorosa complicità; uno specchio nostrano che racconta l’identità italiana ma che abbraccia anche un’identità europea sempre più categorica e dogmatica. Beatrice Cenci è oggi il simbolo di una vulnerabilità alla prepotenza del patriarcato imperante e dei modelli androcratici dominanti. Una donna del passato traccia il futuro. In questo nuovo viaggio teatrale siamo accompagnati da un custode, Antonin Artaud, teatrante, poeta, martire e visionario che ci sembra possa sovrapporsi a Beatrice Cenci, per tentare di congiungere arte e vita, corpo naturale e identità, per confondere i limiti, spostarli in avanti di continuo».

Giorgia Cerruti

 

 

«Cenci ci ricorda come il teatro possa essere un farmaco. Al contrario dell’esibizione quotidiana dell’orrore che riempie ormai ogni minuto della nostra giornata, l’arte della scena ci mette a confronto con la natura stessa della violenza, facendoci riflettere sulle possibili alternative. Non è spettacolo di cui sadicamente godere, ma pensiero in azione, un pensiero in grado forse di farci vergognare e costringerci a cambiare».

Enrico Pastore, PAC – paneacquaculture.net

 

«La messa in scena […] è un richiamo forte a quel nostro sguardo distratto, innanzitutto nel processo di smascheramento che attiva in scena quando i protagonisti apparsi in veneziane maschere colorate, se ne spogliano per mostrare il volto violento, il ghigno della loro funesta aggressività o anche l’umanità del loro sentire. E poi nell’uso molto figurativo, quasi rinascimentale direi, del colore in cui domina il rosso di una passione trasfigurata in sangue, un uso mai simbolico che, […] è un ‘mostrare diretto’».

Maria Dolores Pesce, Dramma.it

Piccolo e Massini raccontano il coraggio di Giacomo Matteotti

LA STAGIONE DEI TEATRI 2025-2026

Matteotti. Anatomia di un fascismo in scena per La Stagione dei Teatri 2025/2026 al Teatro Alighieri dal 26 al 29 marzo.

Ottavia Piccolo e Stefano Massini, limpida attrice e acuto drammaturgo uniti da un forte impegno civile e da un sodalizio artistico, raccontano la tragica parabola di Giacomo Matteotti, l’uomo che, negli anni Venti, comprese la gravità dell’ascesa del fascismo quando molti non videro o non vollero vedere. La pièce, tra voce, musica e parole, ricostruisce l’ascesa di quel fenomeno eversivo e il coraggio di Matteotti, riformista e pacifista, oppositore instancabile, la cui arma politica era la parola documentata e fondata sui fatti. «Una parola che smaschera. Per questo fu ucciso», sottolinea la regista Sandra Mangini.

Sul palco, Ottavia Piccolo dà voce al testo di Massini, accompagnata dalle musiche di Enrico Fink che dirige i Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo. Un’opera potente che richiama alla responsabilità civile e alla necessità di non dimenticare, a cento anni dall’assassinio del deputato, il 10 giugno 1924.

«Ottavia Piccolo […] alterna monologhi serrati a climax con sei solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo. Plasma un capolavoro di dignità, sguardi, posture e imposture che è la documentatissima opera Matteotti anatomia di un fascismo scritta da Stefano Massini per lei e per un tributo di oltre cent’anni dall’agguato squadrista di cui il parlamentare fu vittima».

Rodolfo di Gianmarco, La Repubblica

 

«Una bella esperienza, quasi esemplare, per restituire al teatro la sua funzione civile, senza rinunciare al fascino della parola e dell’interpretazione, e del loro uso. Non a caso la cascata finale di applausi sembrano voler esprimere il calore del pubblico non solo per la bravura e la testimonianza dello spettacolo, ma un sentimento di piena partecipazione a quel primo piano di straordinaria intensità».

Gianfranco Capitta, il manifesto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

«La narrazione contiene delle vere perle letterarie-teatrali. Penso alla descrizione della luce di Roma, alla narrazione del rapimento […] O anche la descrizione delle differenze economico sociali fatta attraverso i quattro/cinque cappotti che il possidente tiene nel proprio guardaroba. Osservazioni apparentemente minimali che diventano metafora e realtà fattuale»

Alessandro Allegrini, Il Giornale dell’Umbria

 

La vicenda esistenziale e politica di Giacomo Matteotti è quella di un uomo che seppe riconoscere e sistematicamente contrastare il fenomeno fascista, con una lucidità di sguardo e di analisi decisamente fuori dal comune.
In questa sua capacità visionaria egli fu piuttosto solo, per quanto sostenuto dai compagni di partito. Chi invece gli fu sempre accanto, fu Velia Titta, sua moglie.

Era un riformista, uno spirito costruttivo, un pacifista, e nello stesso tempo un oppositore accanito e implacabile.
Fu un uomo di studi giuridici ed economici che scelse di stare dalla parte della povera gente mettendo a frutto il suo sapere: amministratore instancabile, lottò tenacemente per dare strumenti tecnici di consapevolezza, di autogoverno, ai lavoratori dei campi del suo Polesine.
Uomo delle istituzioni come espressione del bene pubblico, fu parlamentare attivissimo, nei suoi molti scritti e nei suoi moltissimi discorsi.
La sua arma politica era la parola, documentata, fondata sui fatti, indiscutibile. Una parola che smaschera. Per questo fu ucciso.

Matteotti (anatomia di un fascismo) è un racconto popolare contemporaneo che indaga sul fenomeno fascista, mettendo a fuoco una serie di elementi cruciali e caratterizzanti, il cui esito finale (l’eliminazione violenta del corpo dell’oppositore, quale soggetto rivelatore della realtà dei fatti), corrisponde del tutto alla sua vera natura originaria, al suo inizio.

La persistenza di questo stesso fenomeno, nel tempo e nello spazio, in forme vecchie e nuove, ci porta a considerare quanto sia indispensabile, oggi più che mai, occuparsi della cosa pubblica, del bene pubblico, guidati da un pensiero costruttivo, legalitario, partecipativo, paritario, realistico, competente, attraverso atti e parole chiare, come quelle di Giacomo Matteotti e di sua moglie Velia.

Sandra Mangini

Una docu-performance sulla “generazione che viene”

LA STAGIONE DEI TEATRI 2025-2026

Never young – Dov’è Lolit* oggi? in scena per La Stagione dei Teatri 2025/2026 al Teatro Rasi il 21 marzo.

C’è un’età sospesa, inquieta e sfuggente: non più infanzia, non ancora maturità. È in questo spazio fragile e contraddittorio che Never Young affonda lo sguardo, dando voce a “giovanə Lolitə”, corpi inediti che giocano a fare i grandi per lanciarsi nel domani. Lo spettacolo ha la forma di una docu-performance alla scoperta di una generazione che esige un dialogo con il mondo degli adulti, troppo spesso assente o inadeguato. Seconda parte di un dittico dedicato all’attualità della figura di Lolita, il lavoro si interroga su ciò che questa “generazione che viene” rivela del nostro tempo: quale eredità ha ricevuto, quale immaginario la attraversa, quale spazio le è concesso.
Never Young si struttura in cinque quadri che intrecciano autobiografia collettiva, immaginario mediatico e riflessione sulla sessualità. Da Autobiografia di una Nazione, che attraversa il cambiamento dell’Italia dagli anni Novanta a oggi,  si passa all’interazione con il pubblico sulla retorica televisiva e sul suo impatto su pensiero, corpo e desiderio; quindi a un’indagine sulla sessualità dell’adolescenza e della preadolescenza, a un coro di voci over 65 che interrogano il presente, fino a una riflessione sull’infanzia perduta.
In scena, più generazioni convivono e si confrontano: un gruppo di interpreti affiancato da un coro di cittadine e cittadini ravennati, coinvolti attraverso laboratori. Emerge così un ritratto critico della società contemporanea, in cui passato e presente si intrecciano e dove il bisogno condiviso è quello di affermare, senza gerarchie d’età, il proprio essere qui e ora.

Lolita è troppe cose per sintetizzarla in un pensiero solo, ma certo ha rappresentato dalla seconda metà del Novecento ad oggi la curiosità verso un mondo degli adulti troppo lontano per poter essere d’aiuto o troppo vicino per poterne avere rispetto. La tensione verso l’altro, verso il nuovo che si avvicina, verso lo sconosciuto inteso proprio come territorio ignoto e confine da superare, è la lunga scia che da Nabokov, a Kubrick, passando per Balthus e Degas, ha segnato buona parte dell’arte e della letteratura del Novecento. Cos’è accaduto poi? Dov’è finito quello sguardo tra innocenza e pornografia che ha attraversato in sequenza più generazioni? Dov’è oggi Lolit*? Dove si nasconde,se si nasconde? Perché ci stupiamo quando lə scoviamo sulle cronache dei giornali o in qualche saggio specializzato quando sono sotto i nostri occhi tutti i giorni? Come siamo passati da Lolita alle baby squillo – alla prostituzione nei bagni delle scuole – ai marchettari bambini – agli sugar baby/sugar daddy/sugar mommy? A OnlyFans? E non nei paradisi tropicali dove nel confine tra lecito e illecito troviamo ancora la letteratura, dalla Thailandia di Houellebecq al Sudamerica di Márquez, ma nelle scuole sotto le nostre case, in questa Italia presa in prestito dalla fretta, dalla libidine a tutti i costi, dal piacere indiscriminato. Sono davvero finiti i sogni? Ma chi ha smesso, per primo, di sognare?

Note di regia, Biancofango

 

 

«La natura epica dei primi tre quadri cede, dunque, il passo all’utopia di Peter Pan. Alla bambina bionda del finale. Al sogno di un’infanzia rubata. A quell’aria di Händel che, avvolgente brano di chiusura, vuole essere in fondo anche un auspicio, una carezza poetica capace di andare oltre l’arena del mondo sociale e i soprusi della nostra storia politica, per riconsegnare ai ragazzi la loro sacrosanta “libertà” di sognare, crescere in pace, credere in se stessi e nel futuro».

Laura Novelli, Pac – Paneacquaculture.net


«Tra momenti di parossismo performativo ultragiovanilistico e pezzi di teatro documentario dedicato alla generazione oggi quasi anziana (ma che un tempo, negli anni del cosiddetto “disimpegno” furono altrettanto giovani), la figura di Lolita si distacca dall’intreccio di Nabokov per trasformarsi in emblema dell’Italia berlusconiana, quella uscita dai rottami della prima repubblica. E lo fa attraversando generi e linguaggi – dal coro, alla performance, al monologo d’attore – in una forma scenica frastagliata che, ben presto, si rivela per ciò che è davvero: una sorta di evocazione fantasmatica dei demoni che hanno abitato un’Italia gioiosamente votata all’edonismo come nuovo orizzonte politico».

Graziano Graziani, grazianograziani.wordpress.com

La non-scuola del Teatro delle Albe torna al Teatro Rasi dal 24 marzo al 29 aprile

Anche per il 2026, sono centinaia gli adolescenti coinvolti nell’esperienza “asinina” e antiaccademica di Albe/Ravenna Teatro. Il racconto fotografico è affidato a Nicola Baldazzi e Veronica Lanconelli

Al Teatro Rasi dal 24 marzo al 29 aprile torna il festival della non-scuola: 11 debutti, tutti in scena alle ore 21.00, con protagoniste/i le ragazze e i ragazzi che nell’arco dell’anno hanno incontrato questa pratica teatrale “asinina” e antiaccademica. L’esperienza è stata ideata da Marco Martinelli, ed è tenuta viva da oltre trent’anni da Albe/Ravenna Teatro. Realizzata in stretta sinergia con le istituzioni locali e scolastiche, la non-scuola si è affermata come un vero e proprio passaggio formativo nel segno del cortocircuito tra arte e vita.

Ogni anno, centinaia di adolescenti sono coinvolti in percorsi laboratoriali all’interno degli istituti scolastici, per incontrare i classici del teatro e reinventarli sulla scena. Il festival è l’occasione pubblica in cui le/i partecipanti possono mettersi alla prova sul palcoscenico e mostrare il frutto della loro esperienza teatrale svolta durante l’anno.

«La non-scuola delle Albe – osserva Laura Redaelli, coordinatrice – dopo quasi 35 anni continua a confermarsi una pratica necessaria di coltura teatrale che, nell’incontro con gli adolescenti, alimenta una caparbia, asinina, eretica semina di felicità. Nell’attraversare diversi luoghi e spazi nel mondo, la non-scuola è oggi una comunità allargata che condivide la riflessione e il fare teatro con le ragazze e i ragazzi. Un cerchio ideale che alimenta e tiene vivo e fecondo anche il legame con chi pratica il teatro nella nostra città».

I laboratori si sono svolti in diversi istituti scolastici della provincia di Ravenna, nella sede della Circoscrizione di Castiglione di Ravenna, fino a oltrepassare i confini regionali, toccando le città di Castellammare di Stabia, Firenze, Lecce, Milano, Napoli, Pompei, Santarcangelo di Romagna, Seneghe (OR), Torre Annunziata, Torre del Greco.

Si conferma inoltre per il secondo anno, il percorso Quaderni | Racconti della non-scuola a cura di Nicola Baldazzi e Veronica Lanconelli, che hanno osservato le prove dagli ultimi banchi delle aule e registrato, con la camera e la penna, i tentativi falliti, le piccole illuminazioni e i magnifici errori. L’esito finale è una collezione di quaderni di appunti e fotografie, nuovi racconti brevi per ognuno degli undici laboratori. Le immagini sono visibili sui social non-scuola e saranno in mostra durante le serate degli spettacoli nel ridotto del Teatro Rasi.

La restituzione, quest’anno, prevede inoltre una non-lezione aperta a tutti, in programma il 24 aprile alle ore 18.00 presso la Sala Mandiaye N’Diaye del Teatro Rasi, realizzata in collaborazione con la Scuola elementare di fotografia, della quale i due sono le guide.

CALENDARIO

martedì 24 marzo
Liceo Artistico “P. L. Nervi – G. Severini”

WOYZECK | Dramma in brillantina

liberamente ispirato a Woyzeck di Georg Büchner

con Francesco Ancarani, Bianca Ballanti, Camilla Barresi, Simone Bertini, Pietro Bessi, Gaspare Bezzi, Mishel Bondi, Elena Bonitta, Sofia Bromuri, Michelangelo Bruno, Ainoa Cevinini, River Cola, Diletta Corsanici, Giorgia De Chiara, Anita Fabbri, Marcos Fioro de Faria, Elia Furbatto, Ginevra Galizia, Rebeca Gheorghe, Leonardo Golfarelli, Vanessa Irace, Lisa Lagazio, Teresa Lolli, Emma Lucaroni, Martina Luciani, Rebecca Magnani, Chiara Mallia, Nicolo’ Martelloni, Anna Mazzotti, Sasha Minardi, Maya Moni, Dafne Montanari, Viola Pini, Alastor Piraccini, Chiara Ravaglioli, Ottavia Salerno, Elia Stella, Martina Togni, Vanessa Terrana, Kevin Andrea Villa Facciolati

guide Roberto Magnani, Ermelinda Nasuto

insegnante assistente Barbara Triossi

mercoledì 1 aprile
Scuola secondaria di 1° Grado “G. Novello”

CAVALLETTE! CAVALLETTE! CAVALLETTE!

liberamente ispirato a Cavallette di Antonio Moresco

con Antonio Achilli, Sebastiano Elia Amico, Laura Camata Antenucci, Giovanni Argnani, Camilla Balzani, Adele Beneventi, Aurora Blanco, Lorenzo Blanco, Arturo Bompart, Gaia Bonelli, Emanuele Garante Caruso, Leonardo Cavezzali, Alice Conte, Tommaso De Pasquale, Piurity Christopher Edoth, Giulio Garezzo Bernardo, Celeste Giuzio, Ilsa Khan, Luca Le Gallo, Vittoria Mazzanti, Elisa Migliaccio, Matteo Milucci, Pietro Moglie, Irene Paroncini, Luca Piani, Alice Pozzi, Santiago Riano Nicolas Vasquez, Leon Trivier, Francesco Trotta, Rebecca Vaghetti, Ernesto Vistoli

guide Alice Cottifogli, Ernesto Moia, Vittoria Nicita

insegnanti assistenti Elisabetta Agostini, Rossana Ballestrazzi, Luca Bombardi, Deborah Gaetta, Salvatore Graziano, Nadia Ranucci

giovedì 2 aprile
Assessorato Decentramento del Comune di Ravenna – Castiglione di Ravenna

FUTURO IN DIRETTA

liberamente ispirato a Donne al Parlamento di Aristofane con incursioni dal Il Mondo salvato dai ragazzini di Elsa Morante e Peter Pan di James Matthew Barrie

con Alex Battistini, Beatrice Bighi, Matilde Bighi, Carlotta Blasi, Anna Casadei, Cezar Oros, Davide Chis, Frida Chis, Sofia Debolini, Giorgia Di Ticco, Carmelo Ferraro, Giada Ferraro, Sofia Foschi, Gunilla Foschini, Rebecca Fusignani, Chiara Giarritiello, Rihanna Heris, Claudia Mara, Sofia Manfellotto, Alessandro Mazzavillani, Beatrice Mazzavillani, Aida Milandri, Camilla Montanari, Adina Murar, Gianluca Pezzi, Francesco Quintavalle, Bianca Rivalta, Lorenzo Romualdi

guide Virginia Irali, Flaminia Pasquini Ferretti

guida assistente Adriana Babini

mercoledì 8 aprile
I.C.S. “San Pietro in Vincoli”

THERE’S NO PLACE LIKE HOME!

liberamente ispirato a Il meraviglioso mago di Oz di L. Frank Baum

con Gabriele Antolini, Samuele Armuzzi, Enea Bartolini, Romeo Benzoni, Dharma Bergamaschi, Anna Biondini, Asia Botti, Mattia Brandolini, Nicole Brocchi, Sandra Nicoletta Chifoi, Paolo Cornacchia, Aram Dieng, Matilde Fabbri, Asia Fantinelli, Riccardo Focaccia, Nicole Fresta, Allegra Gemelli, Alessandro Giannini, Denise Giuliani, Luca Godoli, Riccardo Graziani, Emma Lelli, Pietro Mengozzi, Riccardo Molducci , Mattia Occhipinti, Lucia Pagano, Martina Pasi, Mia Rizzo, Tyler Scimé, Nina Zaccaria, Emily Zampiga, Bianca Zanfini, Mascia Zito

guide Camilla Berardi, Laura Redaelli

insegnante assistente Alessio Giuliano

domenica 19 aprile
I.T.C. “G. Ginanni”

QUESTIONI DI (IN)COMPETENZA

liberamente ispirato a L’inventore del cavallo di Achille Campanile

con Noemi Giacone, Norberto Antonio Giorgi, Beatrice Grilli, Angela He, Selwa Ludmilla Khatib, Elisabeth Migliori, Denia Nouira, Giada Pazzi, Rebecca Ponti, Sofia Tramuta

guide Flaminia Pasquini Ferretti, Silvia Rossetti

insegnante assistente Luca Maggio

lunedì 20 aprile
I.C.S. “San Biagio”, Scuola secondaria di 1° grado “Don G. Minzoni”

IL MAGO DI OZ

liberamente ispirato a Il meraviglioso mago di Oz di L. Frank Baum

con Elena Abbondanza, Isabel Amaducci, Filippo Ballarini, Lorenzo Calderoni, Victoria Canepina, Elisabetta Carusi, Gabriela Casadio, Alice Casellato, Sofia Castagnoli, Achille Catanoso, Camilla Civenni, Eloisa Colombelli, Achille Cortini, Giorgia Maria D’Ambra, Sara Di Giulio Cesare, Giorgia Di Martino, Antonio Esposito, Nicole Falcini, Martina Fernandez, Simone Ferrotti, Gioele Franchi, Noa Galvani, Giulia Grassetto, Sofia Guardigli, Penelope Incerti, Sophie Impagnatiello, Fabio Laghi, Marta Laghi, Sophia Migliaccio, Anna Orlando, Virginia Pannacci, Anna Pershakova, Anastasia Piccinno, Davide Pini, Zoe Pollini, Letizia Putignano, Chiara Randi, Nicolò Sansovini, Viktoria Scasso, Edoardo Tavacca, Maia Sofia Valenti, Nicole Vallese, Goffredo Vasi, Giada Verde, Maya Zaffoni, Rachele Zambardino, Anna Zoli

guide Salvatore Caruso, Massimo Giordani, Virginia Irali

insegnante assistente Andrea Mengozzi

mercoledì 22 aprile
I.P.S.I.A. “C. Callegari”, I.P.S.S.C.T. “A. Olivetti”

TUTTI PAZZI PE(E)R GYNT

liberamente ispirato a Peer Gynt di Henrik Ibsen

conAkemi Villa, Lorenzo Baldisserra, Cristian Bambini, Sara Barisani, Daniele Ghirardelli, Mattia Di Buono, Luca Foglia, Martina Mercurio, Esther Eniola Olayomi, Anna Pini, Maha Rhazouani

guide Camilla Berardi, Anna-Lou Toudjian

insegnante assistente Manuela Chiarucci

giovedì 23 aprile
Liceo Scientifico “A. Oriani”

TUTTO SE NE VA COL VENTO

liberamente ispirato a Otello di William Shakespeare

con Paolo Alberani, Sara Ballanti, Elvis Battistini, Livia Carattini, Benedetta Carusi, Rosa Laura Taila Colarossi, Ginevra Cristofani, Valerio Crosa, Martina Filipponi, Simone Fiocco, Gregorio Gardini, Lorenzo Gelosi, Agata Giardi, Manuel Hernandez Santos, Arla Kumurija, Federico Libranti, Anna Marri, Martina Maruccia, Lucia Migliavacca, Agata Minguzzi, Anna Montanari, Giorgia Morandi, Lavinia Porisini, Coco Sebastiani, Nadia Smida, Federica Specolizzi, Chiara Terranova, Giacomo Tramontani, Giulia Vaira, Flora Zanzi

guide Vittoria Nicita, Marco Saccomandi

insegnante assistente Emanuela Laghi

venerdì 24 aprile
Liceo Classico “D. Alighieri”, Istituto Magistrale “M. di Savoia”

MAKE LONDON GREAT AGAIN! Guida su come prendere un regno.

liberamente ispirato a Riccardo III di William Shakespeare

con Anna Cimatti, Alice Tascini, Aurora Luciani, Alice Lampronti, Chiara Ottaviano, Claudia D’Alesio, Diego Fabbroni, Erika Barillari, Emanuele Golnelli, Francesca Rizzo, Giada Taroni, Greta Brini, Giulia Aresu, Leonardo Putzu, Marta Ferrotti, Margherita Melini, Matteo Sansavini, Michelangelo Doldi, Michelle Benazzi, Nicole Munafò, Sofia Della Rocca, Sofia Marroccella, Sofia Maresi

guide Cinzia Baccinelli, Alice Billò

insegnante assistente Silvia Fariselli

domenica 26 aprile
I.T.I.S. “N. Baldini”, I.T.G. “C. Morigia”, I.T.A.S. “L. Perdisa”

C’È DEL MARCIO IN DANIMARCA!

liberamente ispirato a Amleto di William Shakespeare

con Enrico Amore, Leonardo Barboni, Alessandro Battistini, William Bertoni, Giovanni Buzzi, Maria Grazia Casadio, Felipe Ernesto Castro Ramirez, Damiano Errani, Christian Fortini, Nicola Francesconi, Gabriele Magli, Greta Marranca, Giovanni Menghi, Giovanni Sannino, Linda Vaccarella, Francesco Vannuzzo, Samuele Zattoni
e con “BANDIGIA – La band del Morigia Perdisa”
Alessandro Aversa, Alessandro Benati, Alessandro Bendi, Sofia Beltrami, Maimone Biagio, Benedetta Borghesi, Nina Candoli, Cristina D’Emilio, Lorenzo Di Silvio, Eliza Esati, Alison Esposito, Francesca Fabbri, Sofia Francia, Lorenzo Micelli, Alessia Molinari, Angelica Spalazzi, Nicola Spedaluzzi, Endriu Sule, Yuqi Sun

guide Matteo Cavezzali, Alice Cottifogli

insegnanti assistenti Soflai Sohee Soheila, Elena Pasi, Anna Valentini

docenti Mousike Matteo Tiozzo, Michele Folli

mercoledì 29 aprile
Fondazione Flaminia per l’Università in Romagna

TUTTI I NOSTRI ERRORI Frammenti da Heiner Muller

liberamente ispirato a Heiner Muller

con Ahmed Belhaj, Maria Giulia Bisconti, Maria Sole Botti, Valentino Brandolini, Matilde Bruttini, Sara Conti, Sara Cusimano, Anna Fanni, Francesco Ferrando, Elena Ferrini, Mattia Karol Giannetto, Emanuela Alina Hustiuc, Andrea Lombardi, Nicolò Messina, Alessia Micieli, Aleksandra Miteva, Nicolò Montanari, Andrea Monti, Noa Nissola, Francesca Pachioli, Arcangelo Pinto, Chiara Ponticello, Rebecca Principi, Julian Andres Scrufari, Andrea Sequi, Violetta Nora Solzi, Andrea Timoncini, Lorena Vispi

guide Roberto Magnani, Antonio Maiani

Intero 5 €
Ridotto 3 €
(under 20, studenti universitari e docenti degli istituti coinvolti)

È consigliato l’acquisto in prevendita.
Biglietti disponibili da lunedì 17 marzo su ravennateatro.com o presso la biglietteria del Teatro Rasi (aperta il giovedì dalle 16:00 alle 18:00 e da un’ora prima dell’orario di spettacolo, tel. 0544 30277).

INFORMAZIONI Ravenna Teatro tel. 0544 36239 da lunedì a venerdì dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00 info@ravennateatro.com e biglietteria@ravennateatro.com

MALAGOLA. Prorogata la chiusura del bando per il corso di formazione gratuito ‘LO SPAZIO DEL SUONO: il sound design e le arti dal vivo’

È prorogata al 20 Marzo la chiusura del bando per partecipare al nuovo corso di formazione permanente gratuito dal titolo LO SPAZIO DEL SUONO: il sound design e le arti dal vivo diretto da Ermanna Montanari e Enrico Pitozzi con il sound designer Marco Olivieri e il light designer e direttore tecnico Luca Pagliano.

Malagola è scuola di vocalità e centro di ricerca vocale e sonora di Ravenna, diretto da Ermanna Montanari, co-fondatrice e direzione artistica del Teatro delle Albe/Ravenna Teatro, e Enrico Pitozzi, studioso e docente dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna.

Il corso di formazione permanente gratuito aperto a 13 studenti mira a consolidare e/o riqualificare figure professionali che gravitano intorno alle competenze connesse al sound design negli ambiti di produzione artistica, dalle arti performative alle installazioni, dai live set ai contesti mediali, così da delineare figure di alto profilo tecnico capaci di supportare e realizzare progetti artistici fondati sulla spazializzazione, modellizzazione e registrazione-documentazione del suono.

Il corso è pensato in sinergia con il progetto di alta formazione artistica Ricerca vocale e cura di sé, al fine di creare una filiera di competenze sia artistiche che tecniche nelle attività del centro.

Tra i docenti dei 4 moduli in cui si articola il corso, insieme ai direttori artistici Montanari e Pitozzi, il sound designer Olivieri e il light designer Luca Pagliano, ci saranno figure di primo piano come Nicola Prodi, Hubert Westkemper, Luigi Agostini, Francesco Papaleo, Federico Bianchi, Stefano Maccarelli, Massimo Carli, Diego Schiavo, Robin Rimbaud aka Scanner e Andrea Veneri.

La direzione organizzativa del progetto è di Silvia Pagliano, la direzione tecnica di Luca Pagliano. Tutor sarà Paola Ricci.
Stefano Ricci ha composto il logo, il progetto per i social di Malagola è invece curato da Marco Sciotto responsabile degli archivi.

Tra i partner promotori a livello regionale, nazionale e internazionale che aderiscono al progetto si segnalano: Fondazione Ravenna Manifestazioni-Ravenna Festival, Consorzio Digitalia, ERT- Emilia Romagna Teatro, Fondazione I Teatri, Conservatorio Statale di musica G. Verdi di Ravenna, Santarcangelo dei Teatri – Santarcangelo Festival, Tempo Reale – Centro di ricerca, produzione e didattica musicale, BH Audio, Tempi Tecnici Società Cooperativa, Antropotopia Film Production, Robin Rimbaud Art Foundation.

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scadenza invio candidature 20 marzo 2026
a info@malagola.eu | +39 333 8996348 (lun-ven 9-13 e 14-18 via whatsapp)

info Fb/Ig @MalagolaRavenna | info@malagola.eu

LO SPAZIO DEL SUONO: il sound design e le arti dal vivo
corso permanente gratuito per 13 studenti
Ravenna | da aprile a maggio 2026
150 ore complessive: 120 ore di lezioni in aula, 30 ore di “Project Work”

Requisiti di accesso:
-domiciliati o residenti in RER;
-titolo di formazione secondaria;
-pregresse conoscenze, competenze ed esperienze nello spettacolo e/o multimedia, acquisite attraverso percorsi formativi ed esperienze professionali attestate o percorsi formali di formazione terziaria coerenti, corsi/laboratori dedicati alla voce e alla composizione sonora e/o a esperienze, professionali e non, di interprete dello spettacolo dal vivo; competenze ed esperienze nei settori musicali (musica strumentale, elettronica ed elettroacustica);
-conoscenza delle principali tecnologie applicate alla spazializzazione del suono.
-buona conoscenza della lingua inglese e un’ottima conoscenza della lingua italiana.

Al termine sarà rilasciato un attestato di frequenza

Malagola fa parte delle attività di formazione teorico-pratiche avviate dal Centro di produzione ed Ente di formazione Albe/Ravenna Teatro.

Operazione Rif. PA 2025-25409/RER approvata con DGR n. 2030/2025 del 09/12/2025 e cofinanziata con risorse del FSE+ 2021-2027 e della Regione Emilia-Romagna

Bidibibodibiboo: l’intreccio lavoro-vita nel mondo contemporaneo

LA STAGIONE DEI TEATRI 2025-2026

Bdibibodibiboo in scena per La Stagione dei Teatri 2025/2026 al Teatro Rasi il 18 marzo.

Cosa succede quando il lavoro smette di essere un diritto e diventa una prova continua da superare? Bidibibodibiboo affronta le scelte, le paure e le rinunce di una generazione segnata da un mondo del lavoro spietato attraverso il confronto tra due fratelli. L’uno, impiegato in una multinazionale, è preso di mira dal suo superiore e sprofonda in un incubo persecutorio fino al licenziamento; l’altro è un autore teatrale che sceglie di raccontare pubblicamente la vicenda del fratello, portandola in scena. Il racconto diventa così un dispositivo teatrale che mette in discussione non solo il mondo del lavoro contemporaneo, ma anche il ruolo stesso dell’arte: cosa significa trasformare la vita reale, soprattutto quando è dolorosa, in spettacolo? Attraverso un linguaggio che mescola narrazione autobiografica, ironia e momenti metateatrali, la pièce racconta il fallimento, la vergogna e il desiderio di riscatto di una generazione a confronto con un sistema produttivo sempre più esigente e con un mondo in cui domina la cultura aziendale.

Il titolo è ispirato all’opera quasi omonima di Maurizio Cattelan, nella quale uno scoiattolino è riverso su un tavolo, in un interno casalingo anni ’50 e si è appena sparato un colpo alla testa. Lo squallore di questo interno – con il tavolo e le sedie moderne, in frassino chiaro e formica gialla, le stoviglie sporche buttate nel lavandino e la muffa sulla caldaia – rende alla perfezione l’atmosfera che immaginavo mentre scrivevo. Il testo racconta di due fratelli. Uno è dipendente in una grande e nota multinazionale e, preso all’improvviso di mira da un superiore, inizia a vivere un incubo che terminerà col suo licenziamento. L’altro, che fa l’autore teatrale, decide di raccontare pubblicamente la vicenda del fratello, portandola in scena. Se da un lato volevo raccontare la vergogna e la frustrazione del fratello che ha problemi sul lavoro, dall’altro ci tenevo a ragionare sulla delicata operazione che porta a trasformare un vissuto reale in arte. Sono tanti i temi di questo spettacolo: il modello delirante di cultura aziendale che si sta imponendo a livello globale, in cui i lavoratori sono spinti a raggiungere standard che le stesse aziende definiscono con orgoglio “irragionevolmente alti” e ai dipendenti viene spiegato che quando “si arriva al limite”, a causa dei ritmi di lavoro implacabili, non resta altra soluzione che “superare quel limite”; i percorsi di vita che portano i due fratelli a compiere scelte differenti, scelte in cui la volontà ha un ruolo più marginale di quanto non si creda. La precarietà riguarda ormai sia chi la sceglie deliberatamente, come me, sia chi cerca di costruirsi una vita più stabile. Nessuno è indenne. I nuovi colossi globali del mondo capitalista non stanno ridisegnando soltanto le dinamiche del lavoro, ma anche delle nostre vite. Termini e concetti aziendali hanno invaso il nostro linguaggio – performance, competizione, miglioramento di sé, ottimizzazione – e ridefinito la nostra idea del tempo: ormai il tempo libero non è altro che tempo perso.

Francesco Alberici

 

 

«Alberici ha saputo intercettare, con un poco di anticipo, quel dibattito sulla relazione tra lavoro e vita esploso durante e dopo la pandemia: la vicenda raccontata testimonia infatti la crescente indisponibilità a sottostare alla retorica della realizzazione professionale come elemento identitario. Ma, grattando la superficie del medium che ha scelto di utilizzare, l’autore e regista racconta anche di come il lessico aziendale e le logiche lavorative utilizzati nella multinazionale non siano affatto estranee al mercato culturale».

Maddalena Giovannelli, il Sole 24Ore

 

«Uno spettacolo fuori ordinanza, i cui 100 minuti di durata non si sentono affatto, anche grazie a colpi di scena, sbalordimenti di drammaturgia e di allestimento e notevoli soluzioni di rottura. […] Magari è proprio nella somiglianza tra il fatato mondo cenerentolesco, con le sue promesse di felicità, e il magico life-work balance, con tutte le altre favole che ci racconta l’industria globale, che sta il punto. O almeno uno dei punti: l’ignota costellazione del futuro verso cui Bidibibodibiboodiboo ci spinge a guardare».

Roberto Canziani, Quantescene!