“Pietra Acqua Sogno”: è uscito il nuovo romanzo di Marco Martinelli
Si intitola Pietra acqua sogno il nuovo romanzo di Marco Martinelli, uscito in libreria il 16 ottobre scorso per Ponte alle Grazie. Un lungo e appassionante viaggio nella vita di Francesco Borromini, che crea un ideale dittico con Lettere a Bernini, l’ultimo lavoro teatrale del regista fondatore delle Albe, e che torna al Teatro Rasi di Ravenna giovedì 5 e venerdì 6 novembre, dopo due anni di tournée.

Mercoledì 4 novembre, alle ore 17.30, Marco Martinelli, insieme allo storico dell’architettura Alberto Giorgio Cassani, presenterà il libro per la prima volta al pubblico alla Biblioteca Classense di Ravenna, ospite della rassegna Scuola di narrazione “Invèl” di ScrittuRa Festival.
L’opera di Marco Martinelli è frutto di più di dieci anni di ricerca e di lavoro, a partire dalla folgorazione, nel 2015, dell’ingresso alla Chiesa di San Carlino alle Quattro Fontane, a Roma: «Travolto dall’enigma di quello spazio, dal destino tormentato del suo autore, ho cominciato a vivere nel Seicento – racconta Martinelli – con in testa il suggerimento di Marguerite Yourcenar: “un piede nell’erudizione, l’altro nella magia”. Ho letto tutto quello che potevo, volevo sapere ogni cosa di questo ticinese immigrato nella Città Santa, anche la sua fine tragica mi aveva colpito. E che uno spazio così divino come quella chiesa, un inno all’Eterno, fosse opera di un uomo che alla fine si è suicidato mi aveva molto impressionato. Tuttavia, mentre ero impegnato nell’approfondimento della figura di Borromini, in qualche modo è entrato in scena il suo rivale, Gian Lorenzo Bernini, l’istrione, l’esuberante uomo di teatro, diversissimo da Borromini, introverso e a tratti scorbutico. Ero partito con l’intenzione di scrivere un testo teatrale su Borromini, ma ho dovuto cedere alla prepotenza del rivale: è così che è nato lo spettacolo Lettere a Berninii. A quel punto però bisognava trovare un’altra strada per narrare la complessa vicenda umana di Francesco Borromini, e il romanzo mi è sembrata la più giusta: per raccontare l’intimità di un genio solitario c’era bisogno, più che dell’esposizione del palcoscenico, di una scrittura in grado di farsi silenzioso monologo interiore».
Quando si specchia nelle acque del lago, Borromini è ancora un bambino, si chiama Francesco Castelli. Taciturno, ostinato, tiene le pietre tra le dita come fossero creature vive, osserva le montagne, ascolta il silenzio delle forme. Il padre coglie quel fuoco negli occhi di Francesco e lo manda alla fabbrica del Duomo di Milano, nella dura disciplina delle botteghe degli scalpellini, dove il figlio impara il disegno e il costruire, e scopre nell’architettura la sua vocazione. Da lì, il passo verso Roma è inevitabile: l’incontro con Carlo Maderno, il maestro che ne sa riconoscere il talento; la corte papale seicentesca; i cantieri immensi della Basilica di San Pietro, l’incontro con Gian Lorenzo Bernini. Tra i due nasce presto una rivalità feroce: due modi opposti di guardare il mondo, due visioni inconciliabili dell’arte e della gloria, pur accomunate da una profonda sensibilità percettiva e da un’eccezionale voracità nei confronti della tradizione.
Intorno a loro scorrono cardinali e filosofi, intrighi e pestilenze, splendori e cadute, mentre Borromini dà forma a un’idea dell’architettura febbrile e nuova. Nascono allora le curve vorticose di San Carlo alle Quattro Fontane, la geometria visionaria di Sant’Ivo alla Sapienza, le prospettive ardite degli edifici, che si piegano e respirano come organismi viventi. «Il libro – dice ancora Martinelli – è anche l’affresco di un’epoca turbolenta, la storia di una vita, certo, ma anche un affondo nelle pieghe di quel Barocco nodo di giuntura tra il Rinascimento e l’epoca moderna che mi ha sempre affascinato, un secolo che non aveva ancora perso il contatto con il trascendente».
Marco Martinelli è riuscito a raccontare il grande architetto dall’interno del suo tormento creativo, restituendoci non solo il genio, ma l’uomo fragile, ossessivo e inquieto, al servizio di una energia immaginifica che ha rivoluzionato il Barocco italiano. E il romanzo finisce così per somigliare alle opere di Borromini: rigoroso e sognante, in bilico tra la materia e l’invisibile.
«Pietra acqua sogno è un intreccio inestricabile di dati storici e invenzioni di fantasia – chiosa Martinelli – e se la Storia è piena di buchi, è in quei vuoti che la fantasia prova a immaginare il verosimile, come ci hanno insegnato i grandi maestri del romanzo storico, da Manzoni a, di nuovo, Yourcenar, per ricordare i miei due fari».









