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CAMPAGNA ABBONAMENTI “La Stagione dei Teatri 2026-2027”

Da lunedì 20 luglio Ravenna Teatro apre la campagna abbonamenti per La Stagione dei Teatri 2026-2027

Chi si abbona entro il 7 agosto potrà usufruire di tariffe agevolate e selezionare i posti migliori sugli spettacoli a scelta.

 

La campagna abbonamenti de La Stagione dei Teatri 2026-2027 di Ravenna Teatro prende avvio lunedì 20 luglio e offre una formula composta da 8 titoli, di cui 6 fissi e 2 a scelta. Come di consueto, il calendario si snoda tra novembre e aprile nei due teatri della città, Rasi e Alighieri, mentre tra settembre e novembre torna per il quarto anno consecutivo il Prologo alla Stagione, quest’anno con 8 appuntamenti. Chi si abbona entro il 7 agosto usufruirà di tariffe scontate e potrà scegliere i posti migliori per gli spettacoli a scelta.
Gli abbonamenti si possono acquistare solo presso le biglietterie del Teatro Alighieri e del Teatro Rasi o telefonicamente con carta di credito o Satispay (tel. 0544 249244).
La nuova Stagione dei Teatri è all’insegna della multidisciplinarietà: prosa, danza, performance e video-installazioni animeranno il programma 2026-2027 affrontando temi quali la memoria, la politica contemporanea, le relazioni umane, la storia e la società.

I sei spettacoli fissi, in scena al Teatro Alighieri, sono: Prima del temporale (26-29 novembre), con Umberto Orsini che – tra passato e presente, risate e malinconie – ripercorre la sua carriera artistica diretto da Massimo Popolizio; Erano tutti miei figli (28-31 gennaio), una profonda indagine sul rapporto tra genitori e figli a partire dall’opera di Arthur Miller con la regia di Elio De Capitani; Lo Zar (3-7 febbraio), un ritratto agghiacciante e ipnotico sulla figura di Vladimir Putin, firmato e interpretato da Stefano Massini; Riccardo III (4-7 marzo) di Shakespeare, con Maria Paiato nei panni del Re, personaggio fra i più complessi del teatro elisabettiano; Le Baccanti (18-21 marzo), del maestro greco Theodoros Terzopoulos, che rilegge Euripide facendo di Dioniso l’archetipo del rifugiato; Perfetti sconosciuti (22-25 aprile), l’adattamento teatrale dell’omonimo film di Paolo Genovese campione di incassi con protagonisti tra gli altri Paolo Calabresi e Valeria Solarino.

Nel ventaglio dei titoli che compongono gli appuntamenti a scelta, si trovano invece: L’ombra perduta di Peter Schlemihl di Marco Baliani, che affronta l’assenza di futuro e la corruzione dell’uomo contemporaneo attraverso il personaggio di Von Chamisso; Taci, anzi parla. Diario di una femminista 1972-1977 di Ateliersi, un’immersione nelle atmosfere dei movimenti anti-patriarcali anni ’60 e ’70 a partire dal diario di Carla Lonzi, fra le donne più influenti del femminismo italiano; Morte di Arpagone. Da Raffaele Viviani a Molière a firma di Collettivo LaCorsa, una riflessione sulla tradizione come materia viva con protagonista una figura ibrida tra i personaggi di Viviani e L’avaro di Molière; Extrema Ratio. 5 sketches mistico-paranoici per due attrici, due attori e un calamaro di Armando Pirozzi e Emanuele Valenti, cinque sketches umoristici sulla possibilità della grazia e il paradosso della trascendenza, tra situazioni surreali, comicità e ironia. E ancora, Fulvio Sacco e Christian Giroso si ispirano alla leggenda secondo la quale Topolino sarebbe nato a Caivano (Napoli) per realizzare Caivano Dreamin’. Se puoi sognarlo puoi farlo, uno spettacolo che celebra la forza dei sogni e la magia di chi non smette mai di guardare oltre la realtà; Hamlet travestie è invece lo storico spettacolo della compagnia Punta Corsara, riallestito in occasione dei vent’anni dalla nascita del progetto, che narra di una famiglia napoletana di oggi, schiacciata dalla quotidianità; Giorgina Pi porta in scena Lemnos, una rilettura del mito di Filottete per interrogare le origini della violenza e le forme dell’abbandono oggi; la compagnia georgiana HOI presenta una performance di teatro fisico, Maro, ispirata al diario e alla vita di Maro Makashvili, infermiera, poetessa e prima eroina femminile della Georgia; Nel blu. Avere tra le braccia tanta felicità è l’ultima creazione di Mario Perrotta, Premio Ubu 2025 come miglior progetto sonoro, che racconta la biografia e l’arte del grande cantautore Domenico Modugno. Si prosegue con Ermanna Montanari che con Luṣ torna al poemetto di Nevio Spadoni in una nuova e inedita versione nella quale  Bêlda continua a essere la figura intoccabile e derisa, che invoca la luce su di lei e sul mondo, contro le ombre del presente; e poi, Vorrei una voce, un monologo sulle canzoni di Mina cantate in playback, inno alla capacità di sognare, nato dall’intenso percorso teatrale nella casa Circondariale di Messina con le detenute di alta sicurezza svolto dall’attore e regista Tindaro Granata; La morte e la fanciulla di Elena Bucci, Marco Sgrosso e Gaetano Colella, la storia di una donna e del suo dubbio: l’ospite portato a casa dal marito è lo stesso uomo che la violentò durante la prigionia?; Trickster di Operabianco, in cui un danzatore trasforma il suo corpo in uno spazio instabile guidato da un trickster, figura che, tra distruzione e creazione, è capace di aprire nuove possibilità di senso. A fine Stagione troviamo Uno spettacolo gigantesco di Alice Sinigaglia, un’esperienza teatrale vertiginosa che catapulta nella bocca dei giganti Gargantua e Pantagruele per celebrare la libertà di essere mostruosi; Damn!, una performance site-responsive di Tea And, in tre lingue (italiano, LIS, inglese), che esplora il legame invisibile tra produzione, consumo e trasformazione del territorio; e L’Analfabeta di Fanny & Alexander con protagonista Federica Fracassi nei panni della scrittrice Ágota Kristóf: un viaggio nell’esperienza dell’esilio e nel laboratorio creativo di una delle più influenti autrici del Novecento.

Tra gli appuntamenti fuori abbonamento, la Stagione presenta due video-installazioni, Miasma di Giorgina Pi e First and second clown, Phantasmata, The Playbouse di Operabianco; e la performance I’ll do, I’ll do, I’ll do di Dewey Dell.

Continua inoltre il progetto In viaggio verso il teatro, che offre ai residenti delle zone Nord, Sud e del Mare del Comune di Ravenna e Alfonsine l’opportunità di assistere agli spettacoli usufruendo di un servizio di trasporto gratuito, accompagnato da una presentazione. Abbonamento più navetta 146€ (60€ per gli under26).

Ravenna Teatro è entrata a far parte di ETC, la più grande rete di teatri pubblici in Europa animata da oltre 40 membri provenienti da più di 20 paesi e si impegna a rispettare il “Theatre Green Book”, uno strumento progettato per guidare i teatri europei verso produzioni e attività a impatto zero. Tutte le stagioni teatrali di quest’anno avranno un’identità visiva ecologica, costruita attorno a immagini di fiumi. Le immagini sono pensate in collaborazione con Osservatorio Fotografico. Per La Stagione dei Teatri, le fotografie sono di Guido Guidi.

La Stagione dei Teatri è organizzata con il supporto di Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna, Comune di Ravenna, Fondazione del Monte di Bologna e di Ravenna, ETC, Assicoop Unipol Sai, Bcc Ravennate Forlivese e Imolese, Coop Alleanza 3.0, Reclam.
Si ringraziano inoltre i Media Partner: Il Resto del Carlino, Corriere Romagna, Ravenna Notizie, Setteserequi, Ravenna Web Tv, Pubblisole, Ravenna24ore, Ravenna e Dintorni.

 

ABBONAMENTI

È possibile rinnovare o acquistare l’abbonamento da lunedì 20 luglio a venerdì 7 agosto e da giovedì 10 settembre a sabato 7 novembre. Abbonarsi d’estate consente di accedere a tariffe scontate e di riservarsi i posti migliori per i titoli a scelta. Il diritto di prelazione scade il 17 ottobre.

L’abbonamento conta 8 appuntamenti

da lunedì 20 luglio a venerdì 7 agosto 

platea e palco I, II e III ordine Teatro Alighieri, I settore Teatro Rasi
intero 154€ | ridotto* 138€ | under26 60 €
| ti presento i miei (under20+genitore) 168€

galleria e palco IV ordine Teatro Alighieri, II settore Teatro Rasi
intero 107€ | ridotto*  96€ | under26  50€ | ti presento i miei (under20+genitore) 125€

loggione Teatro Alighieri, II settore Teatro Rasi
intero 55€ | under26 40€

da giovedì 10 settembre a sabato 7 novembre

platea e palco I, II e III ordine Teatro Alighieri, I settore Teatro Rasi
intero 165€ | ridotto* 146€ | under26 60€ | ti presento i miei (under20+genitore) 175 €

galleria e palco IV ordine Teatro Alighieri, II settore Teatro Rasi
intero 113€ | ridotto* 103€ | under26 50€
| ti presento i miei (under20+genitore)  130€

loggione Teatro Alighieri, II settore Teatro Rasi
intero 55€ | under26 40€

*Cral aziendali, gruppi organizzati, docenti, oltre i 65 anni, soci Coop Alleanza 3.0, Soci BCC, Arci, Amici di RavennAntica, Iscritti all’università per adulti Bosi Maranotti, Soci Stadera, Soci Capit, Soci Avis, Legacoop Romagna, Confcooperative Romagna-Estense, Assicoop Romagna Futura, UnipolSai

BIGLIETTI
I biglietti sono in vendita da giovedì 19 novembre presso il Teatro Alighieri e Teatro Rasi; telefonicamente con carta di credito o Satispay; su ravennateatro.com; presso le agenzie de La Cassa di Ravenna Spa e IAT Ravenna. Il servizio di prevendita comporta la maggiorazione del 10% sul prezzo del biglietto.

Teatro Alighieri
Platea e palco I, II e III ordine
intero 30 €  | ridotto* 26 €  under26 12 €

Galleria e palco IV ordine
intero 20 € | ridotto* 18 € | under26 12 €

Loggione
intero 10 €| under26 7 €

Lo Zar e Perfetti sconosciuti
platea e palco I, II e III ordine ingresso unico 35 € | galleria e palco IV ordine ingresso unico 25 € | loggione ingresso unico 15 €

Teatro Rasi
Settore unico
intero 18 € | ridotto* 16 € | under26 10 €

Miasma e First and second clown + Phantasmata + The Playhouse
ingresso unico 5€

INFO E BIGLIETTERIA
Teatro Alighieri via Mariani 2 Ravenna
biglietteria aperta tutti i feriali dalle 10:00 alle 13:00, giovedì anche dalle 16:00 alle 18:00 e da un’ora prima di ogni evento –  tel. 0544 249244

Teatro Rasi via di Roma 39 Ravenna
biglietteria aperta il giovedì dalle 16:00 alle 18:00 e da un’ora prima di ogni evento – tel. 0544 30227

 


 

TITOLI FISSI

Teatro Alighieri
giovedì 26, venerdì 27, sabato 28 novembre ore 21:00,
domenica 29 novembre ore 15:30

Umberto Orsini, Massimo Popolizio

PRIMA DEL TEMPORALE

Teatro Alighieri
giovedì 28, venerdì 29, sabato 30 gennaio ore 21:00,
domenica 31 gennaio ore 15:30

Elio De Capitani/Teatro dell’Elfo

ERANO TUTTI MIEI FIGLI

Teatro Alighieri
mercoledì 3, venerdì 5, sabato 6 febbraio ore 21:00,
domenica 7 febbraio ore 15:30

Stefano Massini

LO ZAR

Teatro Alighieri
giovedì 4, venerdì 5, sabato 6 marzo ore 21:00,
domenica 7 marzo ore 15:30

Maria Paiato

RICCARDO III

Teatro Alighieri
giovedì 18, venerdì 19, sabato 20 marzo ore 21:00,
domenica 21 marzo ore 15:30

Theodoros Terzopoulos, Euripide

LE BACCANTI

Teatro Alighieri
giovedì 22, venerdì 23, sabato 24, domenica 25 aprile ore 21:00,

Dino Abbrescia, Alice Bertini, Paolo Briguglia, Paolo Calabresi, Massimo De Lorenzo, Cristina Pellegrino, Valeria Solarino

PERFETTI SCONOSCIUTI

TITOLI A SCELTA

Teatro Alighieri
venerdì 10, sabato 11 dicembre ore 21:00

Marco Baliani, Maria Maglietta, Mirto Baliani

L’OMBRA PERDUTA DI PETER SCHLEMIHL

Teatro Rasi
martedì 22 dicembre ore 21:00

Fiorenza Menni/Ateliersi, Carla Lonzi

TACI, ANZI PARLA.
Diario di una femminista 1972-1977

Teatro Rasi
mercoledì 13 gennaio ore 21:00

Collettivo LaCorsa

MORTE DI ARPAGONE
Da Raffaele Viviani a Molière

Teatro Rasi
giovedì 14 gennaio ore 21.00

Armando Pirozzi, Emanuele Valenti

EXTREMA RATIO
5 sketches mistico-paranoici per due attrici, due attori e un calamaro

Teatro Rasi
venerdì 15 gennaio ore 21:00

Christian Giroso, Fulvio Sacco

CAIVANO DREAMIN’
Se puoi sognarlo, devi farlo!

 

Teatro Rasi
sabato 16 gennaio ore 21:00

Emanuele Valenti, Gianni Vastarella, Punta Corsara

HAMLET TRAVESTIE

Teatro Rasi
sabato 23 gennaio ore 21:00

Giorgina Pi

LEMNOS

Teatro Rasi
martedì 2 febbraio ore 21:00

Physical Theatre Company HOI

MARO

Teatro Alighieri
mercoledì 17, giovedì 18 febbraio ore 21:00

Mario Perrotta

NEL BLU
Avere tra le braccia tanta felicità

Teatro Rasi
venerdì 19 febbraio ore 21:00, sabato 20 febbraio ore 19:00

Ermanna Montanari

LUṢ

Teatro Rasi
giovedì 25 febbraio ore 21:00

Tindaro Granata

VORREI UNA VOCE

Teatro Rasi
sabato 27 febbraio ore 21:00
domenica 28 febbraio ore 15:30

Elena Bucci, Marco Sgrosso, Gaetano Colella

LA MORTE E LA FANCIULLA

Teatro Rasi
venerdì 12 marzo ore 21:00

Operabianco

TRICKSTER

Teatro Rasi
martedì 30, mercoledì 31 marzo ore 21:00

Tea And

DAMN!

Teatro Rasi
mercoledì 24 marzo ore 21:00

Alice Sinigaglia

UNO SPETTACOLO GIGANTESCO

Teatro Alighieri
giovedì 8, venerdì 9 aprile ore 21:00

Federica Fracassi, Fanny & Alexander

L’ANALFABETA

… innanzitutto.

La Stagione dei Teatri 2021/2022
Le sedie, di Eugène Ionesco, con Federica Fracassi e Michele Di Mauro e la regia di Valerio Binasco
28-29-30 aprile e 1 maggio 2022, Teatro Alighieri

 

In attesa dello spettacolo Le sedie, in scena per La Stagione dei Teatri dal 28 aprile al 1 maggio al Teatro Alighieri, vi proponiamo qui di seguito il testo “…innanzitutto” di Aldo Nove, tratto dai Quaderni del Teatro Stabile n. 12, Edizioni del Teatro Stabile di Torino.

Fotografia di Luigi De Palma

 

Valerio Binasco mi racconta della sua trasformazione alchemica di un classico del Novecento scandendo le parole e con un’emotività temperata dalla riflessione acuta di chi sa quanto una rappresentazione teatrale sia il risultato finale di una combinazione di fattori disparati.
Il regista li deve orchestrare accordandoli, come all’inizio di un concerto. Incontrarlo prima della prova del suo spettacolo mi ha dato la forte impressione della consapevolezza di un direttore d’orchestra che, dando vita a una partitura, ne stravolge per necessità quanto di morto ne rimane. Si tratta, ogni volta, di fa tornare a vivere qualcosa che non c’è più eppure c’è, oltre il paradosso. E si tratta, per un regista, di dare a quel paradosso una direzione stringente, che ci restituisca il senso di una necessità originaria. Tornare alle fonti di un classico significa attraversarlo per poi dimenticarlo, dopo esserne stati perciò completamente permeati. E sempre l’infedeltà apparente è una fuga dal museo per rendere attuale ciò che potrebbe essere solo contemplazione del consolidato e inerme passato. Ma il teatro vive nel presente, più di ogni arte pulsa di sangue e carne, fa sentire il suo respiro in un posto preciso, in un momento determinato. Come nella tragedia greca il pubblico è il coro, si scioglie, ma collettivamente, in un rito laico e arcaico, la polarizzazione tra artista che crea e pubblico che fruisce salta. Il teatro, sembra voler continuare a ribadire Valerio Binasco, è opera quanto mai collettiva, il pubblico ne è parte quanto il regista, gli attori, chi ha curato le luci e i suoni. Da una parte Ionesco, dall’altra questo preciso momento storico e chi sceglie un testo per rappresentare un sempre inedito tutto che è la benedizione e la maledizione del teatro, il suo doppio nodo da sciogliere perché fluisca, “per sempre adesso”, libero da costrizioni filologiche e reverenziali.

Il Teatro dell’assurdo di Ionesco rischia quindi e proprio per il suo essere già “classico” di diventare “il luogo del delitto” di uno spirito che, se non rinnovato, soffoca tra le sempre più velocemente mutevoli spire del tempo. Potremmo parlare di una sorta di operazione chirurgica a cuore aperto. Il cuore è quello di un’urgenza di pulsare in un presente che non c’è più, e ridargli vita.
Letteralmente, di rimetterlo in scena.
C’è qualcosa di liricamente scientifico (perdonate l’ennesimo ossimoro, tale forse solo in apparenza, a ben scavare) nella chirurgia di un classico che è anche diagnostica del contemporaneo e ricerca di nuovi percorsi storiografici.
Si va in scena sempre nel presente, anche in un presente così lontano da tutti i presenti trascorsi come quelli che dal 9 marzo 2020 hanno stravolto le nostre abitudini e le basi della vita quotidiana così come per decenni, pur attraverso fisiologiche mutazioni, le abbiamo vissute. Oggi resta ben poco delle intenzioni iniziali di Le sedie, ma quel “ben poco” è il preziosissimo sale alchemico su cui Binasco, assieme a Michele Di Mauro e Federica Fracassi e a tutti quelli che hanno partecipato a questa trasmutazione, ha lavorato con struggente precisione. Lavoro che trapela dalla sue parole. Intense, controllate eppure come un carsico sfondo ricche di un portato innovativo perché assolutamente interiore, fedele a un destino personale che diventa collettivo se espresso con precisione millimetrica, sfiorando quel vertice implicito in tutta l’arte che sempre rivela come i drammi nostri privati tanto assomiglino a quelli di tutti, e che l’uomo Dante disperso nei meandri del suo tempo non differisce da ogni altro uomo (o donna, va da sé) si sia inoltrato (e inevitabilmente lo fa) nella propria, personalissima selva oscura.
Questo è quello che ho sentito urgere nelle parole di Valerio Binasco.
Questo è quello che ho visto.

Fotografia di Luigi De Palma   

 

Innanzitutto…
Binasco ha saputo calibrare con rigore l’aspetto oggi più ingannevole dell’etichetta Teatro dell’assurdo. L’apparente svampitezza di Ionesco, il suo “far ridere” grazie a un portato, perfettamente messo in scena, dell’umano e del suo linguaggio ridotto a pantomima di se stesso, non può, nel 2021, essere la spia di una debolezza, di un’incapacità umana tenuta nascosta. Se Jarry ha spinto alla caricatura assoluta la natura di “pupazzo animato” dell’uomo contrapponendola ai vari nipotini di un Nietzsche fin troppo frainteso (così si muove la Storia, quella con la “S” maiuscola, e il suo delirio shakespeariano), Ionesco sbuffoneggiava (uso volontariamente l’imperfetto) l’assurdo stesso, in una sorta di elevazione al quadro dell’assurdo: da quello esistenziale a quello teatrale, da quello teatrale a quello genericamente culturale nel proseguo di un discorso che chiamiamo “cultura” (o, meglio, “culture”, nel loro intrecciarsi) che pure ha i suoi luoghi elettivi, e il teatro è tra questi principe.
Dpcm permettendo e comunque.

Dicevamo della clownesca messa in scena del reale di Ionesco.
Le sedie è un testo pensato anche, e molto, “per far ridere”.
E si ride, guardando (vivendo) Le sedie di Ionesco-Binasco.
Però…
In quel però c’è per chi scrive l’essenza di questo spettacolo, che sa di meraviglia, e meravigliosamente ha commosso chi scrive e le poche persone che, quel giorno, con lui lo hanno condiviso. Si tratta di vibrare nel presente. Questo presente che non è più, ne abbiamo ampiamente parlato, quello di Ionesco. La chiave di volta dell’impianto registico è semplice, e Dio sa quanto la semplicità richieda cura.
La chiave di volta dell’interpretazione di Binasco del testo di Ionesco, dicevamo, è l’accento sulla malinconia di un assurdo fatale, nel sangue del quale sfugge quell’inafferrabile filo che tutto lega, l’amore, e che continuamente ricuciamo, linguisticamente, come meglio ci riesce e sempre, per limiti della nostra natura, limitatamente.
Le sedie di Ionesco-Binasco sono dunque una riflessione esiziale sull’amore. Sul suo proporsi giorno dopo giorno come necessario e impraticabile. Si cammina su soffici, ma non per questo non penetranti, e devastanti, spine sotto la scure implacabile del tempo. E fanno ridere e ci dispiegano sentimenti di sconosciuta tenerezza i due bravissimi attori intenti a raccogliere i rottami di una storia, quella della loro vita, che è poi quella di tutte le vite, con goffaggine straordinariamente composta, con vacuità che per inaspettato contraccolpo (un vero “colpo di scena!”) porta l’assurdo a sposarsi con l’elegiaco, in un matrimonio che non perde mai (perché forse l’ha persa da sempre, ma eroicamente così si reinventa, fino a naturale combustione) il senso di un abbraccio che rigenera il mito di un Eden perduto, di un infinito che vive da noi solo di strappi.
Una grande storia d’amore.
Bislacca per eccesso di verità. Quella che la psicanalisi sa non può essere detta e a cui l’arte, la vera arte, tende sempre fallendo l’obiettivo.
Di poco, ma sempre.
«Le sedie che Fracassi e Di Mauro dispongono attorno a sé sono, – mi dice Valerio Binasco -, “Tutti”», e tutti siamo tutti noi, e quelli che sono stati e che saranno, nell’inesplicabile particolarità di ogni situazione esistenziale, vera o falsa che sia non importa, perché il vero del teatro è tutto interiore, in una sorta di osceno (nel senso, questa volta, meramente etimologico di riuscire, proditoriamente, a evadere dalla scena per tornare, più forte, in noi) e renderci strabicamente veggenti. Lo strabismo è quello di Venere, va da sé, e i dardi mai scagliati sono quelli di Eros, accatastati in una torre di memorie sconclusionata eppure sacra, eppure dolcissima.
Le personalità dei due protagonisti si (con)fondono tra di loro, si separano solo per rivendicare peccati veniali di egocentrismo subito dissolti da una memoria che si conosce difettosa, tra quelli che, secondo una stupenda definizione di Hans Magnus Enzensberger, sono “vorticosi souvenirs” di una vita forse mai vissuta, parodia della parodia della commedia (e non tragedia, mai: per pudore, per dignità) umana.
Chi abita il palco di Le sedie?
Una coppia decrepita, due morti che si ritrovano, forse periodicamente e fuori dalle leggi del periodo? Non si sa e non ha senso saperlo («Ciò che è stato compreso non esiste più», scrisse Eluard). Il senso è nel loro sproloquio così terribilmente incandescente, “bucato” da un impossibile sogno di “normalità” che è forse l’eredità più importante di quello che fu storicamente il Teatro dell’assurdo.
E quanta gente, reale o non reale, abita il palco in cui vanno e vengono fantasmi (che poi, ci ricorda Leopardi nello Zibaldone, sono “anime di fantasia”)…
Così l’assurdo diventa una spina nel cuore, e da quella spina zampilla il sangue del vivo sui volti dei vivi che ne condividono, attraverso la magia del teatro, la ferita che solo la morte ricompone, nel finale che unifica tutti i finali, nel sipario che inevitabilmente si chiude.
Ma si riapre.
Si riapre sempre e sia per sfortuna o per fortuna non sta a noi dirlo, troppo attualmente spinti da forze maggiori e ingovernabili a assistere al “nostro” spettacolo.

Giorno dopo giorno.
Disponendo sul nostro palco privato “le sedie di tutti”.
Di tutti.
Tutti “Noi”.
Noi chi?
Non ci è dato saperlo.
Ma siamo tenuti a viverlo.
Tutti.
Noi.
Fino in fondo.
Nel silenzio sospeso dell’ultima scena.

Fotografia di Luigi De Palma

CARNET 4 SPETTACOLI NEL 2022

Ravenna Teatro, per rispondere alle sollecitazioni di molti spettatori, ha pensato di proporre una selezione di spettacoli da La Stagione dei Teatri. Quattro percorsi di riavvicinamento al teatro dall’inverno alla primavera, quattro attraversamenti di drammaturgie tra ‘800, ‘900, fino ai giorni nostri. Un viaggio attraverso grandi testi, regie, attrici e attori, per riprendere il contatto con il teatro, in maniera profonda ma a piccoli passi. Questo carnet è dedicato a chi ancora non ha utilizzato il proprio voucher e a chi vuole fare o farsi un regalo. 

Un’attenzione particolare ai più giovani!
Il nuovo carnet si rivolge anche al pubblico più giovane tramite la proposta di prezzi d’acquisto molto convenienti, che permettono agli under30 l’acquisto dei quattro titoli a 45€ in platea e 35€ in galleria, e agli under20 a 20€ in platea e 18€ in galleria

Ecco gli spettacoli scelti per il carnet 2022:

Carlo Cecchi

Dolore sotto chiave / Sik Sik l’artefice magico

giovedì 20, venerdì 21, sabato 22 gennaio ore 21.00 domenica 23 gennaio ore 15.30
 | TEATRO ALIGHIERI

Le Belle Bandiere

Ottocento

giovedì 24, venerdì 25, sabato 26 febbraio ore 21.00 domenica 27 febbraio ore 15.30 
| TEATRO ALIGHIERI

Teatro dell’Elfo

Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte

giovedì 10, venerdì 11, sabato 12 marzo ore 21.00 domenica 13 marzo ore 15.30
 | TEATRO ALIGHIERI

Valerio Binasco,Federica Fracassi, Michele Di Mauro

Le sedie

giovedì 28, venerdì 29, sabato 30 aprile, domenica 1 maggio ore 21 | TEATRO ALIGHIERI

 

In vendita dal 15 dicembre al 19 gennaio

Carnet acquistabili presso la biglietteria del Teatro Alighieri.
È possibile acquistare anche telefonicamente pagando con voucher o Carta di credito.
Il carnet corrisponde a un abbonamento a 4 spettacoli de La Stagione dei teatri in giorni a scelta in base alla disponibilità di posto del Teatro.

Prezzi

Platea 70 €, under30 45 €, under20 20 €
Galleria e palco IV ordine 50 €, under30 35 €, under20 18 €

Informazioni

Ravenna Teatro dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00, tel. 0544 36239 info@ravennateatro.com

Biglietteria

Teatro Alighieri via Mariani 2 Ravenna tel. 0544 249244 tutti i feriali dalle 10.00 alle 13.00, giovedì anche dalle 16.00 alle 18.00 e da un’ora prima di ogni spettacolo

Contatti

Gli uffici di Ravenna Teatro sono aperti al pubblico dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00 presso il Teatro Rasi in via di Roma 39 a Ravenna, tel. 0544 36239 info@ravennateatro.com e organizzazione@ravennateatro.com

 

fotografia di Filippo Ronchitelli

GENNAIO
TEATRO ALIGHIERI

Carlo Cecchi

DOLORE SOTTO CHIAVE / SIK SIK L’ARTEFICE MAGICO

due atti unici di Eduardo De Filippo regia Carlo Cecchi con Carlo Cecchi, Angelica Ippolito, Vincenzo Ferrera, Dario Iubatti, Remo Stella, Marco Trotta produzione Marche Teatro, Teatro di Roma -
Teatro Nazionale, Elledieffe

Due piccoli gioielli dell’assurdo dal repertorio di Eduardo, interpretati magistralmente da uno dei più conturbanti attori del nostro tempo. Personaggi eternamente in bilico tra tragedia e commedia, realtà e illusione. Eduardo-Cecchi: un incontro tra due intelligenze severe, inflessibili e rivoluzionarie del palcoscenico, che hanno da sempre combattuto, dentro e fuori la scena, per un “teatro vivente”.

 

fotografia di Marco Caselli Nirmal

FEBBRAIO
TEATRO ALIGHIERI

Le Belle Bandiere

OTTOCENTO

progetto, elaborazione drammaturgica e interpretazione Elena Bucci e Marco Sgrosso regia Elena Bucci con la collaborazione di Marco Sgrosso disegno luci Loredana Oddone drammaturgia e cura del suono Raffaele Bassetti spazio scenico Elena Bucci produzione CTB Centro Teatrale Bresciano

Idealismo, esistenzialismo, grandi romanzi europei, romanticismo; dagli echi di quel denso XIX secolo uno spettacolo che ne ripercorre i moti in lungo e in largo, spaziando dalle arti alla politica alla scienza fino ai grandi cambiamenti sociali. Un affondo dal quale emergono le vitali contraddizioni che nutrono ancora il presente. Un rapimento del cuore per l’intensità di opere e vite che, paragonate a certi impauriti conformismi di oggi, ci fanno riflettere sul nostro concetto di felicità, dignità e pienezza.

 

fotografia di Laila Pozzo

MARZO
TEATRO ALIGHIERI

Teatro dell’Elfo

LO STRANO CASO DEL CANE UCCISO A MEZZANOTTE

di Simon Stephens dal romanzo di Mark Haddon regia Ferdinando Bruni e Elio De Capitani con Daniele Fedeli e Elena Russo Arman coproduzione Teatro dell’Elfo, Teatro Stabile di Torino con il contributo
di NEXT 2018/19

Pièce affermata e pluripremiata nel teatro inglese e newyorkese, la commedia segue le peripezie di Christopher, un quindicenne con la Sindrome di Asperger che decide di indagare sulla morte di Wellington, il cane della vicina. Ed è proprio quel suo punto di vista speciale che, mentre gli rende complicato il rapporto con il mondo, lo aiuterà a mettere in luce ben altre indagini nell’universo ostile e sospetto degli adulti.

 

fotografia di Gian Renzo Morteo

APRILE
TEATRO ALIGHIERI

Valerio Binasco, Michele Di Mauro, Federica Fracassi

LE SEDIE

di Eugène Ionesco traduzione Gian Renzo Morteo regia Valerio Binasco con Michele Di Mauro e Federica Fracassi produzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale

Quello di Ionesco è definito Teatro dell’Assurdo per la sua capacità di ribaltare il senso della realtà, svelando con effetto tragicomico i paradossi dell’esistenza. Questo allestimento de Le sedie – diretto e interpretato da artisti pluripremiati – apre inattesi varchi di poesia in quell’universo tagliente, facendo vibrare una dolente nostalgia per l’umanità. Due personaggi, in stretto rapporto con l’invisibile, costruiscono una storia piena di tenerezza e di suspense: una toccante celebrazione dell’amore che sembra parlare direttamente al nostro disarmato presente.