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Quel tentativo di fermare il tempo che ancora ci appartiene

LA STAGIONE DEI TEATRI 2025-2026

Tre sorelle – Nevica. Che senso ha? in scena per  La Stagione dei Teatri 2025-2026 al Teatro Alighieri dal 16 al 19 aprile.

Scritta nel 1900 e ispirata alle sorelle Zimmermann della cittadina di Perm, Tre Sorelle è un’opera del drammaturgo russo Anton Čechov. Si narra di Olga, Maša e Irina, tre donne intrappolate in una provincia soffocante, incapaci di realizzare il loro desiderio di tornare a Mosca. Nella sua rilettura, Liv Ferracchiati sceglie di far risaltare l’attualità del testo: emergono così la precarietà emotiva e il senso di vuoto che attraversa le relazioni umane. La scenografia essenziale unita a elementi contemporanei amplifica il sentimento di alienazione, mentre il linguaggio recitativo oscilla tra classicismo e modernità. Con ironia e introspezione, lo spettacolo mostra le fratture interiori dei personaggi e le loro aspirazioni irrisolte, restituendo un ritratto intenso e universale dell’incompiutezza dell’esistenza.

Tre sorelle è un testo filosofico sull’esistenza, infatti somiglia a una sequenza di fotografie che racconta come l’essere umano impiega e attraversa il tempo prima di morire. La questione centrale non è il tempo che passa, ma il momento in cui il tempo non garantisce più un senso, una promessa, una direzione. Čechov non racconta un crollo improvviso: racconta un’erosione lenta, un logoramento per accumulo, una disgregazione silenziosa che avviene mentre la vita continua uguale a se stessa, così che, alla fine e in profondità, tutto tende a equivalersi. Come direbbe Čebutykin, l’anziano dottore: «tutto è uguale». In Čechov anche il ricordo del passato sbiadisce e si perde ogni riferimento. Non a caso nel terzo atto, Čebutykin rompe l’orologio appartenuto alla madre delle sorelle, la donna che ha amato e che ora quasi non ricorda più. Un atto violento, apparentemente casuale, che neppure lui riesce a giustificare e che mostra una verità, apre un varco nella narrazione del tempo e della memoria. Questo orologio di porcellana in pezzi, a terra, è per noi uno dei nuclei più potenti dell’opera e da qui abbiamo scelto di irraggiare l’azione. Čechov parla del tempo per parlare della vita e l’orologio è, in questa prospettiva, un oggetto di sfondo appartenente a un’epoca in cui si credeva che il tempo conducesse da qualche parte. Per questo Tre sorelle ci appare così contemporaneo: anche il nostro tempo ha perso le sue garanzie senza trovare nuove fondamenta. Čechov sembra dirci che persino la memoria, ultimo appiglio doloroso, non può che cedere. I personaggi continuano a dimenticare e a non comunicare. Forse per questo, sulla scena, si scattano fotografie, per tentare di fermare la vita, di salvare almeno l’attimo presente. La consapevolezza non sprofonda mai, però, nel nichilismo, anzi rafforza il valore dell’agire nell’orizzonte terrestre, nulla è più prezioso del vivere stesso, un bicchiere di champagne, una musica da ascoltare. Va bene anche scoprire che nulla ha senso. È Tuzenbach a dirlo: «Nevica. Che senso ha?»

Liv Ferracchiati

 

Liv Ferracchiati è autore, regista e performer, diplomato alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano. Nel 2015 fonda la compagnia The Baby Walk e dà vita alla Trilogia sull’identità, il cui secondo capitolo, Stabat Mater vince il Premio Hystrio Scritture di Scena mentre il terzo, Un eschimese in Amazzonia, si aggiudica il Premio Scenario. Nel 2016 inizia una collaborazione con il Teatro Stabile dell’Umbria e debutta con Todi is a small town in the center of Italy. Alcuni suoi lavori vengono selezionati da Antonio Latella per la Biennale Teatro 2017 di Venezia, mentre all’edizione 2020 riceve una menzione speciale per La tragedia è finita, Platonov. Nel 2020 per Marsilio Editori pubblica il suo primo romanzo, Sarà solo la fine del mondo. Seguono altri lavori registici e autoriali, prodotti da teatri nazionali e stabili: Uno spettacolo di fantascienza (2022); Morte a Venezia (2024); Hedda Gabler. Come una pistola carica (2024); Come tremano le cose riflesse nell’acqua (2024), che vince Le Maschere del Teatro Italiano come miglior spettacolo di prosa. Attualmente è impegnato insieme all’illustratore Ehsan Mehrbakhsh, nella scrittura di un graphic novel edito da Fandango.