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Xylella, il batterio che ci racconta come “prendersi cura”

LA STAGIONE DEI TEATRI 2025-2026

X dy Xylella, Bibbia e Alberi sacri in scena per Stagione dei Teatri 2025/2026 al Teatro Rasi il 3 febbraio 2026.

 

La Xylella Fastidiosa (si chiama proprio così) è una questione complessa. E l’informazione non è in grado di affrontare la complessità. La prendo dalla parte dell’informazione perché, ormai, è l’informazione che produce la realtà. Quindi, nel momento in cui la grande informazione volta le spalle a un fatto, quello non esiste più. (…) Che possibilità abbiamo, allora, di produrre realtà alternativa? Il teatro, per esempio. Nella contemporaneità il teatro può essere uno strumento in grado di ripristinare piccoli grumi di realtà concreta, perché può affrontare la complessità. E ciò in molti casi significa affrontare, convivere a addirittura collaborare con l’incertezza. (…) Questa è la ragione per cui nella nostra scena ci sono sei attrici, anzi, sei donne. Perché forse la comprensione dei fenomeni – dove (…) comprendere significa accogliere, abbracciare, stare, saper stare con quello che c’è anziché combattere con quello che non c’è – a ben vedere appartiene più al femminile che al maschile.
In definitiva lo spettacolo (…) racconta del prendersi cura. Prendersi cura veramente dei corpi, della natura, della salute e della malattia. E anche della memoria.

Gabriele Vacis

«La riforma di pensiero è quella che definisco “pensiero complesso”1 (…), che vuole superare la confusione, la complicazione e la difficoltà di pensare, con l’aiuto di un pensiero organizzatore (…). La riforma di pensiero incontra condizioni
favorevoli e condizioni sfavorevoli. Le condizioni favorevoli sono due grandi
rivoluzioni scientifiche. La prima, molto avanzata, ma lungi dall’essere compiuta, è quella che è cominciata all’inizio del ventesimo
secolo con la fisica quantistica e che ha completamente sconvolto la nostra
nozione del reale, abolendo la concezione puramente meccanicistica dell’universo. (…) La seconda rivoluzione, che è ai suoi inizi, si è manifestata in alcune scienze che
si possono definire scienze sistemiche, ove vediamo in effetti crearsi approcci complessi, poli-disciplinari, come nelle scienze della Terra, nell’ecologia o nella
cosmologia. In ecologia, l’ecologo è come il direttore d’orchestra che tiene conto
dei disequilibri, delle regolazioni, delle irregolarità degli ecosistemi, e che fa appello alle competenze specifiche dello zoologo, del botanico, del biologo, del
fisico, del geologo ecc. (…)
A partire dal pensiero complesso noi ritroviamo la possibilità di collegare l’essere umano con la natura e il cosmo, e nel contempo di separarli. A partire dal pensiero complesso possiamo ristabilire il dialogo fra le due culture, scientifica e umanistica, e situarci nell’universo in cui il locale e il globale sono collegati. Le condizioni sfavorevoli dipendono dalle strutture mentali, dalle strutture istituzionali e dal paradigma di disgiunzione e di riduzione che funziona all’interno delle menti (…). La riforma di pensiero richiede una riforma delle istituzioni che richiede a sua volta una riforma di pensiero. Si tratta di trasformare questo circolo vizioso in circuito produttivo».

Edgard Morin, Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione, Raffaello Cortina Editore

1 «Quando parlo di complessità mi riferisco al significato elementare della parola latina complexus, “ciò che è tessuto insieme”. I componenti sono diversi, ma occorre guardare all’intera figura come un arazzo», scrive il filosofo in un suo saggio dal titolo La stratégie de reliance pour l’intelligence de la complexité.

Alan Bennet, tra desiderio e paura della morte

LA STAGIONE DEI TEATRI 2025-2026

Cerimonia del massaggio in scena per Stagione dei Teatri 2025/2026 al Teatro Rasi il 24 gennaio 2026.

 

Dalle pagine del romanzo breve di Alan Bennett, un po’ black comedy e un po’ pamphlet satirico, un monologo torrenziale, tragicomico e irriverente che è anche e soprattutto la parabola di un uomo che fronteggia, esplora e infine accoglie il desiderio carnale, trovandogli un posto dentro di sé dopo aver attraversato l’imbarazzo, la paura e in un certo senso anche la morte. Commedia e dramma si rincorrono e si prendono in giro a vicenda nella scrittura, pungente e raffinata di questo autore di elegante e sottile perfidia.

Dalla scheda artistica

 

«Il funerale, in ossequio alle abitudini correnti, era stato annunciato come una “celebrazione’, pratico connubio tra il festeggiamento e il commiato. Tanto per cominciare non era imperativo addolorarsi troppo, il che era decisamente un vantaggio: la persona da celebrare era morta da un pezzo e per piangere sarebbe stata necessaria una certa vis drammatica. In più, chiamarla celebrazione permetteva di non vestire a lutto.
(…)
Benché abituato a celebrare davanti a una prevalenza di donne, padre Jolliffe non si stupi nel vedere oggi tutti quegli uomini. Alcuni erano amici intimi di Clive, certo, ma a parte questo aveva notato che ali uomini erano più attratti dai funerali e dalle funzioni commemorative che non da una messa (o, che so, dal teatro), e se ne era chiesto il motivo, visto che gli uomini fanno di rado quel che non hanno voglia di fare. Aveva concluso che quando c’è un morto entra in ballo il senso di superiorità: il defunto è stato messo al suo posto, cioè nella tomba, e per quanto sontuosi possano essere i tributi che accompagnano il commiato, non si può negare che lo status dei vivi sia di gran lunga superiore. Agli uomini, in particolare, questo piace molto.
(…)
Ancora non aveva deciso come impostare il sermone. Confidava che gli sarebbe venuto in mente qualcosa, che al momento buono le parole gli sarebbero state suggerite, come gli accadeva di pensare quando si sentiva particolarmente vicino al Signore. Passando tra la gente che cantava sgangheratamente l’inno, padre Jolliffe rifletté che quella sembrava davvero una platea: elegante, attaccata alle cose terrene, si aspettava certo che lui non tirasse troppo in ballo Dio. Un po’ si risenti: benché fosse un prete smaliziato e fin troppo indulgente con se stesso, (…) gli spiaceva adattare la sua fede al pubblico che aveva davanti e, non per la prima volta, desiderò essere un vero cattolico, al quale questo problema non si sarebbe mai posto. Uno dei tanti motivi di lagnanza che padre Jolliffe aveva nei confronti della Riforma inglese era che, da allora, nel rito era entrato il sentimento. Non te la potevi più cavare con le formule: ci dovevi credere. Questi pensieri lo avevano accompagnato, insieme alla processione, fino al presbiterio, dove il coro s’infilò nelle sue panche e gli ecclesiastici gli si disposero intorno. Mancavano un paio di strofe alla fine dell’inno. Questo diede a padre Jolliffe la possibilità di pensare a cosa doveva dire di Clive, e a cosa non doveva dire».

Stralci dal racconto di Alan Bennet, La cerimonia del massaggio, Adelphi

Il legame fra particelle che produce energie positive

LA STAGIONE DEI TEATRI 2025-2026

RETTE PARALLELE Sono l’amore e la morte in scena per Stagione dei Teatri 2025/2026 al Teatro Rasi il 23 gennaio 2026.

«Oscar De Summa è un battitore libero nella scena italiana. Un narratore che nei suoi quasi trent’anni di pratica artistica ha lavorato per lo più come solista, come scrittore e interprete di monologhi che si potrebbero definire di narrazione, se non fosse che il suo modo di narrare ha una specifica tridimensionalità che ne fa l’artista speciale che è arrivato a essere, con una presenza costante nei teatri italiani ed europei. (…) De Summa sta al teatro italiano un po’ come Gipi sta al fumetto: un cinquantenne dalle radici che affondano in una adolescenza maudit, una vita letteralmente salvata dall’arte, e che ora continua a mandare i suoi “baci dalla provincia”, storie dal tratto universale, capaci di coinvolgere gli spettatori di ogni età e latitudine. Apprezzato per la capacità di intrecciare elementi autobiografici e sociali con temi universali, come il senso di appartenenza, il dolore e la ricerca di connessione, (…) De Summa stupisce per dettagli capaci di raccontare i personaggi, degni dei grandi classici russi, a volte per subitanee sensazioni di grande vuoto, in stile Carver e letteratura americana contemporanea. Il ‘narrattore’ adatta il suo linguaggio teatrale entrando e uscendo dalla vicenda, quasi a voler spegnere (ma in realtà la tecnica chiaroscurale e brechtiana amplifica) le punte emotive, oscillando fra racconto di periferia, interferenze e biografie di fisici dalla vita sregolata, a cui man mano si attorciglia proprio il tema dell’entanglement. Ma cosa è? La meccanica classica, spiega l’autore, descrive le proprietà e il comportamento della materia a grande scala e come se i corpi fossero immersi dentro spazi virtuali a sé stanti. La meccanica quantistica, invece, descrive il comportamento microscopico di singole particelle che si comportano a volte in modo contro-intuitivo, come lui stesso spiega con alcuni divertenti esempi sui fenomeni che cambiano a seconda che vengano o meno osservati.

Estratto dai materiali della compagnia

Entanglement è un termine coniato da Erwin Schrödinger nel 1935 e indica un legame fra particelle. Una relazione. È definito da una funzione, chiamata “funzione d’onda di un sistema”, che descrive le proprietà delle particelle come fossero un unico oggetto, anche se le particelle si trovano a enorme distanza. Lo scienziato dimostrò che, se due particelle sono state vicine per un sufficiente tempo, questa correlazione permette alla prima particella di influenzare la seconda istantaneamente, e viceversa. (…) E questo è un lavoro che commuove e fa pensare a quanta parte della nostra vita lasciamo andare facendola decidere agli altri, spesso privandoci di felicità istantanee, che poi si rimpiangono. Perché la vita è veramente un giro quantico, ed è meglio vibrare con il maggior numero di particelle capaci di produrre intese energie positive».

Renzo Francabandera, paneacquaculture.net

 

«La frammentazione interna dell’uomo [di oggil rispecchia la sua concezione del mondo ‘esterno’, che è visto come un insieme di oggetti e di eventi separati. Si considera l’ambiente naturale come se fosse costituito da parti separate che devono essere sfruttate da vari gruppi di interesse. Questa visione non unitaria è ulteriormente estesa alla società, che viene suddivisa in differenti nazioni, razze, gruppi religiosi e politici. La convinzione che tutti questi frammenti – in noi stessi, nel nostro ambiente e nella nostra società – siano realmente separati può essere vista come la causa fondamentale di tutte le crisi attuali, sociali, ecologiche e culturali. Essa ci ha estraniati dalla natura e dagli esseri umani nostri simili. Essa ha provocato una distribuzione delle risorse naturali incredibilmente ingiusta, che crea disordine economico e politico: un’ondata di violenza, sia spontanea sia istituzionalizzata, che cresce sempre più, e un ambiente inospite, inquinato, nel quale la vita è diventata fisicamente e spiritualmente insalubre».

Fritjof Capra, Il Tao della fisica, Adelphi

Un ritratto di Alan Turing per riflettere sulla nostra società

LA STAGIONE DEI TEATRI 2025-2026

ENIGMA in scena per Stagione dei Teatri 2025/2026 al Teatro Alighieri dal 15 al 18 gennaio 2026.

Scritta nel 1986 e basata sul libro di Andrew Hodges Alan Turing: The Enigma (opera che ha ispirato anche il film The Imitation Game, del 2014), questa commedia viene rappresentata in Italia per la prima volta, dopo aver raccolto successi tra Londra, Manchester e New York. Al centro vi è la figura del grande, e fino a qualche tempo fa semi-sconosciuto, scienziato che ha violato il codice usato dai sommergibilisti tedeschi per le loro comunicazioni in tempo di guerra, così come ha violato – qualche anno dopo la guerra – il codice del pudore dell’omofobica società inglese.
Il testo di Hugh Whitemore non è tanto un ritratto biografico quanto una coinvolgente riflessione sulla nostra società. L’opera si apre con l’interrogatorio che l’ufficiale Ron Miller commina ad Alan Turing a causa di un furto che quest’ultimo ha denunciato. L’ufficiale mette in difficoltà il matematico, che in realtà era stato derubato dal suo compagno, ma che, essendo l’omosessualità non tollerata dal governo inglese di quegli anni, non vuole rivelare la verità. Da questo interrogatorio hanno origine diversi flashback della vita di Turing: la sua passione per la matematica fin dai tempi della giovinezza, il periodo a Bletchley al tempo della seconda guerra mondiale, il lavoro finalizzato a decriptare i messaggi codificati, con la macchina Enigma, in possesso dell’esercito tedesco. Il suo ingegno, tuttavia, non è sufficiente a salvarlo dai pregiudizi e dalla giustizia inglese.

Dalla scheda artistica

 

Lo spettacolo si inserisce nel quadro del teatro documentario e biografico, gesto d’arte poetico e politico che richiama in qualche modo la figura di Bertolt Brecht, autore di pièce teatrali come Vita di Galileo e di numerosi saggi sul rapporto tra arte e società. Nel Discorso inaugurale del primo congresso internazionale degli scrittori per la difesa della cultura (Parigi, 1935), il drammaturgo e regista tedesco prende posizione contro l’idea di una ‘letteratura pura’, affermando la necessità di un’arte capace di produrre conoscenza.

Inserito in un contesto antifascista, il suo intervento era teso a sottolineare come la lotta contro il nazismo imponesse una collaborazione tra arte e scienza, riaffermando così il carattere conoscitivo e politico della pratica artistica.

“Non dobbiamo partire dall’arte antica, ma dalla scienza nuova. Non vogliamo rimuovere niente dall’uomo, anzi vogliamo aggiungergli qualcosa. L’arte sarà in grado di elaborare le grandi soggettività sociali dell’epoca e di dominarle soltanto se si porrà al livello della scienza. L’arte deve scoprire il gesto sociale della nostra epoca. Il suo compito è quello di rappresentare il mondo in modo da renderlo dominabile. Deve fornire immagini della vita umana che aiutino a padroneggiarla. La scienza ha elaborato metodi per cambiare il mondo. Per secoli l’arte ha rappresentato il mondo in modi diversi. È venuto il momento di unificare i due metodi. L’arte deve imparare dalla scienza a essere sobria, precisa. Deve imparare a considerare il mondo come una totalità trasformabile, dominabile. Questo è anche un piacere. Il grande piacere che la scienza dà agli scienziati, il piacere di cambiare il mondo, deve essere portato dal teatro sulla scena, e lì trasformato in un piacere per tutti.
Il teatro deve diventare una istituzione della gioia pratica, della curiosità attiva. Deve fornire immagini della vita che siano strumenti per la vita. Il suo fine non è più quello di fornire immagini del mondo cosi come, ma di rappresentarlo come trasformabile. E trasformabile non da déi o da eroi, ma dagli uomini stessi, qui e ora”.

da Bertold Brecht, Scritti sulla letteratura e sull’arte, a cura di Cesare Cases, Einaudi, Torino, 1973

SIOR TODERO BRONTOLON, il lato oscuro della marionetta

LA STAGIONE DEI TEATRI 2025-2026

Sior Todero Brontolon in scena per Stagione dei Teatri 2025/2026 al Teatro Alighieri dal 4 al 7 dicembre 2025.

Il mondo di Goldoni e il mondo delle marionette si congiungono nel microcosmo della scena, luogo reale e immaginario insieme, amplificando la poesia e la comicità di uno dei personaggi più buffi di quell’universo di maschere: l’indifendibile “brontolòn”. Questa rilettura di una commedia della maturità goldoniana è condotta con rigoroso rispetto filologico per il testo e per la straordinaria armoniosità di una lingua unica come quella veneta, che è già in sé poesia, ma anche con un’originale intuizione del regista Paolo Valerio che vede, appunto, le marionette in scena accanto agli attori – ora in sintonia ora in contrasto con essi – come alter ego dei personaggi. Quell’attore che a sua volta si fa marionetta, macchina corporea in cerca di una soluzione al mistero del personaggio.
La marionetta come lato oscuro, per sopportare e reagire all’orrore domestico della famiglia di Sior Todero, per sopportare e superare un personaggio odioso ed egoista, rappresentazione, nel peggiore dei casi, del genere maschile. Dove, come spesso avviene nelle commedie di Goldoni, l’universo femminile è salvifico e risolutivo e riesce a rimediare e risolvere i conflitti, per un presunto e pur instabile, lieto fine.
Carlo Goldoni parla delle marionette nei “Mémories”, tra i primissimi ricordi della sua infanzia: «Mia madre prese cura di educarmi, e il mio genitore di divertirmi.
Fece fabbricare un teatro di marionette, (…) e in età di quattr’anni trovai esser questo un delizioso divertimento».
Da quell’amore per le marionette (…) prende spunto questo progetto di regia che vuole presentare una versione del Sior Todero come un Grande Burattinaio, anzi Marionettista. Da qui la vicinanza con un altro personaggio patriarcale che vuole controllare e dirigere la famiglia, Vito Corleone, che nel manifesto del capolavoro di Coppola, Il Padrino, è appunto rappresentato con una mano che manovra i fili.

Dalle note di regia

 

Si staglia nello spettacolo l’interpretazione di un attore ispirato e carnale, spigoloso e lirico, espressionista e indomabile quale Franco Branciaroli, riferimento imprescindibile della scena italiana. Siamo di fronte a quell’attitudine scenica carismatica che attinge la propria unicità da un enigma insondabile e provocatorio.

“Il ‘brontolòn’ attorno a cui gira la trama permalosa del lavoro goldoniano, è un avaro, un uomo irritante e opprimente, l’opposto di una figura empatica. Nella nostra tradizione ha avuto il crisma cesellato da attori tutti d’un pezzo come Cesco Baseggio o da tipologie inossidabili alla maniera di Giulio Bosetti, o di Gastone Moschin: ma l’apparato convenzionale fa adesso un salto per aria in virtù dell’autorità e del sopra-le-righe di cui è munito Branciaroli, (…) «Sono favorito dal fatto che il veneto, come anche il napoletano, sono vere lingue vive teatrali, e qui il dialetto è di per sé un capolavoro drammaturgico (…)» . Indossa i panni di un patriarca raggirato dalle donne, perché in fondo il ruolo decisivo è quello della nuora Marcolina, che con un complotto femminile gli fa fare la figura del pirla. «Malgrado io ci metta tutte le mie qualità gigionesche, e si sa che ne ho, e non mi risparmio di sfogarle: ma non riuscirò a portare a termine un intrigo fondato su una dote»”

Rodolfo di Giammarco, “Branciaroli ‘brontolon’, una trama goldoniana dove le donne vincono”, la Repubblica

 

“[Il carisma] Fa parte della rappresentazione di se stesso che ha l’attore: il dominio su come mettere le dita, come stare con i gomiti, come apparire, la consapevolezza e il controllo dell’apparizione, il dominio del proprio corpo in tutte le espressioni degli arti, la consapevolezza di rappresentare qualche cosa di irripetibile che ha a che fare con il proprio nome e cognome. È proprio questo che crea intorno a loro una sorta di fosforescenza”.

Federico Fellini in Rita Cirio, “Il mestiere del regista”, Garzanti.

“DON CHISCIOTTE AD ARDERE” di Martinelli e Montanari, dal 25 giugno al 13 luglio nell’ambito di Ravenna Festival

Lo spettacolo inizierà alle 20:00 (tutti i giorni tranne il lunedì e il giovedì) e verranno proposte la prima, la seconda e la terza anta insieme. Quest’anno, con l’ultima, la trilogia verrà completata al Teatro Rasi

 

Dal 25 giugno al 13 luglio (tutti i giorni tranne il lunedì e il giovedì), alle 20:00, nell’ambito di Ravenna Festival, andrà in scena l’edizione integrale di DON CHISCIOTTE AD ARDERE, ideato e diretto da Ermanna Montanari e Marco Martinelli, fondatori e direzione artistica delle Albe, che partirà da Palazzo Malagola, in via di Roma 118. Lo spettacolo è una coproduzione Albe/Ravenna Teatro, Ravenna Festival e Teatro Alighieri in collaborazione con i Musei nazionali di Ravenna e l’Opera di Religione della Diocesi di Ravenna.
La terza anta conclude il progetto triennale (2023-2025) che i due direttori artistici delle Albe, Ermanna Montanari e Marco Martinelli, dedicano all’opera-mondo di Cervantes. Il progetto è continuato nel solco del Cantiere Malagola, esperienza che ha raccolto l’eredità del Cantiere Dante e che, dal 2017 al 2022, ha coinvolto migliaia di cittadini nella messa in scena delle cantiche della Divina Commedia. Dopo la prima anta, che parte e si sviluppa negli spazi dell’omonimo Palazzo Malagola, sede del Centro di ricerca vocale e sonora fondato e diretto proprio da Montanari insieme a Enrico Pitozzi, e la seconda, ospitata tra le mura di Palazzo Teodorico, quest’anno la trilogia si conclude al Teatro Rasi. I maghi (Hermanita e Marcus, alias Ermanna Montanari e Marco Martinelli), insieme agli “erranti” e alle maschere (Don Chisciotte, Dulcinea, Sancio, alias Roberto Magnani, Laura Redaelli e Alessandro Argnani) arrivano di fronte ad un antico edificio – una chiesa? un teatro? – per ‘tirare le fila’ di questa reinvenzione del romanzo seicentesco, che si rivolge al nostro XXI secolo, dilaniato da guerre e ingiustizie, non diverso da quello contro cui si scagliava il mite sognatore. Le bacchette di questi due maghi scalcagnati sono però spuntate e non possono fare altro che evocare fantasmi. Attorno a loro centinaia di cittadine e cittadini. Che cosa è reale, che cosa è sogno, che cosa è profezia?

“I linguaggi del teatro – dichiara l’assessore alla Cultura del Comune di Ravenna, Fabio Sbaraglia – si confermano ancora una volta straordinari per muovere partecipazione e accendere attenzione collettiva. Questo ‘Don Chisciotte’ chiude un lavoro di tre anni che ha saputo coinvolgere centinaia di cittadini e cittadine, protagonisti di un racconto fantastico che apre squarci sulle tragedie del nostro tempo, indagando con la sensibilità tipica delle Albe/Ravenna Teatro le contraddizioni della natura umana. Uno spettacolo che si annuncia come un’esperienza unica, capace di fondersi con la magia dei luoghi in cui sarà immerso”.

“Anche quest’anno – afferma Andrea Sardo, direttore dei Musei nazionali di Ravenna – l’Istituto del Ministero della Cultura ospiterà l’omaggio all’opera di Cervantes, mettendo a disposizione l’enigmatica struttura del Palazzo di Teodorico per l’ambientazione del suggestivo spettacolo. Grazie alla collaborazione con Ravenna Teatro, si salderà ulteriormente il rapporto tra il monumento, memoria della grandiosa residenza imperiale e pregevole testimonianza dell’architettura alto-medievale di Ravenna, il suo contesto urbano di riferimento e le comunità cittadine”.

“In questi tempi – osserva Franco Masotti, direttore artistico del Ravenna Festival – in cui un’umanità dispersa e scoraggiata si interroga su come affrontare i drammi e gli sconvolgimenti a cui i tempi presenti ci pongono di fronte, si avverte sempre di più l’esigenza di farsi comunità, di intessere rapporti empatici e solidali tra le persone e il teatro ci offre un’occasione unica e preziosa per poterlo fare, attraverso la ricerca condivisa della bellezza nell’esercizio del pensiero critico, tra emozione e riflessione. Il DON CHISCIOTTE AD ARDERE delle Albe, che giunge quest’anno alla sua conclusione, rappresenta così un’esperienza unica, attraverso quella modalità della ‘Chiamata pubblica’, praticata e affinata negli anni, che ha reso Ravenna un caso unico – e invidiato – in tutta Europa”.

Anche quest’anno il progetto vedrà la partecipazione, insieme alle cittadine e ai cittadini di Ravenna, di “tribù” (gruppi composti da ragazzi e ragazze che hanno partecipato a laboratori di non-scuola) provenienti sia dall’Italia che dall’Estero. Più che raddoppiati, rispetto allo scorso anno, i giovani che arriveranno dal nostro Paese, e in particolare da Bari, Firenze, Foligno, Marsciano, Napoli, Noto, Rimini, Roma, Santarcangelo, Sassuolo, Trento, Varese, Villanovaforru. Grazie ad una presenza radicata anche all’estero, diversi ragazzi e ragazze giungeranno anche da Malta e da Parigi.

Ideazione, spazi architettonici, drammaturgia e regia Marco Martinelli e Ermanna Montanari

in scena Ermanna Montanari, Marco Martinelli, Alessandro Argnani, Roberto Magnani, Laura Redaelli, Marco Saccomandi, Fagio e le cittadine e i cittadini della Chiamata Pubblica
guide Cinzia Baccinelli, Alice Billò, Vittoria Nicita, Marco Saccomandi, Marco Sciotto, Anna-Lou Toudjian

musiche LEDA commissione di Ravenna Festival
Serena Abrami voce/synth/chitarra acustica
Enrico Vitali chitarre
Fabrizio Baioni batteria/impulsi e segnali metallici
Giorgio Baioni basso

electronics e sound design Marco Olivieri
scenografia Ludovica Diomedi, Elisa Gelmi, Matilde Grossi
disegno dal vivo Stefano Ricci
costumi Federica Famà, Flavia Ruggeri
disegno luci Luca Pagliano
direzione tecnica Luca Pagliano, Alessandro Bonoli e Fagio

dalle sette alle nove 2025

Da venerdì 13 a giovedì 26 giugno andrà in scena “Dalle 7 alle 9”, rassegna dedicata ai più piccoli.
Teatro, giochi e picnic sul prato

Ravenna Teatro / Drammatico Vegetale torna a proporre il tradizionale appuntamento dalle sette alle nove che nel mese di giugno proporrà tre appuntamenti, a partire dai tre anni, che inizieranno alle 19:00 al Teatro Rasi e termineranno con un aperitivo sull’erba
Dalle sette alle nove. Teatro, giochi e picnic sul prato, l’ormai tradizionale rassegna organizzata da Drammatico Vegetale / Ravenna Teatro per un pubblico a partire dai tre anni, si svolgerà quest’anno nel mese di giugno con tre appuntamenti che, oltre allo spettacolo, prevedono anche un momento conviviale all’aperto. La prima attività sarà venerdì 13 giugno e avrà per titolo Giardino, un testo in cui le foglie e il verde creano storie per piccoli dai 4 anni; il secondo appuntamento sarà venerdì 20 e vedrà protagonista il creatore, coordinatore e animatore, per oltre trent’anni, del centro “La lucertola”, Roberto Papetti, in Il sole della Mancia…e altri spettacoli donchichiotteschi, una festa legata alla celebre figura nata dalla penna di Miguel de Cervantes, mentre il terzo spettacolo, giovedì 26, sarà Thioro. Un cappuccetto rosso senegalese, una reinvenzione dal respiro africano di Cappuccetto rosso che vede in scena gli eredi artistici di Mandiye N’Diaye.

venerdì 13 giugno
StagePhotography

Giardino

Teatro di narrazione dove piante, foglie e semi diventano storie
4-8 anni

Lo spettacolo Giardino vuole essere un invito a metterci all’ascolto del paesaggio: semi, fiori, alberi per imparare a stare vicini a noi stessi, alle nostre forze per andare verso gli altri con rispetto e gentilezza e rendere il mondo più bello per tutti i suoi abitanti. La Giardiniera giramondo Alma, con storie, poesie e clownerie accompagna il giovane spettatore in un’esperienza immersiva e divertente nel mondo del teatro e della natura. Giardino si mostra come luogo di scoperta, di gioco, di ascolto dove piante, foglie, semi, si mescolano a parole e a suoni e diventano storie. Ci portano in viaggio nel giardino del pittore Cuno Amiet, fra gli alberi del signor Gino e nella poesia di Emily Dickinson.

venerdì 20 giugno
Roberto Papetti

Il sole della Mancia
…e altri soli donchisciotteschi

Incontro-spettacolo e Siediti in pace al tramonto dei soli esposti
3-8 anni

Festa donchisciottesca assieme a Roberto Papetti, che è stato creatore e coordinatore, animatore, per oltre trent’anni, del centro “La lucertola”, spazio educativo e didattico del Comune di Ravenna. Educazione ambientale, gioco, arte, diritti dei bambini, educazione alla pace: sono i temi dei suoi laboratori e incontri formativi. Roberto ha una particolarità: non spiega il gioco, non parla di ecologia e di arte, ma, costruisce giocattoli, fa ricerca didattica e allestisce mostre, gioca facendo vivere l’ecologia nel concreto, produce e stimola i ragazzi a produrre arte. Una serata a tema Don Chisciotte e a sorpresa: Siediti in pace al tramonto. Di e con Roberto Papetti.

giovedì 26 giugno
Ker Théâtre Mandiaye N’Diaye

Thioro. Un Cappuccetto rosso senegalese

teatro d’attore e narrazione con danze e musica dal vivo
5-12 anni

Thioro è uno spettacolo nato in Senegal. Reinvenzione dal respiro africano di Cappuccetto Rosso, una delle fiabe europee più popolari al mondo e di cui esistono numerose varianti, lo spettacolo evoca il popolare racconto della bambina che indossa un cappuccio rosso e che, mentre attraversa il bosco per portare provviste alla nonna, incontra un temibile lupo che la inganna. In realtà, in un ritmo pulsante e grazie all’intreccio di diverse lingue, strumenti, lo spettatore attraversa non il bosco, ma la savana, incontra non il lupo, ma Buky la iena, in un viaggio immaginifico e bruciante attraverso l’Africa.
Gli spettacoli inizieranno alle 19:00 e termineranno con un picnic da gustare in giardino tra giochi e sorprese. Il cestino si può portare da casa o prenotare in teatro entro il giorno prima: bambini 6 euro, adulti 10 euro, ingredienti biologici e di commercio equo a cura di Villaggio Globale.

Al termine degli spettacoli e del picnic sul prato ci sarà spazio per un “Ippodromo per in-fanti”, una corsa ippica a ostacoli, al trotto e al galoppo. Allestimento a cura di Drammatico Vegetale.

BIGLIETTI E INFORMAZIONI

BIGLIETTI

Ingresso unico 5 €

Promozione famiglia tre spettacoli
prenotazione obbligatoria, acquisto e ritiro il primo giorno:
(9 ingressi) 40 €
(12 ingressi) 50 €

La biglietteria apre un’ora prima nel luogo di spettacolo, cell. 333 7605760
Posti limitati. È consigliata la prenotazione o l’acquisto online.
In caso di maltempo le attività sono confermate.

 

INFORMAZIONI

Ravenna Teatro, Teatro Rasi, via di Roma 39, Ravenna, tel. 0544 36239 e 3337605760
Gli uffici di Ravenna Teatro sono aperti da lunedì a venerdì, dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 18:00.

Lo spettacolo e il pic-nic sono confermati anche in caso di maltempo.

La rassegna è organizzata con il supporto del Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna, Comune di Ravenna, Coop Alleanza 3.0, Fondazione del Monte di Bologna e di Ravenna, Assicoop Unipol Sai, Reclam, Bcc ravennate, forlivese e imolese, Ottima e si svolge in collaborazione con Assitej Italia, Small Size Network, Libreria Momo, Villaggio Globale.
Media Partner: Il Resto del Carlino, Corriere Romagna, Ravenna Notizie, Setteserequi, Ravenna Web Tv, Pubblisole, Ravenna24ore, Ravenna e Dintorni.

La non-scuola 2025 al Teatro Rasi dal 21 marzo al 14 aprile

Diversi, anche quest’anno, gli istituti scolastici coinvolti. Il festival si apre con la presentazione del libro di Francesca Saturnino dedicato alla non-scuola. Il racconto fotografico di questa edizione, affidato a Nicola Baldazzi e Veronica Lanconelli, sarà in mostra nel ridotto del Rasi.

Anche quest’anno la non-scuola, quell’asinina esperienza di laboratorio teatrale che le Albe tengono viva da oltre trent’anni con gli adolescenti – nel segno del cortocircuito tra arte e vita che la compagnia accende ogni giorno – è stata proposta in diversi istituti della provincia di Ravenna coinvolgendo centinaia di ragazzi e ragazze.

Una pratica, quella della non-scuola, che ha girato il mondo e che quest’anno ha coinvolto anche Castellammare di Stabia, Firenze, Lecce, Milano, Napoli, Pompei, Roma, Santarcangelo di Romagna, Vicenza, Torre Annunziata, Torre del Greco.

In provincia di Ravenna i laboratori si sono svolti in diverse scuole secondarie di primo e di secondo grado e nella sede della Circoscrizione di Castiglione di Ravenna. Gli incontri hanno coinvolto gli studenti e le studentesse dell’Università di Bologna – sede di Ravenna – in collaborazione con Fondazione Flaminia.

I debutti sono previsti al Teatro Rasi da venerdì 21 marzo a lunedì 14 aprile. Tutti gli spettacoli inizieranno alle 21:00.

Osserva il sindaco facente funzioni del Comune di Ravenna, Fabio Sbaraglia: “Creatività, ricerca, sperimentazione e condivisione. A distanza di oltre trent’anni la non-scuola si riconferma come un punto di riferimento importante nel panorama culturale cittadino e del forese, capace di avvicinare studenti e studentesse al mondo teatrale e di offrire loro strumenti di conoscenza e riflessione. Una risorsa preziosa che arricchisce il patrimonio dell’intera comunità nel segno della cultura e della partecipazione”.

Il festival si apre nel segno di una riflessione teorica a partire dall’esperienza di osservazione della pratica della non-scuola di Francesca Saturnino. Venerdì 21 marzo, alle 18:30, la presentazione del suo libro La non-scuola di Marco Martinelli-tracce e voci intorno ad Aristofane a Pompei (Luca Sossella editore) darà il via al programma, con un dialogo tra l’autrice, Franco Masotti (direttore artistico Ravenna Festival) e Laura Redaelli (coordinatrice e guida non-scuola).

Saturnino (giornalista, critica teatrale, insegnante, scrittrice) ha raccontato dall’interno il processo della pratica della non-scuola di Marco Martinelli che, dopo quasi vent’anni dall’esperienza di Arrevuoto, è tornato a Napoli per dirigere un gruppo di adolescenti per la “messa in vita” dei testi Aristofane nel progetto “Sogno di volare” al Parco Archeologico di Pompei.
“Cosa pensano gli adolescenti di questo mondo rotto? La scuola ha bisogno del teatro?” si chiede il regista.
Dialogando con i ragazzi coinvolti, studiosi, artisti che si occupano di teatro, pedagogia, scuola (Marco Martinelli, Ermanna Montanari, Rachele Furfaro, Franco Lorenzoni, Enzo Moscato, Linda Dalisi, Davide Iodice, Gennaro Carillo) ha raccolto un coro di voci che parla di noi: della fragilità, della poesia dell’adolescenza, dell’importanza della scuola nel processo culturale, della funzione rivoluzionaria e politica del rito del teatro.

Il racconto fotografico di questa edizione è stato affidato a Nicola Baldazzi e Veronica Lanconelli.

Durante le prove della non-scuola, dagli ultimi banchi delle aule rumorose nelle scuole deserte, dietro le quinte del teatro chiuso, Baldazzi e Lanconelli hanno spiato, origliato, registrato e annotato gesti, versi, espressioni e meravigliosi errori asinini per costruire piccoli racconti del percorso di ognuno degli undici laboratori.

Le loro immagini sono visibili sui social della non-scuola e saranno in mostra nel ridotto del Teatro Rasi durante le serate degli spettacoli.

CALENDARIO

venerdì 21 marzo
Liceo Scientifico “A. Oriani”

Gli dèi non giocano a dadi

liberamente ispirato a Sette contro Tebe di Eschilo

con Hajar Abdelmoumene, Elvis Battistini, Bianca Casadio, Rosa Laura Taila Colarossi, Valerio Crosa, Simone Fiocco, Gregorio Gardini, Andrea He, Federico Libranti, Martina Maruccia, Giorgia Morandi, Anna Montanari, Coco Sebastiani, Nadia Smida, Gioele Stella, Giulia Vaira, Giacomo Tramontani, Zhenghao Ye

guide Dario Racagni, Alessandro Renda

insegnanti assistenti Emanuela Laghi, Eliana Tazzari

sabato 22 marzo
Liceo Artistico “P. L. Nervi – G. Severini”

UBU – Una storia palotina dall’intraducibile mondo di Alfred Jarry

liberamente ispirato a Alfred Jarry

con Giulia Albonetti, Sofia Bacciardi, Simone Bertini, Pietro Bessi, Gaspare Giovanni Bezzi, Mishel Bondi, Ainoa Cevinini, Petra Colombo, Weronika Adela Dąbrowska, Giada Diena, Rebeca Gheorghe, Eleonora Ghetti, Floria Gismondi, Anita Fabbri, Elia Armando Furbatto, Emma Lucaroni, Martina Luciani, Alice Magnani, Rebecca Magnani, Anna Mazzotti, Matilde Minardi, Maya Moni, Dafne Montanari, Siria Montesano, Elia Stella, Viola Pini, Chiara Ravaglioli, Asia Rinaldi, Laura Verdesca, Kevin Andrea Villa

guide Roberto Magnani, Flaminia Pasquini Ferretti

insegnante assistente Maria Rita Servadei

martedì 25 marzo
I.T.C. “G. Ginanni”

Solo ombre, nient’altro che ombre

liberamente ispirato a Il Signore delle mosche di William Golding

con Asia Abbondanza, Chanel Amaducci, Amela Bardho, Caterina Ceccoli, Serena Ferri, Noemi Giacone, Antonio Norberto Giorgi, Beatrice Grilli, Ludmilla Khatib, Samuele Montanaro, Emma Pitrelli, Rebecca Ponti, Robert Valentin

guide Alice Billó, Vittoria Nicita

insegnante assistente Luca Maggio

mercoledì 26 marzo
I.C.S. “San Biagio”, Scuola secondaria di 1° grado “Don G. Minzoni”

Il pifferaio di Hamelin

liberamente ispirato a Il pifferaio di Hamelin di Robert Browning

con Sofia Abassi, Elena Abbondanza, Lara Agresta, Matilde Alampi, Isabel Amaducci, Noemi Aralla, Azzurra Arseni, Giacomo Bacchetti, Ginevra Barlini, Victoria Canepina, Dario Casadio, Sofia Castagnoli, Agata Cattani, Eloisa Colombelli, Sara Di Giulio Cesare, Simone Ferrotti, Giorgia Fiammenghi, Gioele Franchi, Teodora Gatti, Greta Gotini, Gaia Gottarelli, Giulia Grassetto, Sophie Impagnatiello, Sofia Lorenzoni, Simone Magli, Giada Magnani, Denise Marzucco, Alessandro Mazzone, Sophia Migliaccio, Giada Missanelli, Anna Natali, Evelina Palushaj, Virginia Pannacci, Mattia Panvini, Diego Pappacogli, Lisa Petrocco, Davide Pini, Riccardo Pipitone, Zoe Pollini, Letizia Putignano, Giiulia Saporetti, Viktoria Scasso, Goffredo Vasi, Matteo Verlicchi, Maya Zaffoni, Anna Zoli

guide Alessandro Argnani, Virginia Irali

insegnante assistente Andrea Mengozzi

giovedì 27 marzo
Liceo Classico “D. Alighieri”, Istituto Magistrale “M. di Savoia”

Avete fatto un macello!

liberamente ispirato a Santa Giovanna dei Macelli di Bertolt Brecht

con Giulia Aresu, Erika Barillari, Michelle Benazzi, Sophia Berti, Ginevra Cambria, Andra Chis, Anna Cimatti, Marco Conti, Giulia Dimartino, Sara Errico, Diego Fabbroni, Marta Ferrotti, Livia Ferruzzi, Emanuele Golnelli, Anna Gregi, Maura Iaccarino, Gioia Lika, Maria Sofia Marroccella, Sibilla Martoni, Arianna Marzi, Nicole Munafò, Chiara Ottaviano, Giacomo Pugliese, Leonardo Putzu, Livia Rigotti, Francesca Rizzo, Naomi Rocchello, Matteo Sansavini, Fatima Tanzi, Giada Taroni, Nicolò Traversini, Diana Villa, Cristian Zanfini.

guide Cinzia Baccinelli, Alice Cottifogli

insegnante assistente Silvia Fariselli

martedì 1 aprile
I.T.I.S. “N. Baldini”, I.T.G. “C. Morigia”, I.T.A.S. “L. Perdisa”

IL/Romeo/DIO/e/DEL/Giulietta/MASSACRO

(ovvero la eccellente e massacrante tragedia di Romeo e Giulietta)

liberamente ispirato a Romeo e Giulietta di William Shakespeare e Il dio del massacro di Yasmina Reza

con Enrico Amore, Caterina Angeli, Leonardo Barboni, Alessandro Battistini, Suna Bolat, Eduard Butinaru, Mariagrazia Casadio, Simone Catarinelli, Alessandro Costrino, Matteo De Giorgio, Ernesto Felipe, Nicola Francesconi, Mattia Frisari, Rossella Gambi, Matteo Giliberti, Gabriele Magli, Edoardo Melandri, Simone Pasini, Thomas Ravelli, Matteo Rizza, Cecilia Russo, Giovanni Sannino, Francesca Specolizzi, Samuele Zattoni, Leonardo Zoli

guide Camilla Berardi, Matteo Cavezzali

insegnanti assistenti Elena Pasi, Anna Valentini

mercoledì 2 aprile
Scuola secondaria di 1° Grado “G. Novello”

La crociata dei bambini

liberamente ispirato a Bertold Brecht

con Antonio Achilli, Carolina Baccani, Giulio Bernarco Garezzo, Lorenzo Blanco, Gaia Bonelli, Alice Conte, Hope Diallo, Emanuele Maria Dicorato, Piurity Edoh Christopher, Ilaria Gatti, Ilsa Khan, Lucrezia Malerba, Vittoria Mazzanti, Guia Merlo, Agata Miccoli, Matteo Milucci, Luca Minchio, Pietro Moglie, Gioia Pagano Mariano, Irene Paroncini, Alice Pozzi, Pietro Rivalta, Arianna Sorrentino, Santiago Nicolas Vasquez Riano, Ernesto Vistoli, Nicolas Zingaropoli.

guide Alessandro Argnani, Alice Cottifogli

insegnanti assistenti Rosanna Ballestrazzi, Deborah Gaetta, Nadia Ranucci

giovedì 3 aprile
I.C.S. “San Pietro in Vincoli”

Il gatto con gli stivali (ma il pubblico non concorda)

liberamente ispirato a Il gatto con gli stivali di Ludwig Tieck

con Gabriele Antolini, Luca Argnani, Anna Biondini, Sebastiano Boldrini, Mattia Brandolini, Caterina Candoli, Paolo Cornacchia, Nicola Conti, Asia Fantinelli, Aurora Fantini, Luca Foglia, Federico Mattia Gavrilita, Allegra Gemelli, Denise Giuliani, Emily Giusti, Riccardo Graziani, Carlotta Graziani, Jonas Elia, Lorenzo Losi, Aurora Luciani, Tania Lunardini, Carmen Maioli, Pietro Mengozzi, Riccardo Molducci, Luca Montuschi, Mattia Occhipinti, Davide Orgiana, Edoardo Pranzini Morgagni, Mia Rizzo, Tyler Scimè, Alice Tascini, Phoebe Vespignani Casadei, Emily Zampiga, Nina Zaccaria, Mascia Zito

guide Dario Racagni, Laura Redaelli

insegnante assistente Alessio Giuliano

venerdì 4 aprile
 I.P.S. “Olivetti Callegari”

Uccelli – Scappiamo Andando Verso Infiniti Orizzonti

liberamente ispirato a Uccelli di Aristofane

con Enrico Alessandri, Cristian Bambini, Sara Barisani, Stefano Francesco Battaglia, Martina Cascino, Asia Cicognani, Mattia Di Buono, Vanessa Dragoni, Victoria Fabbrucci, Daniele Ghirardelli, Andrea Gianessi, Sofia Kaydalova, Martina Mercurio, Diana Nicoletti, Anna Pini, Akemi Villa

guide Marco Montanari, Marco Saccomandi

insegnante assistente Manuela Chiarucci

sabato 5 aprile
Assessorato Decentramento del Comune di Ravenna – Castiglione di Ravenna

Pino… occhio!

liberamente ispirato a Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi

con Aron Sambo Barbieri, Alex Battistini, Beatrice Bighi, Matilde Bighi, Carlotta Blasi, Anna Casadei, Frida Chis, Davide Chis, Alessio Dall’ara, Alessandro Di Ticco, Giorgia Di Ticco, Kevin Faso, Carmelo Ferraro, Giada Ferraro, Sofia Foschi, Gunilla Foschini, Rebecca Fusignani, Chiara Giarritiello, Beatrice Guidazzi, Rihanna Heris, Sofia Manfellotto, Claudia Mara, Alessandro Mazzavillani, Beatrice Mazzavillani, Aida Milandri, Gianluca Pezzi, Francesco Quintavalle, Federica Ravaglia, Bianca Rivalta, Lorenzo Romualdi, Filippo Rossi, Elsa Zoli

guide Virginia Irali, Cristina Lolli, Flaminia Pasquini Ferretti

guida assistente Adriana Babini

lunedì 14 aprile
Fondazione Flaminia per l’Università in Romagna

Quattro passi nel delirio – Indagine attorno ai misteriosi mondi di Edgar Allan Poe

liberamente ispirato a Edgar Allan Poe

con Giovanni Affinito, Maria Sole Botti, Maria Cecere, Laura Cialdea, Andrea Ciancabilla, Sara Conti, Sara Cusimano, Francesco Ferrando, Mattia Karol Giannetto, Giorgia Gianola, Emanuela Alina Hustiuc, Sara Intermite, Edoardo Lercari, Deborah Macrì, Davide Magelli, Gaia Meldolesi, Renato Mirabile, Aleksandra Miteva, Arcangelo Pinto, Chiara Ponticello, Rebecca Principi, Nicolò Raimondi, Laura Raspanti, Alessia Riccardi, Emma Romanò, Julián Andrés Scrufari, Andrea Sequi, Giovanni Maria Serra, Andrea Timoncini, Giorgia Trincossi, Lorena Vispi

guide Roberto Magnani, Antonio Maiani

Intero 5 €
Ridotto 3 €
(under 20, studenti universitari e docenti degli istituti coinvolti)

È consigliato l’acquisto in prevendita.
I biglietti sono in vendita su questo sito CLICCA QUI da lunedì 17 marzo
La biglietteria del Teatro Rasi  è aperta il giovedì dalle 16:00 alle 18:00 e da un’ora prima degli spettacoli.

INFORMAZIONI Ravenna Teatro tel. 0544 36239
BIGLIETTERIA tel. 0544 30227
TEATRO RASI via di Roma 39 Ravenna