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COLTURA TEATRALE

Riapre il Teatro Rasi dopo sette mesi di ristrutturazioni che hanno consegnato alla città una sala completamente rinnovata, con una gradinata e un nuovo ridotto. Festeggiamo questa ripartenza suggerendovi la lettura di COLTURA TEATRALE, testo scritto da Marco Martinelli nel 1992 per il centenario del Rasi, appena un anno dopo la nascita di Ravenna Teatro.

Marco Martinelli. Fotografia di Giampiero Corelli, 1995

 

Penso alla storia di questo edificio. È nato come chiesa, Santa Chiara, da cento anni è un teatro. Penso alle origini del teatro, in Grecia, nel Medioevo, origini religiose. Questo luogo è stato abitato per secoli dalle clarisse, poi è diventato una cavallerizza, infine un teatro. Preghiere, animali, maschere. In un modo misterioso, che mi sfugge, un luogo è anche la storia dei fantasmi che l’hanno attraversato. Quando lavoro penso alle suore e ai cavalli, e provo a immaginarmeli. Combatto con l’oblio, mi sforzo. Ci riesco soprattutto quando il teatro è vuoto. In silenzio. Nel vuoto e nel silenzio si formano le immagini: esseri umani che meditano e contemplano, gente che grida e batte le mani, cavalli che corrono e scalpitano, silenzio e strepito, sudori e canti e racconti: il teatro! Penso al caso di un centenario che scocca nel primo anno di vita di Ravenna Teatro. E penso anche che il caso non esiste, esistono la memoria e l’oblio.

Penso al Rasi come a un luogo di COLTURA TEATRALE. Mi piace parlare del nostro lavoro come lavoro contadino. Mi piace la lentezza, la necessità della lentezza, biologica, stagionale, straniera in un’epoca che sacrifica alla velocità industriale, usa e getta, produci e consuma e dimentica. Penso al teatro che nasce dagli antichi riti di fertilità della terra, penso a un teatro dialettale e epico (la terra è sempre un dialetto!), penso alla possibilità del racconto e della visione. Penso al Rasi come a una casa dei teatranti, vecchi e giovani, affermati e sconosciuti, professionisti e dilettanti. Penso che un’autentica coltura teatrale la si fa se non si ha l’animo da mercanti, se si accetta la sfida di far vivere il teatro DENTRO la città, non come corpo separato, isola felice e infelice, ma come luogo ricco di tensioni vitali, battagliero, spazio per incroci e innesti, organismo vivente, animale che RESPIRA insieme alla città. Penso a un impegno vero, politico per quel che la parola significa, legato alla polis, non alle tessere dei partiti; penso a tutto questo, e mi viene da ridere. Perché sembra invece che il destino degli intellettuali, in questo fine secolo, sia quello di sostare come soprammobili bercianti nei salotti televisivi, oppure quello di starsene indifferenti nelle proprie tane d’avorio: non certo quello di vegliare sui campi di battaglia della memoria e dell’oblio là dove si decide e si sagoma, e si legittima l’identità collettiva.

Penso a Leopardi, a quelle sue parole: «la moda è sorella della morte». A quelle religiose che hanno vissuto e sono morte in questo luogo, magari hanno scritto e recitato come la Rosvita di Gandersheim dipinta da Ermanna. A Leo de Berardinis, che da poco ha aperto un teatro a Bologna e lo ha chiamato LO SPAZIO DELLA MEMORIA. Penso che c’è un modo banale, ingessante, nel guardare alle proprie radici: e poi penso che ce n’è un altro, che invece ci nutre, ci scalda, essenzialmente inventivo. Perché le radici non esistono, e vanno inventate.

Marco Martinelli, Ravenna, 16 aprile 1992.
tratto da “1992-Centenario del Teatro Rasi” a cura di Ermanna Montanari e Cristina Ventrucci, Edizioni Ravenna Teatro, Ravenna, 1992

 

Il testo COLTURA TEATRALE è pubblicato anche in “PRIMAVERA ERETICA. Scritti e interviste: 1983-2013” di Marco Martinelli, Ermanna Montanari, Titivillus, 2014

MASTER DI I LIVELLO IN IMPRENDITORIA DELLO SPETTACOLO

Anche Ravenna Teatro tra i partner del Master di I Livello in Imprenditoria dello spettacolo, a.a. 2021/2022, istituito dall’Alma Mater Università di Bologna e promosso dal Dipartimento delle Arti.

Sono in corso le iscrizioni per partecipare alla selezione.

Il Master forma nuove figure di organizzatori dello spettacolo dal vivo in grado di applicare in modo sinergico conoscenze umanistiche e tecnico-scientifiche alla produzione e distribuzione della musica, del teatro e della danza, alla programmazione di festival e rassegne, al project management, alla ricerca di finanziamenti e sponsorizzazioni, allo sviluppo di strategie di comunicazione e piani di marketing, alla formazione del pubblico.

A conclusione del percorso formativo, i partecipanti potranno trovare occupazione, con ruoli gestionali e organizzativi, nei campi della produzione, distribuzione e promozione, in enti pubblici e imprese private del settore: teatri, compagnie, festival, istituzioni culturali.

Il corso riconosce 60 crediti formativi e rilascia il titolo universitario di Master di I livello; vede un’offerta formativa di 240 ore di didattica frontale e 80 ore di incontri seminariali; prevede 500 ore di stage presso aziende nazionali del settore (enti lirici, festival, teatri nazionali e circuiti teatrali, centri di produzione, realtà della stabilità diffusa). In alternativa allo stage, per gli studenti che già svolgono attività lavorativa, è prevista la realizzazione di un project work dedicato alla simulazione di un progetto.

Destinatari: Il Master si rivolge a candidati in possesso di lauree triennali e quadriennali o titoli equipollenti: Conservatorio, Accademie, Istituzioni straniere equiparate.

L’ammissione è condizionata al superamento della prova di accesso per titoli e colloquio.

La didattica in aula, presso gli spazi del Dipartimento delle Arti (via Barberia 4, Bologna) sarà erogata “blended learning”, in presenza e da remoto. Gli studenti avranno sempre la possibilità di seguire in diretta streaming le lezioni svolte in aula tramite la piattaforma Teams d’Ateneo.

L’attività didattica si svolgerà da febbraio a maggio, dal martedì al venerdì. Gli stage in azienda si svolgeranno da giugno a dicembre. Percentuale di frequenza obbligatoria: 70% delle attività.

IN SINTESI

Scadenza bando di ammissione: 7 gennaio 2022
Periodo di svolgimento: febbraio – dicembre 2022
Sede: Dipartimento delle Arti – via Barberia 4, Bologna
Didattica: erogata “blended learning”, in presenza e da remoto su piattaforma Teams d’Ateneo
Direzione: Prof.ssa Cristina Valenti, Dipartimento delle Arti
Tutor: Dott.ssa Iride Albano
Comitato scientifico: Matteo Casari, Roberta Paltrinieri, Alessandro Pontremoli, Michele Trimarchi, Cristina Valenti
Sito web: master.unibo.it/imprenditoria-spettacolo
Bando consultabile su unibo.it seguendo il percorsowww.unibo.it > Didattica > Master universitari > 2021 – 2022 > Imprenditoria dello spettacolo
Costo: 4.000 € da corrispondersi in due rate
Agevolazioni: tre agevolazioni sulla seconda rata per l’intero importo pari a 2.000€ in base alla graduatoria generale di merito.

 

informazioni didattiche
Dott.ssa Iride Albano
Tutor del Master
iride.albano2@unibo.it

informazioni amministrative
Ufficio Master
master@unibo.it
051 2098140

 

Sono partner del Master:

Si è concluso “Al Socjale” con il focus sul gioco d’azzardo

Al Socjale

Grande successo delle due serate al Socjale incentrate sul gioco d’azzardo

Oltre che a un tutto esaurito di pubblico, le due serate al Teatro Socjale del 30 novembre e 1 dicembre – in cui Marco Martinelli e il Teatro delle Albe hanno portato in scena Slot Machine, mentre la giovanissima compagnia ravennate Anime Specchianti ha presentato Partita aperta. Il modo più sicuro di ottenere nulla da qualcosa – hanno ottenuto una grande attenzione di pubblico durante gli incontri a seguito degli spettacoli, che hanno coinvolto Ausl Romagna – SerD ed “ESC – sportello per giocatori d’azzardo e familiari” dei Comuni di Ravenna, Cervia e Russi.

Un momento della prima serata, sul palco Alessandro Argnani e l’assessore Gianandrea Baroncini

Sia Slot Machine (che racconta la caduta vertiginosa di un giocatore, di un annegare nell’azzardo, dove ogni legame affettivo viene sacrificato sull’altare del niente) che Partita aperta (in cui si porta in teatro la compulsione da gioco d’azzardo, trasmettere al pubblico i meccanismi che vincolano le persone che ne soffrono) hanno toccato nervi scopertissimi della società attuale, e prova ne sono stati anche gli incontri che hanno animato il Socjale dopo i due spettacoli e che hanno coinvolto Marco Martinelli, Claudio Forleo (Avviso Pubblico), Valeria Bellante (Libera Ravenna), Massimo Manzoli (Mafie Sotto Casa), Andrea Caccìa (operatore sportello ESC), la dott.ssa Chiara Pracucci (SER.DP e Ass. Giocatori Anonimi) e due ex giocatori dell’Ass. Giocatori Anonimi.

Un altro momento della prima serata, da sx Massimo Manzoli (Mafie sotto casa), Marco Martinelli (Teatro delle Albe), Andrea Caccìa (operatore sportello ESC), Claudio Forleo (Avviso Pubblico), Valeria Bellante (Libera Ravenna)

«Da tempo l’Amministrazione comunale e l’intera comunità ravennate è attenta e vigile rispetto alla problematica del gioco d’azzardo compulsivo – ha affermato l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Ravenna, Gianandrea Baroncini –. In questi anni si è creata una rete di servizi e relazioni che sta dando risposte concrete a chi si trova a vivere in prima persona questa malattia, ma anche a familiari e amici. La prevenzione, però, resta il tema principale e conoscere i meccanismi della dipendenza dal gioco d’azzardo è importante proprio perché la consapevolezza è uno scudo, una protezione. Progetti artistici come questi, grazie alla sensibilità degli attori e delle attrici, offrono un messaggio potente che arriva diretto. Certo ferisce, ma proprio per questo, passando attraverso le emozioni, rimane impresso dentro ognuno di noi. La sua diffusione, penso in particolare all’ambito scolastico, è da perseguire per diventare sempre di più una società attenta a tutte le dinamiche legate al gioco d’azzardo che passano anche attraverso l’arte e la cultura. Desidero ringraziare tutti coloro che hanno permesso la realizzazione di queste due serate».

Un momento della seconda serata, dialogo con la dott.ssa Chiara Pracucci (SER.DP e Ass. Giocatori Anonimi) e Fabrizio Varesco

 

«Quelle al Socjale – aggiunge Alessandro Argnani, direttore di Ravenna Teatro e interprete di Slot Machine – sono state due serate attorno al gioco d’azzardo che hanno dimostrato quanto la città di Ravenna, attraverso diversi soggetti, dall’Amministrazione comunale fino alle varie associazioni, stia cercando di lavorare per rafforzare gli anticorpi nei confronti del gioco compulsivo, che è una vera e propria malattia. Il fatto che ci siano così tante esperienze diverse – compagnie teatrali, istituzioni, videomaker, associazioni come Libera o Mafie sotto casa – è solo la dimostrazione che nella nostra città c’è una propensione a non rassegnarsi alla morte dei singoli, che si ha ancora desiderio di riscoprire una comunità e che nel momento del bisogno questa comunità riesce a rimanere unità. Questi due giorni possono essere la continuazione del progetto “Per non morire di gioco d’azzardo” ideato da Fabrizio Varesco, e nei prossimi anni potrebbero diventare un appuntamento fisso per continuare a riflettere, ragionare, cercare soluzioni, affinché la malattia del gioco compulsivo, simile ad altre malattie dell’anima, possa essere riconosciuta prima che diventi un baratro».

Presentato il nuovo film di Marco Martinelli “fedeli d’amore”

Sabato ???????? ???????????????????????????????? è stato presentato in prima mondiale per FILMMAKER FESTIVAL l’ultima produzione cinematografica Albe / Ravenna Teatro, ???????????????????????? ????’????????????????????: il nuovo film diretto da ???????????????????? ????????????????????????????????????????!

Il film fedeli d’Amore è una riscrittura e reinvenzione per il cinema dal poemetto scenico di Marco Martinelli ‘attorno’ a Dante e al nostro presente, centrato sulla straordinaria ricerca vocale di Ermanna Montanari e la musica elettroacustica di Luigi Ceccarelli.
La struttura è quella di un “polittico in sette quadri” all’interno dei quali a parlarci sono voci diverse: la nebbia di un’alba del 1321, il demone della fossa dove sono puniti i mercanti di morte, un asino che ha trasportato il poeta nel suo ultimo viaggio, il diavoletto del “rabbuffo” che scatena le risse attorno al denaro, l’Italia che scalcia se stessa, Antonia figlia dell’Alighieri, e “una fine che non è una fine”.

Così come il Dante morente al centro dell’omonima opera teatrale di Martinelli e Montanari si dissemina e moltiplica nei frammenti, nelle figure e nei deliri che lo consumano, ???????????????????????? ????’???????????????????? continua a moltiplicarsi e disseminarsi nei differenti linguaggi e adesso irrompe in quello cinematografico, perlustrandolo e scandagliandolo per ricavarne immagini che, attraverso lo schermo come soglia, amplificano e potenziano le allucinazioni e le linee di fuga di questo visionario dissolversi d’un poeta.
Un’opera epica e onirica, allo stesso tempo concerto e ‘manuale illustrato’ su come trapassa un genio.

fedeli d’Amore, è il quinto film realizzato da Marco Martinelli, in poco più di quattro anni. Tappa fondamentale del suo itinerario dantesco intrapreso con Ermanna Montanari per i Sette secoli della morte del Sommo poeta, che vede tra il 2021 e il 2022: la realizzazione di verso Paradiso e della Divina Commedia con Ravenna Festival, l’audiolibro sulla Dalla selva oscura al paradiso – From the Dark Wood to Paradise (Emons Record) con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Progetti che si aggiungono al libro di Martinelli Nel nome di Dante per Ponte alle Grazie, al film The Sky over Kibera girato nel grande slum di Nairobi e presentato a Filmmaker festival 2019 e al cortometraggio ULISSE XXVI coprodotto e presentato in anteprima da ADI Associazione degli Italianisti.
Le riprese del film si sono svolte interamente a Ravenna e nei suoi dintorni, tra interni di epoca dantesca e gli esterni delle valli e della città che ha accolto il Poeta nei suoi ultimi anni di vita e in cui ha portato a compimento la scrittura della Commedia.
fedeli d’Amore conferma un rapporto di continuità e dialogo con la direzione artistica di Filmmaker Festival alimentando le visioni della sezione Teatro sconfinato, dedicata alle intersezioni tra cinema e teatro.

Ecco le due interviste a ???????????????????? ???????????????????????????????????????? su il manifesto e su Corriere Romagna.

Torna “IN VIAGGIO VERSO IL TEATRO”

Nata grazie alla volontà dell’Assessorato alla Cultura e alla collaborazione con l’Assessorato al Decentramento del Comune di Ravenna, sta per partire per il terzo anno l’iniziativa di Ravenna Teatro In viaggio verso il teatro, un’opportunità di raggiungere il teatro Alighieri usufruendo di un servizio di navetta (senza sovraprezzo) che ha avuto sempre un ottimo apprezzamento da parte degli spettatori residenti nel forese.

Dal risvolto sia pratico che sociale, il servizio vuole coinvolgere una fascia di età eterogenea, con un particolare pensiero agli studenti. Ogni viaggio sarà occasione di incontro tra cittadini che condividono la passione per il teatro, accompagnati da Ravenna Teatro fino al Teatro Alighieri, presentando durante il tragitto in pullman lo spettacoloe illustrandone i temi e gli autori.

Sono coinvolti i cittadini delle Circoscrizioni Nord e Sud del Comune di Ravenna e del Comune di Alfonsine che hanno l’opportunità di assistere agli spettacoli de La Stagione dei Teatri 2021/2022 usufruendo di un servizio di gratuito di navetta (l’autobus non ha costi supplementari oltre al prezzo dell’abbonamento).

«Con la ripartenza della Stagione ripartono anche le due navette che possono accompagnare a teatro gli appassionati delle nostre Circoscrizioni Nord e Suddice Alessandro Argnani, condirettore di Ravenna Teatro insieme a Marcella Nonni –. È un’esperienza a cui teniamo tantissimo, perché dà la possibilità a chi non può o non ama spostarsi in automobile di raggiungere il centro storico di Ravenna. In un comune grande come il nostro, riteniamo che sia importante facilitare le opportunità di movimento, dando anche attenzione a giovani e giovanissimi, che con questo servizio possono crearsi un percorso autonomo di fruizione del teatro».

«Ringraziamo Ravenna Teatro – dichiara l’assessore alla Cultura Fabio Sbaraglia – per questa bellissima iniziativa. Insieme, anche come Amministrazione Comunale, sentiamo cruciale il tema dell’accessibilità dei luoghi di cultura a tutti i cittadini e le cittadine, per questo crediamo che un servizio come questo, che non solo avvicina, ma letteralmente accompagna, i territori del nostro forese a teatro rappresenti un’esperienza preziosa. La possibilità, inoltre, che lo stesso viaggio a teatro possa trasformarsi per gli spettatori in momento di approfondimento e confronto con gli stessi organizzatori della stagione è un ulteriore elemento qualificante nel segno di un coinvolgimento sempre più profondo di pubblici, potenzialmente anche nuovi, nella comunità del teatro.»

«Ci fa molto piacere – aggiunge l’assessora al Decentramento Federica Moschini – che con la ripresa della Stagione dei Teatri riparta il servizio della navetta gratuita per raggiungere il teatro dal forese, un’idea solo apparentemente semplice, perché in realtà permette di raggiungere molti scopi. Non solo quello di consentire a spettatori impossibilitati a muoversi o che preferiscono non spostarsi in auto di raggiungere il teatro, estendendo, quindi, il servizio anche alle fasce di età più giovani, ma anche la possibilità di condividere in maniera ancora più diretta la stessa esperienza culturale, scambiando opinioni e punti di vista sullo spettacolo a cui si assisterà e poi si è assistito. In altre parole si tratta di un viaggio che diventa valore aggiunto perchè in grado di rafforzare la nostra idea di comunità coesa, inclusiva, culturalmente vivace e partecipe.»

Questi i titoli in programma: Madre, Cabaret Yiddish, Dolore sotto chiave/Sik Sik l’artefice magico, Se questo è un uomo, Pianura, Ottocento, Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, Le sedie, e due sono i percorsi:

  • agli abitanti della zona Nord è riservato il turno A (il giovedì sera). Partenza da Casal Borsetti al ristorante Antica Romea/Mandriole alle ore 19.30, Sant’Alberto piazza Garibaldi ore 19.40,
Savarna centro la Pioppa ore 19.45,
Alfonsine fermata autobus viale stazione ore 19.55,
Mezzano fermata autobus via Reale/piazza Repubblica ore 20.05,Piangipane sede Circoscrizione ore 20.15).
  • Dalla Zona sud si partirà il venerdì, per il turno B. Partenza da Savio di Ravenna (farmacia) alle ore 19,10,
Castiglione di Ravenna sede Circoscrizione ore 19.20, San Zaccaria circolo PRI ore 19.35,
San Pietro in Vincoli piazza Foro Boario ore 19.50, Ghibullo parcheggio via Ravegnana, ore 20.00 Roncalceci palestra scuole elementari ore 20.05.

 

Informazioni e prezzi

Ravenna Teatro dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00 tel. 0544 36239, info@ravennateatro.com
abbonamento + navetta 146 € / under30 93 € / under20 54 €

È possibile utilizzare il voucher di rimborso richiesto per la Stagione 2019/2020 e partecipare anche ai singoli spettacoli Tutte le info sulla Stagione su ravennateatro.com. Ogni attività sarà svolta nel pieno rispetto delle norme vigenti in materia di prevenzione e contenimento del Covid-19. Dal 6 agosto, in base all’art. 3 DL n.105 23/07/2021, per accedere ai luoghi di spettacolo è necessario, oltre all’obbligo di indossare la mascherina, avere il Green Pass.

La Divina Commedia a Pikine

A seguito della traduzione in lingua wolof del Canto I della Divina Commedia, realizzata dal poeta Pap Khouma (e contenuta nel libro Di soglia in soglia, curato da Tahar Lamri, Kanaga Edizioni), il Teatro delle Albe, in occasione della 21ª “Settimana della lingua italiana nel mondo”, ha lavorato con un gruppo di attori di Pikine – un quartiere nelle banlieue di Dakar –, grazie alla collaborazione con l’attore senegalese Laity Fall e allo spazio da lui diretto. Il percorso con trenta giovani attrici e attori ha portato, il 23 ottobre, a un esito finale attraverso le cantiche della Commedia, un interrogarsi e una messa in vita del poema di Dante nella periferia di Dakar.

Dopo che Pap Khouma – scrittore senegalese residente in Italia da oltre 30 anni – ha tradotto il Canto I della Divina Commedia in wolof, la lingua più diffusa in Senegal, è stato un passaggio naturale per il Teatro delle Albe, da oltre trent’anni impegnato in Senegal (terra del compianto attore e regista Mandiaye N’Diaye), tornare a Dakar per lavorare su Dante. E dunque, in occasione della 21ª “Settimana della lingua italiana nel mondo”, l’attore delle Albe e condirettore di Ravenna Teatro Alessandro Argnani è andato nel paese africano per un laboratorio con trenta giovani attrici e attori di Pikine – quartiere nella banlieue di Dakar –, grazie alla collaborazione con l’attore senegalese Laity Fall, al Complexe Culturel Léopold Sédar Senghor di Pikine da lui diretto e a KËR Théâtre Mandiaye N’diaye, partner ormai imprescindibile nei progetti del Teatro delle Albe in Senegal.

Sabato 23 ottobre al Complexe Culturel L.S.S. di Pikine si è tenuto l’esito finale di questo breve ma intenso percorso artistico, seguito anche da Graziano Graziani, documentarista e giornalista di Rai Radio 3, che durante tutta la fase di creazione ha realizzato un podcast radiofonico.

Venerdì 22 ottobre, invece, il Canto I in wolof è stato letto all’Istituto Italiano di Cultura di Dakar di fronte all’ambasciatore italiano in Senegal, Giovanni Umberto De Vito, alle istituzioni dakariote e a un pubblico da tutto esaurito, in una serata di enorme valenza simbolica.

«Un progetto come questo ci permette di raccontare in maniera innovativa la forza e la vitalità delle relazioni culturali fra l’Italia e il Senegal – spiega Serena Cinquegrana (neo-direttrice IIC Dakar) –. Partendo dalla traduzione in wolof del Canto I della Divina Commedia, è nato un percorso fatto di tante tappe importanti per celebrare l’anno di Dante in Senegal: la presentazione e lettura dal vivo a Ravenna e poi a Dakar, il laboratorio teatrale a Pikine con trenta attori della banlieu e la mostra originale con le opere di sette artisti senegalesi che inaugureremo qui all’Istituto Italiano di Cultura di Dakar a dicembre nell’ambito di Partcours».

https://www.youtube.com/watch?v=lNQ05Id33_U

All’ICC di Dakar è stata poi donata una fotografia della prima lettura del Canto I, avvenuta a Ravenna di fronte alla tomba di Dante il 30 luglio scorso e realizzata da Nias Zavatta. La foto è stata apposta all’ingresso dell’Istituto in segno di gemellaggio con Ravenna e le Albe.

 

Torna La Stagione dei Teatri. Trent’anni di Ravenna Teatro

Tante novità per i trent’anni di Ravenna Teatro: due stagioni parallele grazie alle collaborazioni con E Production (Fèsta) e Teatro Socjale di Piangipane (Al Socjale), la nascita di Malagola-Scuola di vocalità e Centro studi sulla voce, Storie di Ravenna e nuovo sito internet.

Riparte La Stagione dei Teatri con un programma ambizioso ma necessario, che punta sulla qualità delle proposte con uno sguardo sempre più allargato. Non si tratta solo di una ripartenza, bensì di un vero e proprio rilancio, con la necessità di ripensare una direzione, di rimarcare l’importanza di prendersi dei rischi. In questi due anni abbiamo riflettuto profondamente sulla necessità dell’arte teatrale, abbiamo tenuto aperto il teatro agli artisti (non agli spettatori, purtroppo), ospitando la loro ricerca. Da questo periodo di riflessione è scaturita Malagola, l’invenzione della fondatrice del Teatro delle Albe Ermanna Montanari (con il suo sapiente percorso di ricerca vocale e musicale), uno spazio per la ricerca, lo studio e la creazione che rappresenta un nuovo segno indispensabile per il nostro futuro.

È proprio con la nascita di questo Centro studi sulla voce che indichiamo la direzione che il nostro teatro seguirà in questa stagione e in quelle a venire, e su cui abbiamo costruito il programma che andiamo a presentare.

Malagola significa continuare a ospitare a Ravenna artisti/artefici che continuino a fare ricerca, significa un sostare, un essere presenti “qui e ora” che ribadisce l’importanza dell’artista, un investire sulle cose nascoste, sulla profondità, sullo scavo. 

Maestri come Mariangela Gualtieri, Meredith Monk, Moni Ovadia o Roberto Latini, (che vedremo nella Stagione di quest’anno) possono indicarci delle possibili traiettorie. Occorre scavare e arrivare ai nodi cruciali dell’arte teatrale, ed è da questo viaggio necessario – da sempre in dialogo incessante con l’Amministrazione comunale e la comunità degli spettatori – che Ravenna Teatro riapre e riparte. 

Ampio sarà l’excursus dei protagonisti della Stagione tra le drammaturgie, dal confronto di Carlo Cecchi con Eduardo De Filippo alla rilettura di Primo Levi a opera di Valter Malosti, dall’affondo ottocentesco di Elena Bucci e Marco Sgrosso al Teatro dell’Assurdo di Ionesco portato in scena da Valerio Binasco, Federica Fracassi e Michele Di Mauro, fino all’attualità del Teatro dell’Elfo con il romanzo di Mark Haddon.

Riprendendo una modalità a noi cara, saranno le collaborazioni e a dettare il passo delle attività 2021-22 di Ravenna Teatro, come quella con Fèsta, curata insieme a E Production, che ribadisce l’importanza delle Artificerie Almagià quale spazio di arte e cultura. Poi con il Teatro Socjale di Piangipane (luogo ultracentenario legato indissolubilmente al mondo della cooperazione), che ha dato vita alla rassegna Al Socjale. Senza dimenticare il fondamentale rapporto con il fotografo veronese Enrico Fedrigoli, autore delle immagini che connotano quest’anno la comunicazione visiva della Stagione dei Teatri. Immagini potenti, di occhi osservatori, che ci inducono a guardarci, anzi a ri-guardarci, sempre alla ricerca di bellezza.

Quest’anno così particolare per tutti, è per noi ancora più simbolico: 1991-2021. Sono trent’anni di Ravenna Teatro. Trent’anni di stagioni, collaborazioni, creazioni, pensieri e trent’anni che abitiamo uno spazio fondamentale per la nostra città, il Teatro Rasi. In questo momento di trasformazioni, anche il Rasi sta cambiando il suo aspetto. Sono iniziati i lavori di riqualificazione del Rasi, che lo renderanno ancora più bello e accogliente, uno spazio profondamente trasformato nella fruizione della sala, resa più moderna e pronta alle diverse esigenze artistiche. I lavori saranno ultimati all’inizio del 2022.

Alessandro Argnani e Marcella Nonni
direzione Ravenna Teatro

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