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Un viaggio emozionale e fisico con il danzatore Nicola Galli

LA STAGIONE DEI TEATRI 2025-2026

Deserto tattile in scena per La Stagione dei Teatri 2025/2026 al Teatro Rasi il 4 marzo.

Dopo Il mondo altrove (andato in scena martedì 3 marzo), La Stagione dei Teatri ospita la seconda creazione del coreografo e danzatore Nicola Galli, Deserto tattile una riflessione sulle forme della solitudine e sul deserto inteso come spazio sconfinato e condizione esistenziale.

Questa pièce è un’indagine sulla memoria del corpo, sull’esperienza aptica e sul profondo rapporto tra sguardo, gesto e tattilità quali elementi per entrare in contatto con il mondo e cogliere l’intangibile. Sulla soglia di un velo lattiginoso un abisso di luoghi del corpo e del mondo viene rivelato e celato attraverso un gioco di contrazioni ed espansioni che dissolve le definizioni di limite e distanza. Gesto, luce e suono si condensano dando vita a miraggi sensoriali in cui smarrirsi e incontrare figure viaggiatrici solitarie impegnate a sondare, ascoltare, guardare, spingere, scuotere, lasciarsi accarezzare e toccare. Deserto tattile è un viaggio conteso tra lontananza e prossimità, nitidezza e opacità, unione ed esclusione, capace di sospendere il ritmo del quotidiano fino ad annullare la nostra percezione dello spazio-tempo.

«Su quello che sembra un tramonto infuocato, un’altra creatura si aggira nella solitudine di questo palcoscenico che ha portato davanti ai nostri occhi l’intera esistenza: dall’alba iniziale, fino agli abissi di quelli che sembrano gli oceani più profondi. Si incontrano, si nascondono uno dall’altro, si difendono e infine si studiano fino a riscoprirsi nelle proprie diversità, a imitarsi in un ballo a due, in movimenti che si accompagnano e si sintonizzano in questa immensità desertica dell’esistenza moderna»

Erica Baglio, Exibart.com

 

 

«Scena brumosa, invece, per Deserto Tattile di Nicola Galli, danzatore di rara plasticità, in scena ad accompagnare lo spettatore in un viaggio emozionale e fisico condotto dentro uno spazio volumetrico scuro fuori dal tempo. Il tatto qui è una ricerca personale di conquista ‘alla cieca’ di presenze ‘altre’. […] Mostruosa ma pacata – è un centauro nero dal lungo naso a pungiglione interpretato da Giulio Petrucci sempre in relevé su zoccoli da cavallo – la creatura, meno spaesata dell’umano, si mostra incuriosita dal nuovo arrivato. L’avvicinamento è progressivo, un gioco di fioretto tra il naso del centauro e il corpo di Galli, un dialogo di fine coreografia impostato con la distanza e la diffidenza tipiche del deserto empatico contemporaneo»

Maria Luisa Buzzi, Danza&Danza

 

«Davanti al sipario incendiato di luce, una figura si muove a carponi. Chissà se è un uomo, o un ominide piuttosto, creatura ancora animale. Tasta il terreno con gli arti, si inoltra con cautela in quel deserto infuocato, disabitato. Per lui è una terra sconosciuta. Certo pericolosa. E la esplora»

Roberto Canziani, Quantescene!

 

Nicola Galli, classe 1990, è coreografo, danzatore, light e costume designer. La sua ricerca si declina in azioni e dispositivi che spaziano dalla coreografia alla performance, dall’installazione all’ideazione grafico-visiva. Dal 2010 sviluppa un’indagine coreografica incentrata sul profondo rapporto tra uomo e natura e dal 2014 è artista sostenuto dall’organismo di produzione TIR Danza. Nel 2018 vince il Premio Equilibrio – Fondazione Musica per Roma e il premio Danza&Danza come miglior coreografo emergente. Nel 2019 vince il premio Sfera d’Oro per la danza. Le sue creazioni sono state presentate in Egitto, Francia, Germania, Giappone, Italia, Lussemburgo, Olanda, Perù, Spagna, Svizzera e tramite livestreaming in Corea del Sud.

Il mondo altrove: la danza come ritualità magica

LA STAGIONE DEI TEATRI 2025-2026

Il mondo altrove: una storia notturna in scena come evento speciale fuori abbonamento de La Stagione dei Teatri 2025/2026 al Teatro Rasi il 3 marzo

Un rituale danzato che celebra il movimento di un mondo inesplorato: Il mondo altrove: una storia notturna è una creazione che intreccia Oriente e Occidente, liberamente ispirandosi ai rituali indigeni dell’America del Sud, alle tradizioni del teatro Nō giapponese e all’ossessiva e mistica ricerca musicale di Giacinto Scelsi attorno all’idea sferica del suono. Al centro, una figura sciamanica finemente adornata conduce una cerimonia senza tempo. I suoi gesti e i lineamenti del volto sono modellati secondo canoni estranei alla cultura occidentale: custodiscono il rituale di una possibile tradizione altra, agito all’interno di un confine circolare che delimita uno spazio ancora attribuibile al sacro e che raccoglie l’esito di una convivenza armonica tra habitat naturale e azione umana. L’azione, immersa in cromie di oro, ciano e porpora, è pensata al crepuscolo in un dialogo gestuale notturno,
di sostegno reciproco e comunione universale. Un invito a decifrare i “geroglifici” di questa figura ignota e a confrontarsi con un linguaggio fisico che apre a un mondo nuovo, riscoprendo la propria umanità nel riflesso dell’incontro.

«[…] Ciò che va in scena è una sorta di rito primitivo, è una danza che guarda agli archetipi della ritualità magica in cui spazio e oggetti diventano scenari affacciati sull’indicibile, sull’eterno, sul mistero della vita e del creato. Questo senso liminale – per dirla con Victor Turner – attraversa la performance di Nicola Galli che traduce il suo stile contemporaneo in una sorta di partitura mimica che vive di suggestioni etnologiche e iconografiche di un’arte primitiva e rupestre che emerge dalla postura del corpo».

Nicola Arrigoni, sipario.it

 

[…] Con una maschera a suo modo prodroma della Commedia dell’Arte, si aggancia ai riti campestri o ai pleniluni arcaici proiettando quel corpo fuori da sé oltre sé, rimuovendo le “incrostazioni” dell’adesso mostrando infine un racconto immemore. Sposta pietre, cadenza quasi levigando l’aria con una gestualità perplessa, orchestra lo spazio di una celebrazione antica in quell’assoluto della presenza e della natura con un discorso danzato bellissimo».

Paolo Ruffini, Limina teatri

 

 

«[…] É questa la sensazione di spaesamento che si ha di fronte a una perfomance che potremmo ricondurre alla danza solo per la presenza della musica (evocativa prima ma con un senso di pericolo ed enfasi poi) e l’assenza delle parole; ma, come la maschera e il costume, l’ascendenza dei gesti va ricercata nelle pratiche dell’estremo oriente, nei ricordi di stampo balinesi, con l’obiettivo però di riposizionare i segni di quelle culture e dei loro immaginari in altri luoghi per creare, appunto, nuovi orizzonti e non una mera imitazione»

Andrea Pocosgnich, Cordelia – Teatro e Critica

 

 

Nicola Galli, classe 1990, è coreografo, danzatore, light e costume designer. La sua ricerca si declina in azioni e dispositivi che spaziano dalla coreografia alla performance, dall’installazione all’ideazione grafico-visiva. Dal 2010 sviluppa un’indagine coreografica incentrata sul profondo rapporto tra uomo e natura e dal 2014 è artista sostenuto dall’organismo di produzione TIR Danza. Nel 2018 vince il Premio Equilibrio – Fondazione Musica per Roma e il premio Danza&Danza come miglior coreografo emergente. Nel 2019 vince il premio Sfera d’Oro per la danza. Le sue creazioni sono state presentate in Egitto, Francia, Germania, Giappone, Italia, Lussemburgo, Olanda, Perù, Spagna, Svizzera e tramite livestreaming in Corea del Sud.