AL SOCJALE
di Luigi Dadina, Laura Gambi, Livia Tura • dramaturg Cesare Albertano • con Laura Redaelli, Livia Tura • in video Roberto Magnani • scene Riccardo Dadina • luci Cinzia Baccinelli • video Cinzia Baccinelli, Riccardo Dadina • costumi Roberto Magnani • organizzazione Ravenna Teatro • aiuto regia Roberto Magnani • regia Luigi Dadina • produzione Ravenna Teatro/Albe • con Circolo Cooperatori Romagna, Fondazione Teatro Socjale Piangipane • con il patrocinio di Legacoop Romagna e il sostegno di Cometha • si ringraziano Guido Pasi per la consulenza e Enzo Pezzi per le foto di scena
Ci sono vite che sembrano due.
Persone che sembrano due, anche se la vita è una e a viverla siamo soli, dentro un unico corpo.
Eppure capita che dentro di noi prendano forma persone diverse. Quasi inconciliabili. Persone che siamo stati, che abbiamo dimenticato o che, a distanza
di tempo, non riusciamo più a riconoscere.
Cosa succede quando la carne si lacera? Quando il dolore diventa così forte da bucarci irreversibilmente? Cosa ne è, poi, di quel buco? Si riempie o resta vuoto? E come si ricomincia portandolo nel petto?
La Dimenticanza attraversa la storia vera di Rita Barbieri, donna della campagna romagnola di fine Ottocento, ripercorrendo il suo viaggio dentro e fuori dal corpo.
Tutto comincia in una terra di fango, tra fiumi, piccole case e strade sterrate. Una terra segnata dalla fame: fame di cibo, ma anche d’amore.
Rita ama un uomo che le promette di sposarla e poi la abbandona. Qualcosa si spezza. Una lama di trenta centimetri apre un buco nel petto dell’uomo che amava. Davanti a una chiesa, al termine della messa, Rita lo uccide.
Cosa siamo disposti a fare per amore?
Uccidere?
Sopportare l’insopportabile?
Nella vita di Rita, entrambe le risposte trovano compimento.
Dopo l’omicidio, la fuga. L’oceano. L’America. Una terra abbastanza lontana per poter ricominciare.
Là Rita costruisce la sua nuova famiglia e si lega a un uomo, suo cugino, Michele, che chiamano il Diavolo. Un uomo che la tradisce fin dentro i legami più intimi della famiglia. Eppure Rita rimane. Non lo lascia. Ha dei figli con lui e attraversa gli anni sopportando ciò che, in un’altra vita, non era riuscita a sopportare. Intanto la fame si allontana, il denaro cresce, la povertà diventa un ricordo.
Ma cosa resta della donna che era partita? E cosa è stato necessario lasciare indietro per diventare un’altra?
Rita è bloccata in un tempo sospeso, tra memorie congelate e memorie dimenticate, tra ciò che resta e ciò che non riesce più a riconoscere. Michele e Rita, quest’ultima inevitabilmente sdoppiata in due, sostano in un presente possibile, in uno spazio che evoca una qualsiasi cucina urbana novecentesca: un frigorifero, un tavolo, una televisione. Le due Rita si scambiano e si rinfacciano le vicende della propria vita. Come possano essere ancora lì non è dato saperlo con certezza. Qualcosa di irrisolto le inchioda e le fa girare come criceti sulla ruota.
Due parti si contendono lo stesso corpo. Una lotta e un amore che non trovano
conciliazione.
Di due, non riescono più a farsi una.
Michele entra nella stanza dallo schermo, senza profondità, vive solo nella sua dimensione priva di ombra, suggerendo che la dimenticanza sta all’origine di questa stasi.
“Dentro di noi c’è un mendicante affamato, un cane in cerca di ossa… un ladro che arriva di notte, che ruba, nasconde… nasconde la polvere sotto al tappeto. Dentro di noi, c’è un altro, che non conosciamo. Il suo nome… chi è? Non dirlo ad alta voce… shhh, fai piano. Dentro di noi c’è un uomo sordo e una donna cieca, che non sente e non vede, poi si volta… e… ma guarda che storia… si chiede: quanti sono stati i miei giorni? Quanti felici? Quanti tetri? Ma che importa… è inutile arrovellarsi, rompersi le corna, prendere il toro per le corna, meglio scivolare via e cacciare l’ombra. Prendi il fucile e pumm, il cervo è morto. E’ facile, è come bere un bicchier d’acqua. Si va in pezzi. Alcuni sfuggono. Abbiamo fatto l’America insieme. Amare è un’altra cosa… io lo so. Rita, ti sei dimenticata chi eri. Ma cosa avresti potuto fare?
Uccidermi? Lasciarmi? Hai fatto bene a tenere le linee spezzate, è più comodo.
Fa meno male, molto meno male. Ma senza collegarli tutti i puntini… dove vuoi
andare? Dove?”
Domenica 11 ottobre ore 17.15, dopo la replica pomeridiana dello spettacolo, L’aura tragica di Rita Barbieri, incontro pubblico con Luana Vacchi, poeta e attivista, Ilaria Cerioli autrice del libro Rita dagli occhi neri, Laura Orlandini storica, in dialogo con Cesare Albertano dramaturg e Laura Gambi co autrice de La dimenticanza.
Date spettacolo
da martedì 6 a domenica 18 ottobre ore 21:00, la domenica ore 16:00, lunedì 12 pausa
BIGLIETTI GRATUITI UNIVERSITARI/E CAMPUS RAVENNA IN COLLABORAZIONE CON FONDAZIONE FLAMINIA

