PROGETTO HAMELIN
di IAC Centro Arti Integrate e Ravenna Teatro
con la direzione artistica di Alessandro Argnani/Teatro delle Albe
partner Il Sicomoro
Da questa domanda nasce “Progetto Hamelin”: un progetto artistico che attraverso il teatro e il cinema-documentario intende indagare la relazione tra infanzia e potere.
Il progetto porterà alla produzione di uno spettacolo ispirato alla fiaba “Il Pifferaio magico” dei fratelli Grimm nel 2026, e di un documentario nel 2027.
A Matera in corteo per scacciare i topi, ma è un film
Un lungo corteo ha attraversato il centro storico di Matera tra striscioni, tamburi, cori da stadio, fumogeni colorati e lanci di carta igienica. “Via i topi!”, gridavano i bambini. Più di trecento persone – tra bambini, ragazzi, adulti e passanti coinvolti – hanno sfilato lungo via del Corso, seguite da telecamere, fotografi e turisti sorpresi, intenti a capire se si trattasse di una protesta o di uno spettacolo.
Era la scena madre di Progetto Hamelin, una produzione teatrale e cinematografica corale, promossa da Ravenna Teatro/Teatro delle Albe e IAC Centro Arti Integrate, con il supporto della cooperativa sociale Il Sicomoro. Per tre giorni, dall’8 al 10 settembre, Matera si è trasformata in un set a cielo aperto, prima tappa di un percorso triennale che mette al centro il rapporto tra infanzia e potere, rileggendo la fiaba del Pifferaio di Hamelin: il misterioso suonatore che liberò la città dai topi e, tradito dagli adulti, portò con sé tutti i bambini.
Le riprese si sono svolte in luoghi simbolici della città: dal Belvedere affacciato sui Sassi, dove il Pifferaio ha guidato i bambini fuori dalla città, all’altopiano rupestre che circonda Matera, dove il gruppo si è disperso lungo un sentiero, in una lunga linea che si perdeva tra le rocce e la luce di settembre. Poi il corteo nelle vie del centro, il balcone del sindaco, la festa di liberazione nel chiostro delle Monacelle.
Non è stata una semplice messinscena: la città si è fatta racconto, senza trasformazioni scenografiche, lasciando che fossero gli spazi quotidiani e chi li attraversa a generare senso. Ogni passante diventava parte del film, ogni sguardo era già una partecipazione.
“Abbiamo scelto Matera perché è una città che conosce il valore della cultura come esperienza condivisa” spiega Alessandro Argnani, co-direttore di Ravenna Teatro. “Questo progetto nasce dal desiderio di generare processi reali, non solo rappresentazioni: i bambini non hanno recitato, hanno agito, e la città ha risposto. È un gesto politico e poetico insieme”.
Ogni giornata del Progetto Hamelin si è aperta e chiusa con una “preghiera laica”: testi che ci sono stati donati da artisti, poeti, insegnanti e attivisti come Mariangela Gualtieri, Thomas Emmenegger, Franco Lorenzoni, Marco Martinelli ed Ermanna Montanari.
Non preghiere religiose, ma inviti all’ascolto, parole affidate agli spazi pubblici per richiamare l’attenzione sull’infanzia e sul valore dell’esperienza collettiva. Le “preghiere” sono state lette all’inizio e alla fine di ogni giornata di lavoro, come atti simbolici capaci di unire, accendere un’attenzione nuova, restituire senso all’agire.
“Abbiamo voluto cominciare e finire ogni giornata con un gesto semplice e forte: un momento in cui la città si ferma, e la parola prende il suo spazio. Le preghiere laiche sono una soglia. Ci aiutano a metterci in ascolto, a cambiare ritmo, ad abitare davvero quello che stiamo facendo” ha spiegato Nadia Casamassima, attrice e co-direttrice artistica di IAC – Centro Arti Integrate, tra i promotori del progetto. “Quando la cultura non si limita a essere spettacolo, ma diventa esperienza concreta e condivisa, anche il lavoro sociale trova nuove strade” ha aggiunto Michele Plati, presidente della cooperativa sociale Il Sicomoro, che ha accompagnato il progetto fin dalla sua ideazione.
Le riprese realizzate a Matera rappresentano soltanto l’inizio di un viaggio. Il Progetto Hamelin è un cantiere creativo, teatrale e documentario, che attraverserà l’Italia nei prossimi tre anni, toccando città simboliche come Ravenna, Milano, Roma e Matera, con l’obiettivo di rileggere – a partire dalla fiaba del Pifferaio di Hamelin – il rapporto tra infanzia e potere.
La domanda che lo muove è semplice e disturbante: cosa succede a una società che smette di ascoltare i bambini?
In ogni città saranno organizzati laboratori, performance urbane, riprese, ma anche convegni pubblici e momenti di approfondimento, con studiosi, artisti ed educatori. Le scene filmate non saranno usate per un film tradizionale, ma diventeranno materia teatrale, parte integrante dello spettacolo che andrà in scena nel 2026 e del documentario finale che sarà presentato nel 2027.
“Abbiamo girato come in una grande prova aperta, limitando il più possibile le interruzioni, per mantenere intatta la grande energia dei 200 bambini in scena e per travolgere (e coinvolgere) nel vero senso della parola la città di Matera. Era importante per noi catturare immagini vive, quasi selvatiche, per restituire il taglio poetico e allo stesso tempo attuale della fiaba” spiega Alessandro Penta, regista che ha coordinato le riprese.


